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Ancora sulle Rotazioni Colturali

Ancora sulle Rotazioni Colturali

Torniamo sul DM n. 3757 del 09/04/2020 (qui PDF) soffermandoci meglio sugli aspetti che riguardano le rotazioni culturali e la produzione vegetale.

Il nuovo testo normativo

Ricordiamo che il nuovo DM modifica il precedente decreto ministeriale 18 luglio 2018, n. 6793 (qui PDF) e, in particolare, l’articolo 2 sulla produzione vegetale.

1) Nel rispetto dei principi agronomici riferiti all’art. 12, paragrafo 1, lettere b) e g) del regolamento CE n. 834/07, la fertilità del suolo e la prevenzione delle malattie è mantenuta mediante il succedersi nel tempo della coltivazione di specie vegetali differenti sullo stesso appezzamento.

2) In caso di colture seminative, orticole non specializzate e specializzate, sia in pieno campo che in ambiente protetto, la medesima specie è coltivata sulla stessa superficie solo dopo l'avvicendarsi di almeno due cicli di colture principali di specie differenti, uno dei quali destinato a leguminosa, coltura da sovescio o maggese. Quest’ultimo con una permanenza sul terreno non inferiore a 6 mesi.

3) In deroga a quanto riportato al comma 2:

  • i cereali autunno-vernini e il pomodoro in ambiente protetto possono succedere a loro stessi per un massimo di due cicli colturali, che devono essere seguiti da almeno due cicli di colture principali di specie differenti, uno dei quali destinato a leguminosa, a coltura da sovescio o maggese. Quest’ultimo con una permanenza sul terreno non inferiore a 6 mesi;
  • il riso può succedere a se stesso per un massimo di tre cicli seguiti almeno da due cicli di colture principali di specie differenti, uno dei quali destinato a leguminosa.
  • gli ortaggi a foglia a ciclo breve possono succedere a loro stessi al massimo per tre cicli consecutivi. Successivamente ai tre cicli segue almeno una coltura da radice/tubero oppure una coltura da sovescio;
  • le colture da taglio non succedono a se stesse. A fine ciclo colturale, della durata massima di sei mesi, la coltura da taglio è interrata e seguita da almeno una coltura da radice/tubero oppure da un sovescio.

4) In tutti i casi di cui ai commi 2 e 3, la coltura da sovescio è considerata coltura principale quando prevede la coltivazione di una leguminosa, in purezza o in miscuglio, che permane sul terreno fino alla fase fenologica di inizio fioritura prima di essere sovesciata e comunque occorre garantire un periodo minimo di 90 giorni tra la semina della coltura da sovescio e la semina della coltura principale successiva.”

È evidente che il principio generale sancito al comma 1 deve essere tenuto in debito conto nella scelta della rotazione colturale, qualunque sia la specie coltivata per favorire:

  • il mantenimento della fertilità chimica, fisica e biologica del suolo;
  • il contenimento delle malerbe, nonché di parassiti e patogeni;
  • la detossificazione del suolo da elementi fitotossici il cui aumento è legato all’ambiente sommerso (nel caso di rotazione con colture in asciutta);
  • il miglioramento della struttura del suolo.

Nota Ministeriale MIPAAF n. 64438 del 28 agosto 2014

A tal proposito si fa presente che, le modifiche apportate dal DM 3757/2020 non hanno riguardato il comma 5, art 2, DM 6793/2018, a cui si fa riferimento nella citata nota MIPAAF del 28 agosto 2014 (qui PDF). Si ritiene pertanto che questa sia da considerarsi tuttora valida per questo specifico punto dove esplicita l’ammissibilità di tutte le sequenze colturali che prevedano la presenza di una coltura erbacea poliennale (es. medicaio…). Esempio di rotazione permessa:

  • Mais
  • Erbaio misto
  • Mais
  • Cereale
  • Medicaio triennale