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CCPB approva il bilancio e guarda oltre il coronavirus

CCPB approva il bilancio e guarda oltre il coronavirus

Oltre 11 milioni di euro di fatturato, in tenuta rispetto all’anno precedente e in crescita del 52% negli ultimi cinque anni, con oltre 11mila aziende certificate Bio nell’agroalimentare e più di 3mila imprese con certificazioni di prodotto. Sono solo alcuni dei dati del bilancio 2019 di Ccpb, organismo di certificazione e controllo con sede a Bologna e tra i più importanti in Italia nel settore della produzione biologica, eco-compatibile ed eco-sostenibile.

«La certificazione ha un ruolo chiave nel mondo di oggi, contribuisce a rendere più consapevoli tutti gli attori della filiera, dalla responsabilità del produttore alle aspettative del consumatore finale – spiega l’amministratore delegato Fabrizio Piva – Ccpb sta crescendo anche in settori non alimentari e nel resto del mondo, ampliando il proprio raggio d’azione nonostante l’emergenza coronavirus». Questo del resto è un momento delicato per tutta l’economia. Ma Ccpb lo affronta a pochi mesi da un cambio di governance con l’ingresso in società del gruppo tedesco TUV Nord Group, un colosso della certificazione attivo in più di 80 Paesi, che ha contribuito a rafforzare la società, specie in ottica di sviluppo internazionale, pur lasciando intatta la sua struttura.

Il bilancio 2019

Per Ccpb il 2019 ha confermato lo sviluppo del mercato dei prodotti biologici e una ripresa nell’attività di certificazione dedicata agli altri schemi. Sono stati mantenuti tutti i riconoscimenti e gli accreditamenti e si è proseguito investendo in nuovi schemi di certificazione, sia nell’ambito delle produzioni biologiche che in quello della certificazione volontaria di prodotto agroalimentare e “no food”, con una particolare attenzione al settore della sostenibilità e della biodiversità. I ricavi complessivi sono stati pari a 11,4 milioni di euro, un buon risultato se si considera che solo nel 2014 il fatturato si fermava a 7,5 milioni (+52%). Le aziende certificate nell’agroalimentare Biologico sono state 11.108, nel 2014 erano 8.160, mentre nel settore delle certificazioni di prodotto sono 3.054 le imprese certificate. Ccpb vanta 72 standard di certificazione, 40 autorizzazioni internazionali e ha 62 dipendenti diretti in Italia e 220 ispettori in attività, con 15.701 ispezioni effettuate nel 2019 solo nel settore delle produzioni biologiche. La Commissione europea ha riconosciuto Ccpb come organismo di certificazione equivalente in 49 Paesi del mondo e ci sono aumenti significativi delle attività soprattutto nell’area del Mediterraneo, dove Ccpb è attivo con cinque società controllate, con possibili sviluppi futuri in altri Paesi del mondo come, per esempio, Cina e Filippine.

L’impatto del Covid-19

L’epidemia di Coronavirus ha modificato radicalmente il mercato. Guardando alla Grande distribuzione organizzata l’andamento dei consumi è favorevole, mentre risulta molto complicato il canale Horeca. Ccpb finora sta mantenendo il livello di attività ed è anzi riuscita ad aggiungere quasi un centinaio di nuovi operatori dall’inizio del 2020, arrivando a 11.190 aziende certificate nel Biologico. E c’è sempre più interesse anche per quanto riguarda la certificazione nel tessile e nella cosmesi, nelle produzioni a residuo zero e senza antibiotici, settori in cui Ccpb sta già investendo per non farsi trovare impreparato.

«Anche dalla nostra attività risulta evidente la crescita del settore Bio e il mantenimento del ruolo predominante che il nostro Paese ha nell’ambito internazionale. L’Italia è uno dei primi produttori mondiali di Bio e Ccpb è uno principali attori della produzione agroalimentare dell’Italia – sottolinea l’ad Piva – Ma Ccpb non fa solo Biologico, è attivo anche in altri comparti legati alla sostenibilità nel tessile, nella cosmesi, nei detergenti: tutti campi in cui il consumatore presta sempre più attenzione all’eco-sostenibilità. E proprio per questo continuiamo a lavorare, nonostante il coronavirus, su nuove attività come le certificazioni riguardanti i prodotti senza nickel e senza glifosato o le certificazioni di sostenibilità e biodiversità. Perché il mondo va avanti, nonostante il virus».