Le risposte di CCPB al questionario UE sul biologico

Pubblicato il: 07/02/2013
Le risposte di CCPB al questionario UE sul biologico

L'Unione Europea domanda, i cittadini rispondono e anche noi di CCPB vogliamo dire la nostra. Da qualche settimana la UE ha pubblicato un questionario sul biologico. Tutti possono compilarlo: comuni cittadini, amministrazioni pubbliche anche extra unione, aziende, organizzazioni non governative.

L'intento è chiaro: “l’agricoltura e la produzione biologica possono costituire un’alternativa commerciale per i produttori agricoli che intendono rispondere alla crescente domanda del mercato di prodotti di qualità rispettosi dell'ambiente”. Le risposte possono indicare come, in che direzione, potrebbe andare uno sviluppo del biologico, su quali temi si potrebbe aggiornare l'attuale legge che lo regola, la famosa 834/07.

Come organismo di certificazione del biologico ci viene naturale, parola non casuale, ragionare sul senso delle domande, perché l'Unione ci chiede proprio un parere su certi argomenti, e quali sono a nostro avviso le risposte migliori.

Dopo una serie di quesiti “anagrafici”, il questionario parte con una serie di interrogativi pensati per i consumatori: quanto, quando, dove e perché acquistano prodotti biologici.

Dalla domanda 4.5 si entra nel vivo con gli OGM, gli organismi geneticamente modificati, argomento di sempre vivo dibattito internazionale. Nonostante l’UE abbia imposto un periodo di sperimentazione di almeno cinque anni prima dell’eventuale autorizzazione di piante geneticamente modificate destinate all’uso in alimentazione umana o animale sul mercato europeo, già oggi circa l’80% del bestiame allevato in Europa con metodo convenzionale è alimentato con mangimi geneticamente modificati. Altro dato indicativo in materia di OGM è l’opinione richiesta agli intervistati in materia di etichettatura: solo alimenti con un quantitativo di OGM minore al 0,9% devono riportare il riferimento agli OGM in etichetta; questo spiega come sia difficile escludere la “contaminazione”. In quest’ottica il mercato del biologico si presenta come un”’isola felice”, considerando che il regolamento 834/07 prevede il divieto assoluto di utilizzo degli OGM. Una ricerca dell’Università Autonoma di Barcellona, basandosi sulla situazione spagnola (paese tra i maggiori produttori europei di OGM e fra i più attivi in agricoltura biologica), ha dimostrato che la coesistenza di colture OGM e biologiche da un lato risulta impossibile, almeno nell’Europa mediterranea, dall'altro gli elevati costi per ottenere una segregazione efficace stanno portando ad una progressiva scomparsa delle coltivazioni biologiche nei territori interessati. È bene specificare che date le complessità e delicatezza dell’argomento, il riscontro fornito dai consumatori, per quanto sia giusto che abbiano voce in capitolo, deve essere attentamente valutato e ponderatamente pesato.

In linea con la sempre maggiore consapevolezza del mercato e del consumatore in materia di ecosostenibilità, il questionario mira poi a individuare l'esigenza di attuare un sistema di gestione ambientale per la misurazione e la valutazione delle prestazioni ambientali ed i relativi impatti: in agricoltura biologica non vale il machiavellico “fine che giustifica i mezzi”, tecnici in questo caso. Sotto questo aspetto, CCPB srl ha precorso le tappe, costituendo un gruppo di lavoro che negli anni ha implementato l'approccio metodologico volto alla valorizzazione di percorsi agronomici sostenibili. 

Sono ben sei le domande che riguardano invece più da vicino la certificazione. Una chiede il parere sulla possibilità da parte delle aziende virtuose di ricevere un trattamento di favore, limitando le visite ispettive ad una ogni 2 o 3 anni contro la visita annuale attuale (per le aziende con rischio basso). In termini di carico di lavoro e burocratico, sarebbe una soluzione percorribile, a patto di aver facilmente riscontro dell’effettiva trasparenza dell’azienda, magari prevedendo la pubblicazione dei registri e documenti online. Un ulteriore quesito pone l’accento sull’eventuale necessità di miglioramento del sistema di controllo europeo e sull’aumento di prezzo che ne potrebbe conseguire. È sicuramente interessante tastare la percezione del consumatore rispetto all’argomento prezzi e la sua propensione a spendere qualcosa in più per una maggiore sicurezza. Tuttavia il quesito sembra ignorare che solo una piccola parte del prezzo dei prodotti biologici può effettivamente essere ricondotta ai costi di certificazione, e che principalmente ragioni di natura agricola e commerciale facciano lievitare il prezzo a consumo, che a onor del vero risulta ultimamente molto più accessibile rispetto agli scorsi anni.

La domanda 7.6 indaga il parere degli intervistati sulla Certificazione di Gruppo, che prevede la possibilità di accedere alla Certificazione adottando azioni comuni con la formazione di gruppi di agricoltori. Una modalità già rodata e adottata dai produttori agricoli in Paesi in via di sviluppo extraeuropei, che potrebbe essere estesa alla miriade di piccole aziende sul territorio europeo che per motivi economici e burocratici non hanno l’accesso al Sistema di certificazione pur adottando misure in linea con quelle previste dal Reg. 834/07. Nel settore agricolo italiano risulta ancora massiccia la presenza di micro-aziende o di aziende nelle quali la superficie agricola utilizzata ricopre solo una parte esigua della superficie totale aziendale: sono aziende fortemente propense a richiedere la certificazione, ma dissuase dal carico burocratico e dal costo più difficile da ammortizzare per chi fa fatturati esigui. Già da anni auspicata dagli addetti al settore, la Certificazione di Gruppo permetterebbe quindi l’accesso alla Certificazione ad una moltitudine di aziende che potrebbero ridurre il gap presente tra domanda e offerta di prodotti biologici.

Una consultazione pubblica è sempre un ottimo esercizio di democrazia e un valido metodo di raccolta di informazioni, siamo certi che l'UE saprà ponderare i risultati anche secondo l’esperienza e la posizione dell’intervistato.

(*) Roberto Maresca, Ufficio Attività di Controllo e Certificazione – Settore Biologico – CCPB srl. Filippo Piredda, Ufficio stampa – CCPB srl