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La triste storia del(i) PAP e della sua fine annunciata

La triste storia del(i) PAP e della sua fine annunciata

Chi fa biologico si è sempre confrontato con vari adempimenti che discendono direttamente dalla normativa europea, a volte arricchiti grazie alla fantasia di qualche tecnico più illuminato di altri, a volte incrementati in forza di disposizioni adottate nell’impianto normativo di qualche Stato membro dell’Unione.

Facciamo un esempio: quello del (o dei) PAP, ovvero il Programma Annuale di Produzione.

Nascita del PAP

La sua origine risale al vecchio Reg. 2092/91 (a proposito, chissà se qualcuno si ricorda che da poco sono passati 30 anni dalla sua prima pubblicazione); nella ultima versione vigente del regolamento lo troviamo all’allegato III, sezione A.1, punto 2, che recitava: “Ogni anno, anteriormente alla data indicata dall’organismo o dall’autorità di controllo, il produttore deve notificare a tale organismo o autorità il proprio programma di produzione di prodotti vegetali, con una descrizione analitica a livello dei singoli appezzamenti.”

A livello nazionale, la nostra Autorità disciplinò ulteriormente detto requisito (all’epoca vigeva il D.lsvo 220/95), fornendo sia il modello di PAP, sia la mitica data del 31 gennaio entro la quale gli operatori lo dovevano inviare ogni anno agli Organismi di controllo. Qualcuno all’epoca, anche se il fatto non era esplicitamente menzionato nel quadro legislativo, si aspettava che un simile adempimento fosse applicato anche al settore della trasformazione. Un’altra pietra miliare la si può identificare con l’integrazione dell’attività zootecnica nella disciplina europea, avvenuta con il Reg. 1804/1999, cui seguì la successiva produzione di decreti a livello nazionale, ivi inclusi PAP specifici per l’attività zootecnica, anche se non previsti dalla normativa europea.

PAP digitale

Andando successivamente in pensione il Reg. 2092/91, l’adempimento di presentazione DEL PAP fu poi trasferito quasi letteralmente nel Reg. 889/2008, all’articolo 71, e sempre riferito ai soli produttori agricoli di prodotti vegetali, quindi non previsto per altre tipologie di attività. A seguito dei nuovi regolamenti europei del bio dell’epoca (834/2007 e 889/2008), vi fu un processo importante di revisione della normativa italiana, ivi inclusa anche l’introduzione di importanti novità, quali la gestione informatizzata delle notifiche (con il DM 2049/2012) e, perché no, anche dei PAP (con il DM 18321/2012) e della loro data di presentazione, ovvero il 31 gennaio.

È stato qui utilizzato il plurale, perché si trattò dei PAP per produzioni vegetali, zootecniche (incluso api), acquacoltura, preparazioni e importazioni, nonostante il citato decreto, all’art. 1, si riferisse espressamente all’art. 71 del Reg. 889/2008.

Meritoria l’iniziativa di cercare di far lavorare l’informatica nell’ottica di produrre meno burocrazia (lascio ad altri la valutazione se il risultato sia stato conseguito), un po’ meno quella di gravare gli operatori italiani di adempimenti non richiesti a livello europeo, ma questa è una opinione esclusivamente personale.

PAP del futuro

All’atto pratico, dal 2012 allo scorso 18 giugno 2021 (DM 282089/2021) vi è stato un susseguirsi di differimenti sia dei decreti di informatizzazione in un primo momento, che di rinvio delle scadenze di presentazione (in pratica ogni anno i PAP potevano slittare dal 31 gennaio, al 31 maggio, fino al 20 luglio nel caso di quest’anno). Ora, ammettendo che il PAP vegetale – l’unico previsto a livello europeo - sia ritenuto un documento essenziale ai fini dei controlli, risulta difficile intuirne l’effettiva utilità se la sua presentazione è rinviata ad un periodo nel quale molte delle colture hanno già terminato il loro ciclo produttivo e sono state raccolte e vendute.

Ma torniamo alle norme europee; tutti sappiamo che anche i Regg. 834/2007 e 889/2008 andranno in pensione il prossimo 1 gennaio 2022 e saranno sostituiti dal Reg. 848/2018. Ebbene, cosa dispone l’Unione Europea con il nuovo regolamento in merito a PAP? Nulla, nada, nothing, rien! Scomparso! Nel vuoto normativo che si viene a profilare, è difficile immaginare cosa dovranno fare gli operatori italiani, sicuramente gli Organismo di controllo non avranno strumenti per poter applicare Non Conformità per mancata presentazione del (dei) PAP in quanto il requisito, allo stato attuale, decade.

La fine del PAP

La modalità di presentazione della presente tematica può sembrare un po’ farsi beffe di un aspetto che in realtà è molto importante: si tratta complessivamente della raccolta di informazioni e dati che stanno alla base di un sistema produttivo da un lato e di un efficace sistema dei controlli e di vigilanza, nonché di supervisione da parte della Commissione Europea dall’altro (bisogna infatti sempre ricordarsi che la COM chiede parecchie informazioni e dati agli Stati membri e vigila su di essi).

La nuova regolamentazione comunitaria può essere forse l’occasione per fare pulizia del passato, a volte ingombrante e inefficace, e rivedere il sistema di raccolta e gestione delle informazioni e dei dati nel suo complesso, a partire dalla notifica iniziale degli operatori e puntando unicamente ai requisiti minimi come partenza, senza nulla aggiungere, ma con l’occhio rivolto al cliente finale di questo processo, ovvero la Commissione Europea.

I testi dei regolamenti citati sono disponibili sul sito web di CCPB, www.ccpb.it, nelle pagine relative alla legislazione comunitaria.