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Il futuro disegnato da "... e poi?"

Il futuro disegnato da

Il 24 giugno, nell’atmosfera magica del parco del Muse di Trento, sono stati presentati i finalisti del concorso “… e poi?”: il futuro visto dai protagonisti. Il concorso prevedeva che i lettori potessero diventare scrittori e concludere un racconto - “A che ora è la fine del mondo. Scivolando verso il futuro” - ambientato su un ghiacciaio che si sta sciogliendo.

A fronte di 141 proposte una giuria composta da giornalisti, scrittori, docenti e sci alpinisti ha selezionati 9 finali, 3 per ciascuna categoria (scuole, università, pubblico generale). Finali che raccontano sì la preoccupazione e l’angoscia, ma che propongono soluzioni e vie nuove da praticare in futuro, e leggono nella pandemia un’opportunità, forse l’ultima, per cambiare davvero.

Cerchiamo, attraverso qualche frase rubata dai finalisti, di dare un assaggio di quello che il libro, in uscita a settembre a pordenonelegge, ci racconterà.

Ci è chiaro che il nostro modello di vita non funziona, ma non abbiamo preso completamente coscienza di ciò che succederà. Forse ci attenderà una catastrofe. ‘Riprendiamo la salita, ma mi accorgo subito che c’è qualcosa che non va, intorno a noi c’è il vuoto, ma è un “vuoto non vuoto”, riempito da un rombo sommesso, in lontananza.’

Non ci rimane che la fuga? Però ci rimarrebbe il rimpianto di non aver protetto il nostro Pianeta…  ‘Ero felice e malinconico allo stesso tempo: stavo per andare dove nessuno era mai arrivato, ma stavo anche lasciando un posto che senza pretendere di essere ringraziato aveva dato tutto all’umanità, ma nonostante questo siamo riusciti a distruggerlo.’

Dunque ci serve consapevolezza, la capacità di guardare oggettivamente ai fatti e prenderci la responsabilità della scelta. ‘Aprire la scatola significa non solo dare una risposta all’esperimento, ma è anche il modo per non rimanere indifferenti di fronte alle problematiche del mondo. Ora rivolgo la stessa domanda all’umanità: siamo disposti ad aprire la scatola del paradosso del gatto di Schrödinger?’

Il cambiamento deve avvenire e non possiamo fare come la rana che, messa a bollire nella pentola, non si accorge della temperatura che sale lentamente. Dobbiamo divenire protagonisti del cambiamento, ‘La rana, immersa nel pentolone, si è svegliata e ha dato un colpo di zampa per balzare fuori, ma si è ben presto accorta che quella è la sua unica casa. Non ha altra scelta: deve ingegnarsi per spegnere il fuoco, prima che l'acqua sia troppo calda e non abbia più la forza di reagire.’

Cambiare, non da soli, ma insieme. ‘Perché, per quanto fosse innegabile che i miei cambiamenti avessero indiscutibilmente migliorato la mia quotidianità ed auto-considerazione nel mondo (così come i rapporti con la mia coscienza nelle scelte di tutti i giorni), so da tempo che la condizione di felicità si manifesta solo quando condivisa.

Cogliendo dalla pandemia un’opportunità nuova. ‘La crisi è stata un brutale promemoria a ricordarci che essere soli ci rende più deboli. Il nostro futuro dipende dal fatto che tutti si assumano le proprie responsabilità e agiscano in modo solidale.’

Senza paura, anche se ci sentiamo fragili, una possibilità c’è. ‘Ma quante altre fragilità ha questo mondo? Quante fragilità abbiamo noi? Eppure è nostro dovere, di tutti, andare avanti, fare delle cose, camminare. Forse c’è una possibilità per il genere umano, una nuova possibilità, come un bimbo appena nato.

Iniziando dal prenderci cura della nostra Terra e di chi la abita. Il nostro compito sarà combattere contro le disuguaglianze e l’indifferenza, a favore della sobrietà e della cura dell’altro e dell’ambiente.’

Non negandola, ma utilizzando la tecnologia come strumento per un mondo sostenibile. ‘Mi propone di iniziare a sviluppare qualcosa che mettesse in connessione tutte le parti del mondo, una App tramite cui fosse possibile comprare, regalare o semplicemente affittare degli alberi di tutti i tipi, dalle querce ai banani.