IL LETAME IN AGRICOLTURA BIOLOGICA

IL LETAME IN AGRICOLTURA BIOLOGICA

Il letame è il migliore mezzo tecnico per migliorare o conservare la fertilità dei terreni agrari. Possiamo affermare che il letame è il “principe dei concimi”  in quanto agisce su tutti gli aspetti della fertilità di un suolo: chimica, con l’apporto dei più importanti elementi nutritivi; fisica, perché la sua composizione complessa favorisce la formazione dell’humus che svolge un ruolo importante sull’aggregazione delle particelle del terreno, creando un giusto equilibrio tra macro e micro porosità; microbiologica, per la presenza di microrganismi (funghi e batteri) in grado di vitalizzare il suolo e di stabilire rapporti benefici con gli apparati radicali delle colture.

Con il letame si apportano contemporaneamente al terreno i principali macroelementi (azoto, fosforo e potassio), i mesoelementi  (calcio, magnesio, zolfo) e i microelementi (ferro, rame, zinco, ecc.). Dal punto di vista chimico, la composizione complessa del letame migliora l’equilibrio tra le componenti della frazione minerale del terreno creando le condizioni per un più efficiente funzionamento degli apparati radicali in termini di assorbimento degli elementi nutritivi. Sotto questo punto di vista, molto importante è il contenuto in sostanza organica del letame e la sua capacità di produrre la componente organica complessa comunemente chiamata humus. L’humus, infatti, oltre ad avere la capacita di favorire l’aggregazione delle particelle del terreno e quindi di contribuire alla creazione di un giusto equilibrio tra macro e microporosità, svolge una funzione chelante nei confronti di numerosi elementi della fertilità rendendoli disponibili all’assorbimento radicale anche nei suoli in cui questi risultano indisponibili.

L’importanza della componente microbiologica del letame è legata alla presenza di batteri e funghi in grado di migliorare i processi microbiologici del suolo ma anche ai rapporti di mutua utilità che questa stabilisce con gli apparati radicali delle colture, contribuendo a migliorare la disponibilità e la capacità di assorbimento degli elementi della fertilità. Da non trascurare infine l’azione antagonista nei confronti dei microrganismi nocivi presenti nel suolo che si esplica attraverso un complesso meccanismo di interazione con le colture, diretta e indiretta, ma che fa sì che nei terreni letamati con costanza (almeno ogni 2-3 anni) vi siano meno problemi di patologie fungine e batteriche.

Possiamo affermare in sintesi che l’impiego costante del letame migliora la fertilità chimica del terreno, la permeabilità, la capacità di trattenere l’acqua, la disponibilità degli elementi della fertilità, la resistenza ai patogeni, creando nel suolo agricolo condizioni di armonia tra la componente chimica, fisica e biologica che si ripercuotono positivamente sulla resa e qualità delle produzioni agricole.

Per queste caratteristiche, molte aziende agricole biologiche hanno raggiunto un proprio equilibrio con le rotazioni colturali, con i sovesci e con l’impiego del letame, che spesso è l’unico “concime” che viene apportato dall’esterno.

È necessario tuttavia evidenziare che, in determinate aree del Paese, il letame è di difficile reperimento. Le cause sono varie, una fra tutte è che nelle aziende agricole, causa la specializzazione colturale, non vengono più allevati animali e le aziende con zootecnia, che producono letame, si trovano localizzate in ambienti marginali del territorio, spesso lontani dalle aziende agricole biologiche produttive e specializzate che, di solito, si trovano in aree di pianura vocate per la frutticoltura e l’orticoltura. Per queste ragioni, sempre più spesso, si sopperisce alla letamazione con i concimi organico del commercio, in particolare con i letami pellettati, che tuttavia non apportano i benefici del letame avanti descritti.

Il letame è costituito dalle deiezioni animali (feci e urine) e dalla componente vegetale impiegata per la lettiera (paglia, residui di fieno, trucioli, stocchi di mais, ecc.), amalgamate tra loro dal calpestio degli animali in stalla e dal rimescolamento operato con le operazioni di rimozione e accumulo nelle platee di contenimento. I successivi processi di fermentazione ad opera di funghi e batteri portano alla formazione di quel materiale complesso, il letame appunto, in grado di svolgere nel terreno la funzione ammendante e fertilizzante e il conseguente effetto benefico sulle colture.

Pertanto, la qualità e le proprietà ammendanti dei letami essiccati del commercio dipendono dalla matrice da cui sono stati ottenuti, letame maturo o liquami. Il letame essiccato, se ottenuto da liquame tal quale, ha certamente proprietà fertilizzante ma non le proprietà ammendanti del letame classico.  Gli operatori agricoli quindi devono porre molta attenzione nella scelta dei letami essiccati che utilizzano nella propria azienda, in ordine alle matrici di partenza e ai metodi di produzione. In questi casi una soluzione può essere quella di utilizzare gli ammendanti compostati di qualità del commercio per abbinare le proprietà ammendanti di questi ultimi con le proprietà fertilizzanti dei letami essiccati.

