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In epoca di semine meglio ricordarsi delle rotazioni colturali

Pubblicato il: 07/10/2016

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In epoca di semine meglio ricordarsi delle rotazioni colturali
Ne ho già parlato più volte in passato ma visto il periodo dell’anno dedicato alle semine dei cereali autunno vernini e l’avvicinarsi del nuovo anno e con esso l’obbligo di presentare il Programma Annuale di Produzione Vegetale informatizzato entro il 31 gennaio, ritengo sia utile tornare, anche se molto brevemente sul tema delle rotazioni colturali. semine agricoltura biologicaFacciamo due premesse: la prima è che l’applicazione dell’articolo 3 del Decreto Ministeriale 18354 del 2009 Norme di produzione vegetale punto 1) Norme di produzione vegetale - Art. 12 Reg. CE 834/2007; la seconda sui PAP: tutti i programmi annuali di produzione, animale, importazione, preparazione e acquacoltura dovranno essere presentati entro il 31 gennaio, salvo proroghe che potranno essere come al solito decise all’ultimo minuto da parte delle Amministrazioni competenti. Ne parla meglio Federica Nasi nel suo articolo. Il Decreto prevede che: “in caso di colture seminative, orticole non specializzate e specializzate, sia in pieno campo che in ambiente protetto, la medesima specie sia coltivata sullo stesso appezzamento solo dopo l’avvicendarsi di almeno due cicli colturali di specie differenti, uno dei quali destinato a leguminosa o a coltura da sovescio”. A quanto sopra sono applicabili deroghe:
  • ai cereali autunno vernini e al pomodoro coltivato in ambiente protetto che possono succedere a loro stessi (purché di specie differenti) sempre che siano seguiti da almeno due cicli di colture di specie differenti uno dei quali a leguminosa o a coltura da sovescio;
  • al riso che può succedere a se stesso per un massimo di tre cicli, seguiti da almeno due cicli di colture di specie differenti, uno dei quali destinato a leguminosa o altra coltura da sovescio (ci sono particolari condizioni per l’applicazione di questa deroga predisposte dalle Amministrazioni pubbliche delle Regioni a vocazione risicola alle quali rimando per necessità di rimanere breve in questa news);
  • agli ortaggi a foglia a ciclo breve (ad esempio: rucola, insalata, etc.) che possono succedere a loro stessi al massimo per tre cicli consecutivi, successivamente ai tre cicli segue almeno una coltura da radice/tubero oppure una coltura da sovescio.
  • alle colture da taglio (definite come colture la cui raccolta viene eseguita mediante taglio o sfalcio e che, in relazione alla capacita di ricrescita della coltura, può essere ripetuta per più volte, prima della conclusione del ciclo colturale) che non devono non succedere a loro stesse ma a fine ciclo colturale (che può essere della durata massima di 6 mesi), devono essere interrate e seguita da almeno una coltura da radice/tubero oppure da un sovescio (le colture da taglio sono definite come le colture la cui raccolta viene eseguita mediante taglio o sfalcio che può essere ripetuto più volte in relazione alla capacita di ricrescita prima della conclusione del ciclo colturale).
Il Decreto Ministeriale prevede che il sovescio (in tutti i casi nei quali è previsto), abbia una durata minima di 70 giorni, calcolati dalla data di semina della coltura da sovesciare e la data di semina o trapianto della coltura che lo segue. In ultimo il Decreto sulle rotazioni non si applica alle coltivazioni legnose da frutto e alle erbacce poliennali, lasciando intendere con quest’ultima frase che tutte le sequenze colturali caratterizzate dalla presenza di una coltura erbacea poliennale (es. prato, ortiva a ciclo poliennale quale carciofo o asparago, ortiva destinata alla produzione di seme se a ciclo biennale) sono da considerarsi conformi. Per maggiori informazioni sulla corretta applicazione delle rotazioni colturali vi invito a prendere visione del Decreto Ministeriale 18354/2009 che potete trovare sul nostro sito (qui PDF) o su quello del SINAB.