Fitofarmaci: amici o nemici?
Quando si prova a rispondere alla domanda: “Cos’è l’agricoltura biologica?” Il primo pensiero che salta alla mente di ciascuno di noi è: “L’agricoltura biologica è un metodo di coltivazione naturale, che limita l’uso di pesticidi ed erbicidi.” Questa definizione, anche se spicciola, semplicistica, poco corretta e che non tiene conto dell’impegno del biologico verso l’ecosostenibilità delle produzioni agroalimentari, pone l’attenzione su un argomento che tiene vivo il dibattito sulle pratiche agronomiche ormai da tempi immemori: usare o non usare i fitofarmaci sintetici?
Per rispondere a questa domanda bisognerebbe armarsi di una bilancia a due piatti e porre su di uno tutto ciò che di positivo si ricava dall’uso di tali sostanze e sull’altro, ovviamente, tutto ciò che di dannoso ne scaturisce, dopodiché basterebbe aspettare che la gravità faccia il suo compito ed avremmo così la nostra risposta. Purtroppo, però, nella realtà tale bilancia non esiste e, difatti, la questione rimane nella soggettività di chi, poi, questa domanda se la pone per professione. Ma armiamoci di fantasia ed immaginiamo per un istante di possederla questa bilancia…
Riempire il piatto delle positività non è un’ardua operazione da compiersi; ciascuno di noi, ormai, conosce il perché dell’uso di farmaci sulle colture vegetali; d'altronde basta prestare un minimo d’attenzione ai nomi che contraddistinguono comunemente le varie categorie di fitofarmaci. Legambiente, nel dossier “Pesticidi nel piatto” del 2010, fornisce una descrizione chiara e completa: “I pesticidi sono utilizzati in agricoltura, per difendere le colture da parassiti (organismi che vivono a spese di altri organismi) e in generale da popolazioni molto numerose di insetti che si nutrono di queste piante, nonché da funghi e da erbe infestanti”. Conseguenza diretta della riduzione del numero di tutti questi organismi avversi alle colture è l’aumento della produttività. L’uso dei pesticidi è in funzione del solo incremento delle produzioni agricole!
Ed eccoci, infine, giunti al momento di volgere la nostra attenzione al secondo piatto, quello riguardante gli aspetti negativi che nascono dall’uso di fitofarmaci. Iniziamo, quindi, a valutarne l’effetto sulla salute dell’ambiente nel suo complesso. Paracelso, il padre della tossicologia moderna, nel rinascimento affermava: “Tutto è veleno, e nulla esiste senza veleno. Solo la dose fa in modo che il veleno non faccia effetto”. Ed è proprio l’impossibilità nel tenere sotto controllo le concentrazioni di fitofarmaci immesse nell’ambiente a fare di queste sostanze dei pericolosissimi inquinanti. Persistenza nell’ambiente, trasformazione chimico-fisica-biologica, interazione tra sostanze e biomagnificazione sono concetti strettamente legati all’incremento della quantità di pesticida nei diversi compartimenti ambientali e, quindi, della tossicità legata alla sua presenza.
È di fondamentale importanza tenere sempre presente che l’azione insetticida di molti farmaci a larga diffusione d’uso in agricoltura non è quasi mai selettiva e, pertanto, può rivelarsi un’arma con lama a doppio taglio. Per l’insetticida un insetto è un insetto e va eliminato, sia che si tratti di un afide, dannoso per le coltivazioni, sia che si tratti di una coccinella, utilissimo e vorace entomofago utilizzato nella lotta biologica per contenere proprio quelle popolazioni di insetti dannosi. Inoltre, non bisogna dimenticare che molti dei vegetali utilizzati in agricoltura necessitano di impollinatori per darci i loro frutti e gli impollinatori per eccellenza sono ancora una volta insetti, bersaglio del farmaco. Va da se che meno impollinazione porta a minore produzione. E se l’impollinatore in questione è l’ape? Beh, si produrrà anche meno miele!
Numerosi studi ecotossicologici hanno dimostrato come i fitofarmaci impediscano un corretto sviluppo embrionale in diverse specie di uccelli con mancata schiusa delle uova e malformazioni dei pulcini. Altri studi hanno evidenziato modificazioni comportamentali nel bestiame esposto ai pesticidi. Tutto ciò porta ad un serio disequilibrio ambientale con conseguente perdita di biodiversità, di disponibilità di suolo utilizzabile ed aumento della desertificazione.
Il nostro piatto sembra già pieno così, non è vero?! Bisogna, però, trovare lo spazio per le implicazioni sulla salute umana dovute all’esposizione ai fitofarmaci. L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che nel mondo sono tre milioni le persone che ogni anno subiscono intossicazioni da pesticidi e, tra queste, ben 700.000 riportano cronicizzazione di tali patologie. Che i numerosi pesticidi siano cancerogeni è ormai cosa ben nota e supportata da altrettante numerose ricerche scientifiche; famoso è il caso atrazina, un diserbante usato nelle coltivazioni di cereali. Si può, quindi, ben comprendere come i primi esposti a tale cancerogenesi siano i diretti utilizzatori dei pesticidi, ossia gli operatori agricoli. In uno studio condotto in Italia sono stati registrati tassi elevati di tumori allo stomaco e al pancreas fra gli agricoltori in generale, cancro al colon e alla vescica per i coltivatori di alberi da frutta, mentre i coltivatori di ulivi e patate sono maggiormente esposti al tumore renale. I diserbanti, invece, si sono dimostrati causa di tumori alle ovaie ed i pesticidi all’arsenico del cancro al polmone. Tali risultati sono in accordo con una specificità di patogenesi a seconda del farmaco utilizzato.
Anche l’aumento dell’incidenza delle allergie ed ipersensibilità è stato associato all’utilizzo e, quindi, all’ingerimento di fitofarmaci, tra i quali piretroidi e organofosfati. E’ stato anche dimostrato che i pesticidi sono causa di sterilità maschile nell’uomo e insorgenza di disfunzioni ormonali.
Ora, tralasciamo il fatto che alcuni diserbanti sono stati utilizzati come armi chimiche nelle guerre del 900, perché il piatto è ormai stracolmo e volgendo anche uno sguardo al futuro verso le alternative ai farmaci di sintesi che la ricerca scientifica saprà fornirci, o saprebbe fornirci se solo vi fossero le condizioni per farlo, vi chiedo: “Da quale parte pende la vostra bilancia?”
Vincenzo Arra, Ufficio Attività di Controllo e Certificazione, Settore Biologico – CCPB
Certificazione: Fitofarmaci: amici o nemici?
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