Vini naturali vs Vini biologici, la sfida continua
Quando un vino può dirsi naturale e quando può dirsi biologico? Come organismo di certificazione la risposta è facile: il biologico è definito dalla norma comunitaria, il naturale invece no. Il nostro lavoro, autorizzato dal Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali, è proprio quello di certificare e controllare se un vino rispetta i parametri fissati dalla legge e se quindi può essere commercializzato come biologico.
Come ricorda Fabrizio Piva, amministratore delegato di CCPB srl, “il concetto di naturale abbinato ad un vino non ha alcun significato e non aggiunge alcunché come informazione al consumatore che aspetta che la naturalità sia un prerequisito di qualsiasi prodotto agroalimentare”.
Non siamo però ingenui, sappiamo che la realtà è complessa proprio perché sono labili confini della parola “naturale”. Ne hanno dato recente esempio i due articoli usciti su Repubblica il 22 gennaio scorso. Carlo Petrini, patron di Slow Food, mette il luce il problema: “Si sono creati dei veri e propri partiti che appoggiano in modo incondizionato i vini naturali o li bollano semplicemente come invenzioni di marketing”. Allo stesso modo il giornalista Fabio Tonacci scrive “nonostante il governo abbia vietato per ora la dicitura "naturale" sull'etichetta, nonostante l'accusa di essere una furba «operazione di marketing», sono finiti nei listini delle enoteche migliori. Sponsorizzati in tv da alcuni grandi chef”.
Stabilire se si tratta di mosse commerciali o meno, serve soprattutto per il consumatore, che quando acquista deve sapere cosa contiene quella bottiglia e come quel vino è stato prodotto. Certificare un vino biologico offre risposte a quesiti come: quali e quanti fertilizzanti sono stati utilizzati, quale livello di solfiti? Come ricorda Federbio non solo “l’agricoltura biologica non usa OGM, non usa fertilizzanti e diserbanti chimici di sintesi, insetticidi e anticrittogamici”, ma prevede anche “la rotazione delle colture e la piantumazione di siepi, la salvaguardia di boschetti e stagni […] ha massima cura del benessere degli animali, la cui alimentazione si basa sul pascolo e su foraggi biologici senza l’uso preventivo di farmaci e antibiotici”.
La certificazione biologica, continua sempre Piva, “garantisce l’intero processo produttivo e non solo la riduzione dei solfiti o l’assenza di erbicidi. Il biologico è un metodo olistico che considera l’azienda come un unicum in cui ogni singolo aspetto concorre alla definizione del prodotto e dall’impatto che lo stesso ha sull’ambiente”.
Tutto questo fa una differenza, a nostro avviso notevole.
(*) Filippo Piredda, Ufficio stampa – CCPB srl
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