La storia ed il futuro del biologico. Intervista con Lino Nori

Pubblicato il: 07/05/2013
La storia ed il futuro del  biologico. Intervista con Lino Nori

Siamo alla vigilia di un compleanno importante per Consorzio il Biologico e di una giornata di festa all'altezza dell'occasione. Festeggiamenti a parte, con Lino Nori possiamo ragionare su quanto di importante abbiamo alle spalle e quanto di ancora più importante abbiamo davanti.

  • 25 anni di storia celebrati con i numeri che segnano la crescita ampia e costante che il biologico vive da diversi anni. La domanda inevitabile è: cosa succede adesso ?

Il momento di oggi è significativo e decisivo per lo sviluppo futuro del biologico. È proprio il successo ottenuto, in Italia e nel mondo, che chiede ora una piena maturità. C'è un grande dibattito sulla sostenibilità: come dar da mangiare a tutti senza rovinare il pianeta. Il biologico, pur non rappresentando tutte le vie alla sostenibilità, ne costituisce una parte significativa. Come mostra la nostra storia e quelle delle aziende nostre socie, il bio è sostenibile anche economicamente, non solo per gli aspetti ambientali e sociali, perché offre una soluzione già realizzata per la sostenibilità. Dopo 25 anni possiamo affermarlo con certezza. E ora siamo solo all'inizio: si aprono grandi e ulteriori opportunità.

  • Continuando a giocare tra passato, presente e futuro, quali sono, partendo dall'Italia, i punti di forza del biologico e quali i difetti su cui lavorare?

Il bio italiano ha tre punti di forza: un'agricoltura varia e ricca per qualità e tipologia di prodotti, una tradizione gastronomica impareggiabile e un'industria alimentare all'avanguardia che produce tanto e bene. Il biologico è associato ad ognuno di questi punti, e, lo dico scherzando ma fino ad un certo punto, le premesse per conquistare il mondo ci sono. Sono pregi che non si inventano, ma si costruiscono pian piano, mentre i difetti si possono e devono rimediare, anche perché su loro pesa a volte la velocità della crescita di questi anni. Come prima debolezza cito le filiere: non tutte godono di un approvvigionamento tale da esser autosufficienti, perciò bisogna importare con i rischi di frode che purtroppo conosciamo. Il sistema di controllo è efficace ma è stato messo a dura prova da frodi internazionali forti e ben architettate; in Italia almeno sono state scoperte, altrove magari no. Il settore deve appoggiare la soluzione offerta dal sistema Ecert promosso di recente insieme a Federbio, una piattaforma digitale per la tracciabilità efficace e nemmeno troppo costosa. L'ultima pecca è il rapporto con la Pubblica Amministrazione, spesso è difficile trovare un equilibrio di competenze tra Regioni e Ministero, mentretroppo burocrazia costituisce un freno e non un motore dello sviluppo.

  • Quando avete cominciato, avevate speranze e fiducia nel progetto. Ma quando c'è stata una svolta, quando avete capito che le cose stavano andando bene?

Sin dalla fondazione le idee del Consorzio erano incentrate sulla filiera, perché da soli non si può fare nulla, sulle garanzie sicure per consumatori e le aziende, e sul binomio tecnologia e natura. Si temeva che il biologico fosse un ritorno al passato, un'agricoltura dei nonni, in realtà era ed è quella dei nipoti. Ricerca, innovazione e sperimentazione, non sono solo belle parole, ma un modo equilibrato per unire il meglio delle conoscenze alla Natura e alla sostenibilità. Abbiamo capito la bontà del progetto, oltre le nostre aspettative, quando abbiamo visto il numero di aziende che vi aderirono. I volumi di produzione non erano subito altissimi , ma tanti parteciparono perché l'idea forte di partenza era quella giusta: la tecnologia e la ricerca devono sempre essere indirizzate alla sostenibilità. Un discorso che oggi vale ancora di più.

  • E i consumatori apprezzato. Abbiamo detto del successo, della moda, del biologico che si traduce anche in fama, visibilità e stima per molte aziende, alcune nostre socie. Talvolta però c'è una certa diffidenza e difficoltà di capire la complessità e i vantaggi che stanno dietro al bio e alla certificazione. Come si rimedia?

La diffidenza c'è in tutto il settore alimentare. Anche perché spesso le brutte notizie da noi vengono troppo spettacolarizzate, spesso alla ricerca di un titolo. Le frodi e i problemi ci saranno sempre, senza che ne vada di mezzo il valore del settore nel suo complesso. Fermo restando i miglioramenti di cui abbiamo parlato, in Italia i controlli alimentari funzionano bene. Il bio ha gli stessi controlli del convenzionale, più quelli specifici previsti dalle norme sul biologico. La tranquillità c'è, come parte del sistema di controllo possiamo solo migliorare giorno per giorno.