Progeo, molini, farine e semole biologiche

Pubblicato il: 07/05/2013
Progeo, molini, farine e semole biologiche

Come in ogni numero della newsletter proponiamo un'intervista con le aziende certificate CCPB. Stavolta, impegnati a parlare della storia del biologico, siamo dalle parti di Reggio Emilia con Marco Pirani presidente di Progeo che dal 1984 opera con una linea biologica nell'industria molitoria. 

  • Come mai negli anni '80 Progeo ha scelto il biologico?

Siamo partiti interpretando e aggiornando una nostra missione originaria: il legame con il territorio e il valore delle produzioni locali offerti attraverso prodotti e servizi mirati. Ritiriamo cereali dai nostri soci, li trasformiamo e li distribuiamo. Un percorso dalla materia prima al prodotto finito in cui sì è inserito il biologico che rappresentava una differenziazione, una varietà specifica di un prodotto e una modalità di produzione salutare e rispettosa dell'ambiente. Cominciammo con il biologico grazie a una cooperativa modenese che voleva sperimentare cereali, mangimi e sementi senza ricorrere alla chimica. Allora, senza il regolamento europeo, il prodotto era autocertificato. L'aspetto naturale non era ancora forte e popolare come oggi, ma c'era la consapevolezza che la chimica andasse ridimensionata. Così iniziammo con i cereali e il pane biologico.

  • Progeo si trova in una posizione particolare, da cui offre molti servizi di filiera: assistenza alla produzione, tecnologia, commercializzazione, accordi e sinergie con altri soggetti. È il biologico che diventa sistema.

Noi siamo intermedi, il nostro unico prodotto finito è la farina in confezione da 1kg. Come intermedi mettiamo in contatto la produzione agricola con la trasformazione industriale. Qui lavorare insieme come sistema è fondamentale, anche perché l'ambiente si rispetta nel suo complesso e non nelle sue singole parti. Il bello è che tutto questo ha tenuta economica efficace e virtuosa: senza sostenibilità economica anche la sostenibilità ambientale non può funzionare.

  • Quali sono le sfide future?

L'emergenza nel nostro mercato è quella delle frodi. Il settore cerealicolo attrae operatori smaliziati che vedendo nel biologico una redditività nuova, si inseriscono senza scrupoli. La necessità di importare cereali provoca delle falle nel meccanismo di tracciabilità, falle che mettono in difficoltà gli operatori seri, che sono la grande maggioranza. La minaccia è grossa, anche perché il consumatore sa che per il bio paga di più, perciò aspetta una qualità e una credibilità maggiori. Come Progeo siamo promotori dell'accordo su Ecert, la piattaforma informatica che verificherà la tracciabilità della filiera biologica. Un sistema che funzionerà perché coinvolge la grande distribuzione, che avendo un potere contrattuale enorme, può aumentare la consapevolezza generale di tutti e contribuire a superare le difficoltà.

  • Anche perché il biologico piace sempre di più, la sua crescita e l'apprezzamento di un pubblico sempre più grande non possono fermarsi ora. Come si possono superare le ultime diffidenze?

Tutte le dinamiche salutiste e ambientali sono contagiose, tanto che anche l'agricoltura convenzionale ha imparato molto dal bio. Può sembrare un slogan, ma il bio fa bene anche al non bio. È un meccanismo virtuoso in cui oggi anche il convenzionale fa produzione integrate con lotte mirate e concimazione sostenibile. Il biologico è la punta di eccellenza di questo sentimento che ormai è generale. Lo prova il successo del bio in tempo di crisi: i consumi delle famiglie che calano in tanti settori ma non nel biologico mostrano come le garanzie e le sicurezze offerte sono forti e credibili. E su questo dobbiamo ancora lavorare.