Di regola in ... sanzione

Pubblicato il: 04/05/2018
Di regola in ... sanzione

Nel nostro paese non si riesce più a rispettare una regola che non sia accompagnata dall’equivalente sanzione amministrativa.

Il rispetto delle regole è fondamentale per la convivenza civile e per la tenuta di una democrazia: rispettare le regole significa innanzitutto rispettare se stessi e creare le condizioni per una crescita economica equilibrata. Ma invece di dedicare attenzioni e risorse per la crescita della consapevolezza e del rispetto reciproci, si dedicano risorse per alimentare “il bastone” delle sanzioni amministrative. Le regole senza sanzioni vengono vissute solo come semplici consigli.

Regole e civiltà

Ciò interessa tutti i settori e, recentemente, anche quello della produzione biologica a seguito della pubblicazione del D Lgs 20 del 23.02.2018 (ne abbiamo parlato più volte). Tutto ciò si trasforma in un approccio estremamente diseducativo per i cittadini e non tiene conto dei concetti basilari che si ispirano all’educazione civica. Al contrario ciò induce contemporaneamente a non rispettare le regole e ad aggirare le norme che disciplinano l’irrogazione delle sanzioni per dimostrare, in tal modo, di aver comunque rispettato tali regole.

Tutto ciò rischia di condurci a pubblicare sempre nuove norme e regole che saranno di fatto rispettate da coloro che già si conformavano alle precedenti in vigore ma non si incide sull’approccio culturale che implica un cambio di mentalità e pone il rispetto delle regole nell’ambito dell’approccio collettivo e pre-competitivo.

Regole e certificazione

Le regole della certificazione di fatto fissano quanto sopra brevemente delineato: nel momento in cui il soggetto certificato deve essere il primo ad essere ragionevolmente certo di aver rispettato le regole dello schema di certificazione, buona parte del lavoro è stato svolto ed all’organismo terzo spetta il compito di verificare che ciò sia avvenuto. In quest’opera sono coinvolte anche le parti, ovvero i gruppi di interesse che sono stabilmente impegnati nel percorso di certificazione, gruppi di interesse che non provocano conflitti di interesse ma che contribuiscono all’equilibrio degli interessi e che vagliano il giudizio emesso sui processi oggetto di certificazione.

Questo è l’approccio della certificazione che, come si può ben notare, differisce non poco dal concetto del semplice controllo sul prodotto ad opera di un soggetto terzo: questi giudica uno specifico prodotto e non formula un giudizio in termini certificativi sulla capacità di un determinato operatore di essere conforme ad una determinata norma. Il controllo infatti si limita a un giudizio specifico sul singolo prodotto, mentre la certificazione si occupa della capacità generale dell’operatore di essere conforme o meno a una norma. La differenza non è da poco.

Le sanzioni che penalizzano

Relativamente al settore biologico, di fatto le norme precedenti prevedevano comunque una penalizzazione dal punto di vista economico: una soppressione o un ritorno in conversione o, peggio, la sospensione e la revoca, implicano danni economici rilevanti per l’operatore. Aver voluto prevedere delle sanzioni amministrative specifiche è oltremodo penalizzante, in particolare per le aziende “oneste” che possono sbagliare senza per questo aver messo in atto situazioni dolose. Diversamente tali sanzioni incideranno in minima parte su coloro che invece vorranno perpetrare frodi a danno del settore e metteranno “in bilancio” tali ammende.

Le sanzioni così congegnate verranno vissute dal settore come un’ulteriore “prelievo” a danno dello stesso che così dovrà fronteggiare un ulteriore gap produttivo rispetto ai suoi concorrenti europei e scoraggeranno le aziende che vogliono lavorare.  In questo modo si è inciso negativamente sul rapporto di fiducia fra organismo di certificazione ed operatore, esattamente quell’anello che è alla base del sistema di certificazione.