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Posticipare l’applicazione del Reg UE 848/18? E la normativa nazionale?

Pubblicato il: 08/09/2020

Autore: Fabrizio Piva - Amministratore Delegato CCPB

Posticipare l’applicazione del Reg UE 848/18? E la normativa nazionale?

Nel momento in cui sto scrivendo l’editoriale che accompagna la nostra newsletter vengo a conoscenza che la Commissione ha adottato una proposta per posporre l’entrata in applicazione del nuovo Reg UE 848/2018 dal primo gennaio 2021 alla stessa data del 2022, ovvero slitta di 1 anno. È una notizia positiva ma non definitiva: dovrà essere approvata dal Consiglio e dal Parlamento UE.

Perché è una notizia positiva

È positiva perché la nuova regolamentazione comunitaria che andrà in vigore necessita di alcune decine di atti delegati ed atti di implementazione, la cosiddetta legislazione secondaria, che si tradurranno in altrettanti regolamenti comunitari ed allo stato attuale è stato pubblicato il solo Reg UE 464/2020 del 26 marzo 2020.

Si tratta, di concerto con le conseguenze del Reg UE 625/2017 inerente i controlli ufficiali, di una profonda riforma che impatterà non poco sul sistema di produzione e di controllo biologico. Contemporaneamente alla predisposizione degli atti legislativi, nel 2020 è intervenuta la pandemia da COVID 19 che sta condizionando non poco qualsiasi attività e fra queste la ricerca del consenso dei rappresentanti delle Autorità e degli stakeholders che in ambito europeo stanno definendo i nuovi regolamenti comunitari.

Con parole molto semplici il processo di predisposizione degli atti comunitari necessari ad attivare l’applicazione del Reg UE 848/2028 è in ritardo, basti pensare che tali atti dovevano essere pubblicati entro giugno di quest’anno ed allo stato attuale solo un regolamento ha visto la pubblicazione.

Un ritardo che permette di prepararsi meglio

Il sistema, però, che sovrintende alla gestione del biologico dovrebbe fare tesoro di questo auspicato posticipo perché, al di là della legislazione comunitaria, è necessario aggiornare tutto l’impianto normativo nazionale: decreti legislativi, decreti ministeriali e qualche centinaio di note, risposte e circolari che in quasi trent’anni di attività hanno costituito la base normativa su cui poggia il funzionamento del settore.

Tutto ciò dovrà comportare anche le modifiche ai documenti con i quali gli operatori dialogano con l’Autorità e gli organismi di certificazione e, quindi, dei sistemi informativi che accolgono e transitano queste informazioni. A questo si aggiungano i documenti volontari dell’ente di accreditamento e la documentazione predisposta dagli organismi di certificazione che dovrà tenere conto della nuova regolamentazione ed in parte approvata dall’Autorità di Controllo; si tratta di una revisione completa che implica che prima siano chiare e definite le norme di legge (europee e nazionali). Anche in questo ambito occorrerà valutare modulistica e sistemi informatici con cui gli organismi dialogano con l’Autorità di controllo.

E le aziende del bio?

Inoltre, e forse è l’aspetto più importante, il sistema produttivo, e con questo intendo l’intera filiera, deve adattare, ove necessario, il proprio processo produttivo e di gestione dei prodotti biologici alle nuove norme. Deve avere il tempo necessario per aggiornare personale e modelli produttivi al nuovo impianto legislativo che allo stato attuale non conosciamo, e non solo nel dettaglio.

Conoscendo i tempi ed i “riti” italici non solo è improponibile il 01.01.2021 ma sorge più di qualche dubbio sul fatto che possiamo essere pronti per il 2022. Occorre mettere mano fin da subito alla legislazione nazionale in modo che questa sia coerente, ove necessario, con le modifiche decise in ambito europeo. Ricordiamoci che stiamo parlando di un settore che, nonostante tutte le difficoltà, è al centro delle richieste di mercato e delle nuove politiche agrarie ed ambientali dell’UE; non facciamoci scippare anche questo