SANA: occasione di sviluppo per il biologico

Pubblicato il: 07/09/2016

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SANA: occasione di sviluppo per il biologico
Ormai siamo in prossimità di SANA, una fiera che è tornata ad interpretare a pieno ritmo il biologico italiano. In questa manifestazione saremo presenti negli spazi espositivi di Consorzio il Biologico e con alcuni convegni di cui parliamo in questa Newsletter. campo balle fienoÈ significativo che la più importante manifestazione fieristica italiana dedicata al biologico sia tornata a rappresentare adeguatamente il biologico italiano: il settore che a livello europeo primeggia in quantità e qualità ed è ai primi posti a livello planetario mantenendo la tradizione enogastronomica che l’Italia si è guadagnata in decenni di impegno e tradizione. Anche nel corso del 2016 il settore sta crescendo a doppia cifra e, spinto sia dal mercato che dagli incentivi comunitari, la produzione agroalimentare biologica ha portato i consumi al 3% sul totale dei consumi agroalimentari. Ma anche la crescita pone interrogativi e necessita di essere “governata” per prevenire l’insorgenza di problematiche che potrebbero mettere a repentaglio la crescita stessa. Il primo aspetto, su cui da anni insistiamo, è l’equilibrio che si deve instaurare fra crescita di mercato e disponibilità delle materie prime agricole pur in considerazione del fatto che l’offerta agricola è “rigida” e, ancor più per il biologico, dovendo superare la fase della conversione. Su questo aspetto essenziale poco è stato fatto e gli operatori lungo le filiere non si sono raccordati con il rischio che talora si possano inserire operatori con produzioni che biologiche non sono; non di rado è mancato un servizio di collegamento commerciale fra chi offre e chi cerca materie prime biologiche e non sempre gli incentivi comunitari previsti dai PSR sono andati nella direzione delle aziende agricole maggiormente collegate al mercato. In questo frangente si inserisce l’assenza di servizi di assistenza tecnica e di trasferimento dei risultati della sperimentazione volti a migliorare il processo produttivo e a ridurre gli “extra costi”. Altro elemento su cui fare attenzione è che il biologico, stante la situazione di difficoltà che i principali mercati agricoli stanno scontando in questi anni, diventi il “rifugio” per chi, in molti casi, non riesce a stare sul mercato del convenzionale e rischia di entrare nel biologico facendo leva sui prezzi più elevati. Il rischio è di far entrare i “peggiori” produttori e questo non vale solo per la produzione agricola. Il sistema di controllo e certificazione può e deve migliorare nel rispetto di ogni singola attribuzione, nel senso che il sistema di controllo è composto di più attori ed ognuno deve ben recitare la sua parte; quella che attiene gli organismi di certificazione è di fare bene il loro lavoro di controllo pur nella consapevolezza che il loro principale compito consiste nel certificare ma non certo nello scovare frodi che comunque sono di gran lunga ben inferiori rispetto a quanto accade in altri settori e nel convenzionale. Con questo dobbiamo assolverci da situazioni poco chiare? Assolutamente no, il nostro compito deve tendere al miglioramento continuo pur nella consapevolezza che operatori, pubbliche autorità e organismo di accreditamento fanno parte di questo sistema ed ognuno deve compiere al meglio quanto di sua competenza, che fra l’altro gli deriva da una normativa abbastanza chiara su questi aspetti. Non va dimenticata la promozione del settore con campagne promozionali “ad hoc”, l’istituzione di servizi di sviluppo che aiutino le imprese ad entrare e a stare sul mercato, servizi di promozione sui mercati esteri, servizi di ricerca e sperimentazione, ripensare al meccanismo della rappresentanza in modo che ogni organizzazione pensi al biologico come ad uno strumento di crescita dei propri associati e all’economia dell’intero paese Italia.