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Residuo Zero: “opportunità” per l’agricoltura convenzionale o “minaccia” per quella biologica?

Residuo Zero: “opportunità” per l’agricoltura convenzionale o “minaccia” per quella biologica?

Mentre il biologico continua la sua inarrestabile crescita, magari lenta o al di sotto delle aspettative, ma sempre in ascesa in termini di superfici e numero di operatori, l’agricoltura convenzionale, nelle sue varie forme e declinazioni, cerca di trovare uno spazio, una credibilità, una ragione che giustifichi il contributo pubblico che gli verrà assicurato tramite la Politica Agricola Comunitaria della prossima programmazione.

Farm to fork

Le strategie e gli obiettivi per il 2030 dell’Unione Europea sono stati delineati nel documento “From farm to fork” e sono estremamente chiari.

  • L'uso di pesticidi in agricoltura contribuisce all'inquinamento del suolo, dell'acqua e dell'aria. La Commissione si adopererà per ridurre del 50% l'uso di pesticidi chimici e più pericolosi;
  • L'eccesso di nutrienti nell'ambiente è una delle principali fonti di inquinamento dell'aria, del suolo e dell'acqua, impatto negativo sulla biodiversità e sul clima. La Commissione si adopererà per ridurre le perdite di nutrienti di almeno il 50%, garantendo nel contempo l'assenza di deterioramento della fertilità del suolo e ridurre l'uso di fertilizzanti di almeno il 20% di sostanze chimiche;
  • L'agricoltura biologica è una pratica rispettosa dell'ambiente che deve essere ulteriormente sviluppata. La Commissione aiuterà il settore dell'agricoltura biologica dell'UE a crescere, con l'obiettivo di utilizzare il 25% del totale dei terreni agricoli per l'agricoltura biologica entro il 2030.

Il “Residuo Zero” risponde pienamente agli obiettivi e alle strategie di cui al primo punto e per questo motivo i prodotti certificati, che si rifanno ai vari standard volontari, stanno trovando uno spazio sempre maggiore sugli scaffali della Grande Distribuzione.

Cos’è “Residuo zero”

“Residuo zero” è un termine di sicuro interesse per il consumatore finale; tuttavia, il mercato delle certificazioni e dei marchi collegati presenta una grande varietà in termini di garanzie, a volte differenti tra loro.

Ad esempio, anche se non si tratta di un vero “residuo zero”, Coop è stata la prima a lanciare sul mercato prodotti ottenuti con il 70% in meno di residui di pesticidi rispetto al limite di legge. Anche Esselunga utilizza per il proprio marchio “Naturama” uno standard che prevede il 70% del Residuo Massimo Ammesso di ogni pesticida. Per entrambe le catene della GDO si tratta di prodotti ortofrutticoli freschi.

Le opportunità offerte dal Residuo Zero

La sensazione che abbiamo dal continuo contatto con i nostri clienti è che ora “Residuo Zero” stia diventando attraente, non solo per i prodotti freschi orticoli o frutticoli o da essi derivati, ma anche per altri settori; ad esempio, prodotti trasformati derivanti da colture cerealicole come farina e pasta, oltre che vino e olio extravergine.

L’approccio a “Residuo zero” richiede un impegno considerevole da parte dell’agricoltore nel definire le migliori strategie di contenimento delle malattie e dei parassiti, sia adottando metodi preventivi che curativi basati sulle tecniche di lotta integrata o “pest management”, utilizzando esclusivamente molecole che hanno una degradazione piuttosto veloce sul prodotto in esame e rispettano tempi di “sicurezza”, tali per cui il residuo di pesticida riscontrabile sia inferiore a 0,01 mg/kg. Occorre la certezza che la degradazione totale della molecola ed eventuali suoi metaboliti avvenga in un certo numero di giorni, in quanto gli elementi che possono determinare comportamenti diversi sono molteplici, da quelli legati al clima (temperatura, umidità, ecc.), alle tecniche di applicazione.

Residuo Zero e biologico

Tornando al titolo. “Residuo Zero” non è una minaccia per il biologico, bensì rappresenta un’anticamera di entrata nel mondo bio, un luogo e una palestra in cui addestrarsi per combattere le minacce rappresentate dalle malattie e dai parassiti attraverso soluzioni amiche dell’ambiente e rispettose della salute del consumatore. Si comincia con il residuo zero per finire in biologico. È un percorso evolutivo che le aziende agricole sono chiamate sempre di più a percorrere per non rimanere escluse dal mercato che questo richiede.

Come funziona la certificazione

Il documento tecnico di prodotto (DTP 10) di CCPB stabilisce le regole ed i requisiti da rispettare per valorizzare, certificandoli i prodotti vegetali con abbattimento dei residui di pesticidi del 100%. A livello analitico abbiamo definito lo stesso limite stabilito nel nostro paese per i prodotti biologici (inferiore a 0,01 mg/kg), ma tutto il sistema di controllo e certificazione è basato sulle garanzie derivanti da:

  • Fase di studio del comportamento della degradazione dei principi attivi;
  • Definizione di un disciplinare di produzione integrata con l’obiettivo dell’abbattimento 100% residui;
  • Definizione di un piano dei controlli analitici interni alla filiera;
  • Sistema di rintracciabilità in tutte le varie fasi
  • Controllo e gestione della filiera da parte del richiedente la certificazione;
  • Riesame periodico del disciplinare di produzione e del sistema di gestione.

Tutte le informazioni sul nostro servizio di certificazione “Residuo Zero” vi consigliamo pagina dedicata e un articolo precedente.