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Mondo Bio. Il mercato e il ruolo di Vivi Verde Coop

Mondo Bio. Il mercato e il ruolo di Vivi Verde Coop

Vivi Verde, il brand di Coop che esprime concretamente la visione dell’insegna sul tema della sostenibilità applicata a filiere produttive e quindi a beni di largo consumo, sta dimostrando una certa vivacità che si traduce in brillanti risultati di vendita nel corso degli ultimi anni.

Risultati che acquistano maggior valore poiché segnalano un comportamento anticiclico rispetto al contesto economico: nel 2012, in Italia si è registrata la più alta contrazione dal dopoguerra dei consumi delle famiglie (-4%) e gli acquisti nella grande distribuzione, sono stati di segno negativo (-0,7% a parità di rete e valori correnti). Al contrario, Vivi Verde, che accoglie sotto lo stesso tetto, i prodotti biologici ed ecologici a marchio, ha accelerato il passo, proprio a partire dall’anno zero della crisi, il 2008: nei 5 anni compresi tra il 2004 e 2008, i brand bio-logici ed eco-logici Coop hanno registrato un aumento di circa il 30%; nei 5 anni successivi, Vivi Verde ha incrementato del +70% le vendite rispetto al 2008, superando nel 2012, 130 milioni di euro. In rete Coop, Vivi Verde rappresenta il marchio di punta per ciò che riguarda l’offerta di prodotti sostenibili, con un’incidenza che supera il 60% delle vendite complessive di prodotti biologici o ecologici. Per contro, si stima che tra le marche private italiane con posizionamento bio ed eco, Vivi Verde incida per oltre il 50%. E tutto ciò, in un segmento di mercato che cresce di oltre il 9% nel 2012 (fonte Nielsen I+S - TOTALE BIOLOGICO Categorie ACN). Ma l’inevitabile sterilità dei numeri, non è in grado di raccontare l’apporto reale di esperienze come quella di Vivi Verde Coop per le persone e per l’economia italiana. L’agricoltura biologica e le imprese orientate alla gestione sostenibile del territorio, costituiscono un importante patrimonio di esperienze, di saperi e conoscenze, di pratiche virtuose in grado di generare uno sviluppo economico più equo e durevole, del quale beneficiano in primo luogo le giovani generazioni.

Ma quali sono gli umori dell’intero mercato, in particolare quello della produzione, in anni complessi come quelli che stiamo attraversando? Quali prospettive per il biologico? L’abbiamo chiesto a Fabrizio Piva, AD di CCPB.

“Già da alcuni anni il biologico non può più essere considerato un settore di nicchia. È un fenomeno che interessa milioni di consumatori e produttori, e continua la sua penetrazione anche in aree geoeconomiche ove in valore assoluto è ancora poco presente. 37,2 milioni di ettari coltivati a biologica nel mondo, 1,8 milioni di produttori coinvolti e 62,8 miliardi di dollari. Sono i tre principali aggregati che in valore assoluto definiscono la crescita che il settore ha registrato in ambito internazionale.

Nel 1999 erano solo 11 i milioni di ettari, nel 2000 erano 252.000 i produttori coinvolti e nel 2008 il fatturato globale ammontava a 50,2 miliardi di dollari. L’incidenza della superficie biologica sul totale della superficie agricola mondiale è ancora molto limitata, intorno allo 0,9%, ma la crescita del settore in quest’ultimo decennio ha costituito un vero e tangibile elemento di innovazione a livello planetario.

I top ten, i primi dieci paesi al mondo con le maggiori superfici a biologico sono riportati in tabella (fonte: Fibl- Ifoam).

Paese

000.000 ha

 

Paese

000.000 ha

Australia

12

 

Italia

1,1

Argentina

3,8

 

India

1,1

USA

1,9

 

Germania

1

Cina

1,9

 

Francia

1

Spagna

1,6

 

Uruguay

0,9

In termini di incidenza della superficie biologica sulla superficie totale, suddivisa per continente nella seconda tabella (fonte: Fibl – Ifoam).

Continente

%

 

Paese

000.000 ha

Africa

0,1

 

America Latina

1,2

Asia

0,3

 

Nord America

0,7

Europa

2,2

 

Oceania

2,9

In termini di intensità di superficie i valori più elevati li troviamo in Europa con l’Austria (19,7%), la Svezia (15,4%), l’Estonia (14,8%), la Svizzera (11,7%), la Repubblica Ceca (10,8%) e la Lituania (10,4%). L’Italia si colloca intorno all’8%, non tanto perché in questi ultimi anni la superficie si sia incrementata, anzi essendo diminuita la superficie agricola complessiva per usi extra-agricoli, questo ha fatto risaltare la superficie a biologico.

La domanda interna anche nel 2012 è aumentata del 7,3% (dati Ismea), mentre nel 2011 e nel 2010 era aumentata, rispetto all’anno precedente, rispettivamente del 9,2% e dell’11,7%. In questo ambito possono giocare un ruolo importante le importazioni e una buona produttività dell’agricoltura biologica italiana, pur non dimenticando che il 50% della superficie complessiva è dedicata a prati, pascoli e foraggere, superfici che spesso non entrano nel circuito produttivo a sono funzionali ai contributi previsti nei Piani di Sviluppo Rurali (PSR). Analogamente abbiamo assistito in quest’ultimo decennio ad una crescita sostenuta da parte di quasi tutti i Paesi europei, in particolare Spagna, Germania e Francia che tradizionalmente sono Paesi in parte nostri competitors ed in parte mercati di destinazione dei nostri prodotti.

Per questo è necessario investire di più nella produzione e creare le condizioni perché diventi più competitiva la fase primaria riconoscendole i maggiori oneri e rischi connessi al metodo biologico. Pena l’uscita di aziende significative e l’ingresso, solamente, di quelle realtà a caccia di contributi ma poco impegnate ad una seria costruzione delle filiere produttive insieme agli attori che stanno a valle del sistema produttivo: trasformazione e distribuzione.”

VLADIMIRO ADELMI, Direzione Prodotti a Marchio Brand Manager – Coop Italia