La certificazione unica di conformità delle filiere della moda nel DDL 1484/2025

Pubblicato il: 17/11/2025

Autore: Davide Pierleoni - Key Account Manager

La certificazione unica di conformità delle filiere della moda nel DDL 1484/2025

I recenti scandali che hanno interessato le grandi firme della moda italiana sul tema della sicurezza, salute e benessere dei lavoratori in contrapposizione alla realtà di sfruttamento dei medesimi - solo supposta o effettivamente riscontrata – da parte degli organi di controllo ufficiali (INPS, INAIL, Carabinieri) ha imposto all’attenzione del Parlamento la necessità di salvaguardare la reputazione del Made in Italy, introducendo degli obblighi normativi in grado di mantenere il più possibile indenne il settore moda dall’ingresso di operatori senza scrupoli nelle filiera lunghe e articolate che lo contraddistinguono.

La Commissione IX del Senato ha dato il via libera al primo pacchetto di misure per il settore moda contenute nell’ambito del disegno di legge annuale per la promozione e lo sviluppo delle micro, piccole e medie imprese (AS 1484/2025). Gli emendamenti, presentati in collaborazione con il

Ministero delle Imprese e del Made in Italy, introducono un organico sistema di certificazione di filiera nel settore della moda, con l’obiettivo di garantire legalità, tracciabilità e correttezza in materia di lavoro e legislazione sociale lungo tutta la catena produttiva.

Questa proposta di legge interessa alle società capofila, ai fornitori di filiera e ai sub-fornitori, delineando una catena di soggetti collegati da rapporti contrattuali o sub-contrattuali finalizzati alla realizzazione di prodotti o servizi del comparto tessile-abbigliamento, pelletteria e calzature.

Cosa succederebbe in pratica

Verrebbero introdotti obblighi di governance e due diligence a carico della capofila, che dovrebbe:

  1. a) mantenere e aggiornare un’Anagrafe dei fornitori con cadenza semestrale;
  2. b) adottare linee guida sulla qualificazione, accreditamento e monitoraggio dei fornitori;
  3. c) inserire nei contratti clausole vincolanti per assicurare, lungo tutta la catena, il rispetto delle norme lavoristiche, fiscali, previdenziali e di sicurezza, nonché l’applicazione del CCNL di settore stipulato dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative;
  4. d) acquisire, al momento del primo contratto, una documentazione completa (visura camerale, DURC, regolarità fiscale, autocertificazione d’idoneità tecnico-professionale ai sensi dell’art. 26 d.lgs. 81/2008), eventuale ulteriore documentazione utile alle verifiche del rispetto degli obblighi da parte dei fornitori anche nei confronti di subfornitori;
  5. e) aggiornare della documentazione alle relative scadenze di legge ovvero, in mancanza, ogni due anni.

Inoltre, le clausole contrattuali con i fornitori andrebbero modificate per tradurre operativamente gli impegni che il capo-filiera si assume, tenendo presente che la loro efficacia dipende dalla capacità delle imprese di renderle effettive e di attivarle concretamente nei rapporti di subfornitura. Andrebbero quindi prese in considerazione il divieto di subappalti non autorizzati, l’estensione del diritto di audit anche ai livelli di subfornitura indiretti, la coerenza tra tempi, corrispettivi e carichi di lavoro.

Inoltre, verrebbe istituito un vero e proprio sistema di certificazione in grado di verificare quanto sopra, tramite gli strumenti tipici degli audit e delle valutazioni documentali presso le filiere di fornitura.

Il Marchio

Si prevede, per le imprese di filiera e la società capofila che abbiano ottenuto la certificazione, la possibilità di utilizzare, a fini promozionali, la dizione «filiera della moda certificata».

Il Sistema di certificazione e controllo

Il DDL prevedrebbe l’affidamento della certificazione a revisori legali ai sensi del d.lgs. 39/2010, il che

assicurerebbe garanzie di professionalità, credibilità ed autorevolezza dal punto di vista contabile, amministrativo, fiscale, giuridico, ma questo non implicherebbe, la competenza necessaria per valutare tutti gli aspetti tecnici di salute e sicurezza e di sostenibilità sociale che caratterizzano le filiere della moda, con specifico riferimento ai prodotti e ai processi produttivi che si effettuano negli stabilimenti produttivi. Manca infatti nel DDL una previsione normativa che imponga la competenza tecnica del personale incaricato dei controlli in campo che deve possedere conoscenza specifica di prodotti e processi tipici del settore tessile-abbigliamento, pelletteria e calzature; senza tale competenza, il rischio è quello di trasformare la certificazione unica in un una raccolta di carte, moduli e autodichiarazioni prive di riscontro fattuale nelle organizzazioni della filiera e nei loro stabilimenti. La certificazione unica può rappresentare un’opportunità se ben gestita in una logica di concretezza; al contrario, rischia di diventare l’ennesimo orpello burocratico a carico delle imprese, senza nulla aggiungere in termini di garanzie reali che impediscano i casi evidenziati dalla stampa.

Cosa può fare CCPB

Da sempre CCPB è al fianco delle aziende che intendono intraprendere un percorso di sostenibilità ed offre specifici servizi di controllo e certificazione a favore delle imprese e delle filiere produttive che intendono certificare il tessile secondo gli standard GOTS e Textile Exchange, sia biologico (OCS) che riciclato (GRS, RCS) e RAF (RWS, RMS, RAS), oltre ad aver messo a punto specifici sistemi di valutazione e di certificazione basando il proprio profilo sull’approccio LCA (Life Cycle Assessment).

In una logica di supporto alla certificazione unica di conformità ed anche anticipando adesso quelli che saranno i reali contenuti della legge in esame al Parlamento, CCPB può offrire a tutte le organizzazioni un servizio di verifiche di parte seconda nel settore tessile-abbigliamento, pelletteria e calzature con il proprio team di auditor qualificati, competenti, professionali che da anni eseguono audit nel settore manifatturiero, abbinando la conoscenza specifiche dei prodotti e dei processi alla conoscenza delle regole e delle norme in materia ambientale, di sicurezza salute benessere sul lavoro, di etica (sociali, diversità ed inclusione). Utilizzando questo servizio di CCPB, le aziende capofila potrebbero già adesso dimostrare il loro impegno ad impedire le infiltrazioni di sub-fornitori e operatori privi di scrupoli che non rispettano le regole; per essere più convincenti in fase commerciale con clienti più esigenti, il poter esibire un contratto, i report e i risultati di questa attività che prevede l’esecuzione di audit preventivi e in sorveglianza sui fornitori, permetterebbe di lavorare con maggiore serenità in caso di contestazione o di acquisire la commessa.

Per vedere tutte le certificazioni che offre CCPB in ambito tessile cliccate qui https://www.ccpb.it/blog/settore/tessile/

Per maggiori informazioni, contattateci: Responsabile Commerciale Davide Pierleoni  335/7168918 - 071/7916313 dpierleoni@ccpb.it - Sara Priori 071/7916316 priori@ccpb.it - Francesca Ferrari 051/6089839 fferrari@ccpb.it