Una preparazione di base aiuta il biologico a crescere meglio
Pubblicato il: 07/10/2016
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Abbiamo archiviato SANA e per CCPB, che ha partecipato nell’ambito dello stand di Consorzio il Biologico.
Come sempre è stata un’importante occasione di incontro, non solo per i tre convegni organizzati durante la fiera di cui ne dà conto il nostro ufficio stampa, ma anche per la possibilità di incontrare operatori, scambiare opinioni, fare il punto sul settore e arricchire la propria esperienza per meglio soddisfare le esigenze di un settore in continua evoluzione.
Durante la fiera abbiamo potuto verificare quanto la produzione biologica stia coinvolgendo mercato e consumatori. Oltre il 20% della domanda interna nei primi 6 mesi del 2016 rispetto allo stesso periodo del 2015, quasi 60.000 operatori e poco meno di 1,5 milioni di ettari, il 12% della SAU nazionale. Sono numeri che impressionano e pongono il settore biologico in una posizione che non può più essere definita nicchia così come il biologico contribuisce in modo determinante all’affermazione del nostro volume di export e del nostro made in Italy nel mondo. Nonostante le cassandre Il consumatore si fida del biologico e si afferma sempre più il concetto di sostenibilità a vantaggio dei settori produttivi ove il biologico trova applicazione, aiutato in questo anche dagli incentivi previsti dai Piani di Sviluppo Rurale.
Da fonti non ufficiali, i dati raccolti dagli organismi di certificazione presentano 12.000 nuovi operatori solo nei primi 7 mesi del 2016 e di questi ben 6.953 provengono da tre Regioni: Puglia, Calabria e Campania; il 20% circa degli operatori censiti dal MiPAAF a fine 2015. Si tratta di una crescita importante e ci si chiede, come già scrissi nell’ultima News On Line, se si tratta di una scelta solamente economica o se vi è stata una maturazione ed una preparazione adeguata prima di intraprendere tale scelta. Per il settore può essere un’opportunità perché consente di rispondere all’incremento della domanda. Una scelta che delle volte può essere rischiosa: molte di queste aziende, e non solo in queste tre Regioni, sono prevalentemente attratte da un miglioramento della performance economica, e si avvicinano al bio senza intraprendere un percorso formativo e senza un supporto in termini di assistenza tecnica e divulgazione tale da accompagnare la scelta imprenditoriale nel modo meno traumatico possibile.
Già in altre occasioni si è sottolineato come senza una preparazione di base che consenta di superare i gap che il settore del biologico presenta in termini di processo produttivo, si rischia di mettere in seria difficoltà la volontà dell’imprenditore e magari spingerlo verso soluzioni non ortodosse. Da oltre 20 anni diciamo che uno dei problemi fondamentali è l’assenza di un’assistenza e divulgazione tecnica dedicata al biologico quale cerniera fra il settore della ricerca e sperimentazione e quello della produzione.
Ricordo a tal proposito che gli organismi di certificazione non possono svolgere questa funzione, anche se in passato hanno supplito a questa mancanza fornendo informazioni che altrimenti gli operatori difficilmente avrebbero potuto reperire in modo agevole. Da questi servizi deriva l’efficienza e l’efficacia del metodo di produzione biologico e l’economicità dello stesso, ancor più per un settore in crescita che vedrà i prezzi di vendita diminuire e che dovrà recuperare efficacia nel metodo di produzione.
Questa è una, se non la principale, sfida che il biologico si trova ad affrontare e da questo possono derivare seri rischi di garanzia dell’integrità delle produzioni.
Come sempre è stata un’importante occasione di incontro, non solo per i tre convegni organizzati durante la fiera di cui ne dà conto il nostro ufficio stampa, ma anche per la possibilità di incontrare operatori, scambiare opinioni, fare il punto sul settore e arricchire la propria esperienza per meglio soddisfare le esigenze di un settore in continua evoluzione.
Durante la fiera abbiamo potuto verificare quanto la produzione biologica stia coinvolgendo mercato e consumatori. Oltre il 20% della domanda interna nei primi 6 mesi del 2016 rispetto allo stesso periodo del 2015, quasi 60.000 operatori e poco meno di 1,5 milioni di ettari, il 12% della SAU nazionale. Sono numeri che impressionano e pongono il settore biologico in una posizione che non può più essere definita nicchia così come il biologico contribuisce in modo determinante all’affermazione del nostro volume di export e del nostro made in Italy nel mondo. Nonostante le cassandre Il consumatore si fida del biologico e si afferma sempre più il concetto di sostenibilità a vantaggio dei settori produttivi ove il biologico trova applicazione, aiutato in questo anche dagli incentivi previsti dai Piani di Sviluppo Rurale.
Da fonti non ufficiali, i dati raccolti dagli organismi di certificazione presentano 12.000 nuovi operatori solo nei primi 7 mesi del 2016 e di questi ben 6.953 provengono da tre Regioni: Puglia, Calabria e Campania; il 20% circa degli operatori censiti dal MiPAAF a fine 2015. Si tratta di una crescita importante e ci si chiede, come già scrissi nell’ultima News On Line, se si tratta di una scelta solamente economica o se vi è stata una maturazione ed una preparazione adeguata prima di intraprendere tale scelta. Per il settore può essere un’opportunità perché consente di rispondere all’incremento della domanda. Una scelta che delle volte può essere rischiosa: molte di queste aziende, e non solo in queste tre Regioni, sono prevalentemente attratte da un miglioramento della performance economica, e si avvicinano al bio senza intraprendere un percorso formativo e senza un supporto in termini di assistenza tecnica e divulgazione tale da accompagnare la scelta imprenditoriale nel modo meno traumatico possibile.
Già in altre occasioni si è sottolineato come senza una preparazione di base che consenta di superare i gap che il settore del biologico presenta in termini di processo produttivo, si rischia di mettere in seria difficoltà la volontà dell’imprenditore e magari spingerlo verso soluzioni non ortodosse. Da oltre 20 anni diciamo che uno dei problemi fondamentali è l’assenza di un’assistenza e divulgazione tecnica dedicata al biologico quale cerniera fra il settore della ricerca e sperimentazione e quello della produzione.
Ricordo a tal proposito che gli organismi di certificazione non possono svolgere questa funzione, anche se in passato hanno supplito a questa mancanza fornendo informazioni che altrimenti gli operatori difficilmente avrebbero potuto reperire in modo agevole. Da questi servizi deriva l’efficienza e l’efficacia del metodo di produzione biologico e l’economicità dello stesso, ancor più per un settore in crescita che vedrà i prezzi di vendita diminuire e che dovrà recuperare efficacia nel metodo di produzione.
Questa è una, se non la principale, sfida che il biologico si trova ad affrontare e da questo possono derivare seri rischi di garanzia dell’integrità delle produzioni.
Certificazione: Una preparazione di base aiuta il biologico a crescere meglio
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