Un altro ostacolo all’impiego del letame, nelle aziende biologiche specializzate come le frutticole o le orticole, è rappresentato dalla disponibilità delle attrezzature per il carico e lo spandimento, ragion per cui si ricorre ai letami pellettati che possono essere distribuiti con i tradizionali spandiconcimi.  Tuttavia, considerati i benefici agronomici derivanti dall’impiego del letame, l’investimento che le aziende devono sostenere per attrezzarsi sono utilmente ripagati.

COMPOSIZIONE E TIPOLOGIE DI LETAME

Il letame, come già detto, deriva dalla fermentazione delle deiezioni animali (liquide e solide) frammiste alla  lettiera. La sua composizione varia in funzione della specie allevata, bovina, ovina, equina, suina , avicola e della tipologia di lettiera impiegata.

Importante è il rapporto carbonio/azoto che è funzione del rapporto tra la lettiera (matrice lignocellulosica apportatrice principalmente di carbonio) e deiezioni (apportatrici dei macro e dei micro nutrienti); un buon letame dovrebbe avere un rapporto carbonio/azoto non maggiore di 10 – 12.

Il letame è costituito principalmente da acqua, il cui contenuto può variare dal 40% all’80% a seconda del tipo e del grado di maturazione, ne consegue che la frazione secca oscilla tra il 20% e il 60% e la maggior parte di essa, al netto della frazione minerale, è rappresentata dalla sostanza organica. In genere la sostanza organica varia tra il 17% e il 44% .  La quantità di humus che il letame è in grado di fornire dipende dal coefficiente isoumico; in letteratura, vari Autori, riportano un coefficiente variabile tra il 25% (letami freschi pagliosi) e 50% (letami ben maturi). Per determinare l’apporto di humus in peso basta moltiplicare la frazione secca di letame apportato al terreno per il coefficiente isoumico.

Il letame fresco, in generale,  non  andrebbe usato per la letamazione se non dopo il processo di maturazione o dopo il compostaggio con matrici lignocellulosiche se si tratta di liquami.

Per compostare in modo ottimale il letame lo si deve compostare in cumuli (massimo 3m x 2m). Il cumulo, durante la fermentazione, va rivoltato almeno una volta perché se la massa si compatta troppo c’è il rischio che si inneschino i processi di denitrificazione, ossia di perdita di azoto. Il cumulo andrebbe coperto con telo permeabile o con materiale organico (paglia, foglie, ecc.). Quando il processo di fermentazione è completato la massa si raffredda e la matrice assume la consistenza di un terriccio che profuma di sottobosco.

Per l’attivazione delle fermentazioni possono essere utilizzati preparazioni appropriate a base di microrganismi o di vegetali, si possono usare anche i preparati biodinamici da cumulo.

Per un buon compostaggio occorrono dai 6 ai 10 mesi a seconda delle condizioni ambientali e della composizione della matrice di partenza.  Per 2-3 mesi la massa emette molto calore, si consuma e si assesta, dopo questo periodo risulta mediamente maturo e adatto alla concimazione dei terreni più pesanti, a matrice argillosa. Dopo 6-10 mesi il letame è completamente maturo e in questo stato è adatto alla concimazione dei terreni di medio impasto o sabbiosi.

La densità del letame varia con la sua maturazione:

~ 350 kg/m3 per il letame fresco;

~ 700 kg/m3 per letame mediamente maturo (2-3 mesi di maturazione);

~ 800 kg/m3 per il letame completamente maturo (6-10 mesi di maturazione).

Relativamente ai quantitativi di letame da impiegare, si ricorda che nell’agronomia classica la letamazione, con quantitativi variabili tra 20 e 60 t/ha, veniva fatta in concomitanza con l’impianto degli arboreti (vigneti e frutteti) o delle colture da rinnovo (barbabietola, mais, pomodoro, patata, ossia le cosiddette colture sarchiate).

Nell’azienda biologica, tuttavia, bisogno tener conto che con la letamazione (e vanno a tale scopo considerati anche i letami essiccati e i liquami) non si possono apportare più di 170 kg/ha anno di azoto. Quindi la quantità di letame che si può apportare, in base al contenuto di azoto sopra indicato, varia da 42,5 t/ha per il letame bovino a 8,5 t/ha per quello avicolo. Il letame dopo lo spandimento andrebbe subito interrato ad una profondità di 10-15 cm con una lavorazione superficiale. Nelle colture erbacee (seminativi) il letame va distribuito di norma a fine estate e comunque interrato con la lavorazione principale del terreno, mentre negli impianti arborei andrebbe distribuito anche al momento dell’impianto, nella buca o in trincea lungo il filare. Il fresco va distribuito e interrato almeno 2-3 mesi prima della semina e del trapianto della coltura, in moda che possa terminare i processi fermentativi.