Certificazione? Ancora attuale
Nel momento in cui leggerete queste brevi note e la NewsLetter saremo a ridosso di BioFach, la più importante manifestazione fieristica che ogni anno da ogni parte del mondo chiama a raccolta a Norimberga, in Germania, il biologico. Un momento in cui fare il punto sul settore e verificare le modalità attraverso le quali rispondere ad una richiesta che da oltre un ventennio ha proseguito nella sua crescita.
Il biologico che ha posto l’attenzione sulla sostenibilità dei processi produttivi e ne ha fatto un driver di successo contaminando anche tutti gli altri segmenti dell’agroalimentare, tanto più oggi che la sostenibilità rappresenta un obiettivo irrinunciabile, pena la frattura degli equilibri ambientali del Pianeta.
Proprio in occasione di questa edizione di BioFach avremo modo di capire meglio come il biologico possa essere il “leit motiv” della sostenibilità, e possa in questa direzione soddisfare i desideri di un consumatore esigente. Un obiettivo che sullo sfondo ha la crisi, anche se il biologico sta superando ancora indenne uno dei momenti più gravi per le condizioni economiche delle principali economie del nostro mondo occidentale. Nonostante tutto il biologico ha però saputo offrire un modello in grado di resistere, almeno fino ad ora, alle difficoltà globali e nello stesso tempo garantire uno sviluppo equilibrato per le aree produttive che lo praticano. È una prova che l’innovazione, l’internazionalizzazione e l’attenzione alla sostenibilità, come elemento di crescita equilibrata, hanno garantito un certo successo a un settore che su questi parametri fonda la sua esistenza.
È ovvio che in un periodo di ripensamento e di riposizionamento continuo del biologico, non si possa che riflettere sui suoi elementi fondanti. Abbiamo più volte ripetuto che, ad oltre vent’anni di distanza dal primo regolamento comunitario, lo strumento della certificazione di parte terza ha rappresentato un elemento, innovativo allora di novità e oggi di garanzia della credibilità. Anche quando si scoprono truffe o errori, l’attività di controllo e certificazione, per così come è stata disegnata in ambito comunitario, non è un fatto banale e non deve essere banalizzata, né da parte di chi ne beneficia né, soprattutto, da parte di chi la offre. E’ sempre più importante praticare e presentare la certificazione come l’elemento di crescita e di garanzia per un settore che pone la trasparenza come principale paradigma del suo successo, come cinghia di trasmissione di quella credibilità che il consumatore esige da parte di un sistema produttivo capace e lungimirante. Il mantenimento di questi obiettivi passa attraverso lo snellimento delle pratiche burocratiche e in un’attività che veda gli organismi di certificazione sempre più accanto alle imprese in modo operativo e pratico. Purtroppo, il “groviglio” informatico che in questi mesi interesserà il settore, fra notifiche informatiche con differenti modelli, nuovi PAP informatici, obbligo di informatizzare la vecchia notifica cartacea ed obblighi derivanti dall’adesione ai PSR nell’ambito dello Sviluppo Rurale, rischia di far perdere il vero obiettivo del biologico distogliendo attenzione sia alle imprese che agli organismi di certificazione.
L’attività di certificazione in un settore che vuole crescere, nonostante in Italia il numero di operatori e la superficie sia ferma da più di 10 anni, non deve essere imbrigliata in una serie infinita di pastoie burocratiche. Al contrario ha bisogno di essere snellita per diventare più efficiente e affinché il tempo degli ispettori e degli organismi sia dedicato all’attività di controllo e certificazione e non dedicato al funzionamento di sistemi informatici complessi e gravosi anche sul piano economico. Gravami che costano ovviamente al sistema produttivo riducendone la competitività.
Nonostante le difficoltà e i tanti motivi di miglioramento, il sistema di certificazione italiano ha saputo conferire credibilità al settore. Occorre continuare ad investire nel rafforzamento del sistema stesso evitando di imboccare scorciatoie che vanno nella direzione dell’autoreferenzialità quali i sistemi che, con un neologismo, sono definiti di garanzia partecipativa o nei controlli di gruppo. Sistemi che portano ad una riduzione della garanzia.
(*) Fabrizio Piva, Amministratore Delegato – CCPB srl
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