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L’agricoltura del futuro è bio!

L’agricoltura del futuro è bio!

Che l’agricoltura del futuro sia bio non è un'affermazione tanto scontata. Potrebbe esserlo negli ambienti che da sempre promuovono questo metodo di produzione. Sorprende invece che, almeno in una prima analisi della visione di futuro del post-pandemia, oltre 500 lettori del libro “A che ora è la fine del mondo”, siano ben convinti che il mondo che ci aspetta si fonderà proprio sulla produzione e sul consumo di prodotti biologici.

Proprio il bio

Non su una generica produzione e alimentazione sostenibile, ma proprio bio. I partecipanti all’esercizio di immaginazione collettiva ritengono infatti che l’agricoltura nel futuro sarà prevalentemente basata su un approccio di produzione biologica. 

Se da una parte dopo la pandemia ci si immagina a vivere in una casa in campagna o con giardino, molti prevedono che con la crescita della popolazione e la conseguente concentrazione nelle città sarà necessario produrre più cibo a parità di risorse utilizzate. Quindi attenzione alla natura e utilizzo dei meccanismi naturali, ma anche tecniche e strumenti avanzati tipici dell'agricoltura di precisione, che garantiscano un utilizzo ottimale delle risorse. Questa transizione permetterà una progressiva riduzione dei pesticidi di sintesi chimica. Ci sarà maggior attenzione da parte del settore agroalimentare alla qualità e salubrità dei prodotti che per i partecipanti saranno preferibilmente freschi o poco processati. Anche i fertilizzanti verranno progressivamente ridotti. 

Quali consumi, quali menu

Stop anche alle grandi spese al centro commerciale lontano: l’acquisto dei prodotti alimentari avverrà maggiormente in punti vendita vicino a casa, come i negozi di prossimità e i supermercati di quartiere. Questa tendenza è ulteriormente confermata anche dalla scelta di prodotti che abbiano viaggiato meno per raggiungere, a partire dal campo, la nostra tavola. 

Il menù sarà composto da piatti semplici e legati alla tradizione, freschi o prodotti con ingredienti freschi. La pasta rimane nell’immaginario dei partecipanti il piatto più importante, con la carne che, seppur ridotta nella frequenza e quantità, non scompare dalla dieta. Un bicchiere di vino continuerà ad accompagnare le nostre cene nel futuro.

Prevale dunque la semplicità, la freschezza e l’attenzione agli ingredienti. Si mangia più spesso in casa o, se si esce, in un luogo vicino a casa. Il food delivery, la cucina etnica, il fast food non sono invece dominanti nell’immaginario futuro. Possiamo anticipare una conclusione: c’è un bisogno di semplificazione, di eliminazione di orpelli inutili nell’ottica di protezione delle risorse naturali e riduzione dell’impatto del processo produttivo. L’attenzione si sposta dal lontano al vicino, nella produzione, nell’acquisto e nel consumo, come se la pandemia ci avesse fatto riscoprire una dimensione a cui la velocità ci aveva disabituato.

E poi ... ?

Questo è quanto emerge dalla prima analisi della visione collettiva (crowd foresight). C’è ancora tempo per partecipare a disegnare il futuro che vogliamo, compilando on line i sette scenari www.epoi.eu e dando un finale al racconto scaricabile gratuitamente al termine del foresight.