Acquacoltura bio: un settore da non sottovalutare
Fin dai tempi più antichi la pesca è stata una delle maggiori risorse alimentari, nonché fonte occupazionale e attività portatrice di vantaggi economici. Tuttavia “ogni eccesso conduce alla rovina”, e così anche la pesca italiana ha conosciuto il suo declino, tanto che ormai l’80% del pesce sulle nostre tavole non proviene da nessuno dei nostri tre mari. Durante l’ultimo trentennio del secolo scorso con i progressi scientifici in materia di riproduzione, si è andato invece ad affermare l’allevamento di acquicoltura.
Un settore anch’esso che, contrariamente a quanto si possa pensare, affonda le sue radici nei tempi antichi: testimonianze storiche, mosaici, resti di manufatti risalenti ad epoca Etrusca e Romana, testi antichi (Plinio il Vecchio scriveva di un allevamento di ostriche a Baia), forniscono piena percezione dell’attenzione dedicata nel tempo alle produzioni acquicole nelle nostre aree geografiche mediterranee.
Per venire incontro alla veloce espansione del settore, nel 2009 la Commissione ha adottato per la prima volta regole di produzione per l’acquacoltura biologica con il Regolamento (CE) n. 710/2009 con lo scopo di raggiungere un equilibrio tra quelle regole nazionali già esistenti e schemi privati elaborati dai vari Paesi europei che fino ad allora ne avevano regolato le produzioni. In questo modo l’Europa si è fornita di uno standard minimo da utilizzare all’interno del mercato comunitario e per l’importazione dei prodotti da allevamento acquicolo. Tale regolamento, che va ad integrare i già presenti 234/2007 e 889/2008, richiede che vengano mantenute condizioni di benessere per l’animale durante l’allevamento (riportando limiti specie-specifici per la densità), e il trasporto di pesce vivo, che la macellazione sia condotta in maniera tale da minimizzare la sofferenza, che venga mantenuto il rispetto della biodiversità, che sia vietato l’utilizzo di ormoni per la riproduzione e e che sia consentito l’utilizzo esclusivo di mangimi provenienti da pesca sostenibile. Capitoli a parte sono inoltre dedicati alle norme di produzione per gamberi e altri molluschi, cozze, ostriche e anche alghe. Aspetto interessante e avanguardistico del regolamento è rappresentato dalla richiesta di una valutazione ambientale per l’azienda atta ad accertare le condizioni dell'unità di produzione e dell'ambiente circostante e i probabili effetti del suo esercizio, nonché dalla richiesta di un piano annuale di gestione sostenibile che descriva in dettaglio gli effetti ambientali delle attività svolte, il monitoraggio ambientale che verrà condotto e le misure che saranno prese per limitare gli effetti negativi sull'ambiente acquatico e terrestre circostante, indicando il rilascio di nutrienti nell'ambiente. L’aspetto ecosostenibile del Regolamento è ulteriormente evidenziato dall’indicazione di affidarsi quanto più possibile a fonti di energia rinnovabili.
L’acquacoltura è quindi un settore vivo ed in costante crescita, tanto che arriva al 50% dell’attuale produzione nazionale totale. Per quanto riguarda il metodo di produzione biologica, il settore, seppure in trend positivo, non sembra sfruttare appieno le enormi potenzialità che ha in termini di mercato: con la giusta spinta e consapevolezza l’acquacoltura italiana potrà entrare prepotentemente nei mercati di tutta Europa.
(*) Roberto Maresca, Ufficio Attività di Controllo e Certificazione – Settore Biologico – CCPB srl
Certificazione: Acquacoltura bio: un settore da non sottovalutare
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