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Un biologico più empatico

Un biologico più empatico

Vi sono alcuni dati che appaiono poco nelle statistiche di tipo generalista ma che cominciano ad affiorare e denotano come le produzioni biologiche siano chiamate ad aumentare il loro appeal nei confronti di mercato e consumatori. Prendo spunto per questa riflessione da un rapporto della Commissione UE, pubblicato in marzo di quest’anno, e da alcune comunicazioni personali circa l’andamento di mercato sia nell’ambito della produzione agricola che nei prodotti trasformati pronti per il retailing.

Reddittività e produttività del bio

Accanto alla grande crescita che il settore ha registrato in tutti i paesi dell’UE, e non solo, il rapporto mette in evidenza come il gap produttivo rispetto al convenzionale rimanga elevato e fino ad oggi questo sia stato compensato da prezzi più alti che hanno consentito di avere livelli più che soddisfacenti di produzione lorda vendibile (plv).

Basti pensare che nel quinquennio 2012-16 il livello di produttività del grano tenero biologico, posto a 100 quello convenzionale, ha raggiunto 85 in Italia, 40 in Germania, 55 in Francia, mentre il premium price del biologico, posto a 100 il convenzionale, è stato di quasi 250 in Germania e 130 in Italia. Se poi, sempre nello steso quinquennio, andiamo ad analizzare il reddito netto per unità di lavoro relativamente alle colture estensive scopriamo che in Germania il valore per il biologico è di 25.000 Euro/unità di lavoro mentre per il convenzionale raggiunge 30.000 Euro, in Italia invece gli stessi indicatori sono rispettivamente 25.000 e 18.000 Euro.

Il giusto prezzo

A livello agricolo le prime quotazioni del grano tenero biologico denotano una certa “fiacca” che riflettono una certa stagnazione nella domanda; anche gli operatori a valle della fase primaria sentono le difficoltà generate da un mercato in cui i prezzi dei prodotti biologici soffrono una politica distributiva che tende sempre più a comprimerli con una sensibile riduzione della redditività che si scarica sempre più “a monte”.

Con ciò non si vuole sostenere che il prezzo dei prodotti biologici debba rimanere artificiosamente alto, chi scrive ha sempre sostenuto, e sostengo, che le produzioni biologiche non debbano esistere solo per persone ad elevato reddito, ma occorre riconoscere i maggiori oneri e rischi che tale produzione implica. In taluni casi sono sufficienti pochi centesi al chilogrammo per riconoscere le sforzo produttivo.

Ricerca, sperimentazione e divulgazione

Queste sono le motivazioni per cui negli ultimi vent’anni abbiamo sempre sostenuto e scritto che occorre una vera ricerca e servizi di sperimentazione e divulgazione al fine di aumentare le rese e migliorare la qualità di buona parte della produzione biologica. L’obiettivo era quello di compensare le riduzioni di prezzo unitario con un miglioramento dei risultati produttivi sia in quantità che in qualità.

Il biologico inoltre, deve sempre più caratterizzarsi come un metodo di produzione in grado di rafforzare la sostenibilità ambientale e sociale e non ridurre il suo significato al mero ottenimento di prodotti più salubri. La crisi ambientale in cui versa il pianeta necessita di processi produttivi che diano risultati tangibili in questa direzione ed il contributo del settore agroalimentare può essere determinante per favorire la diffusione commerciale del biologico. Perseguire ciò, però, significa essere consapevoli che il biologico deve misurare la propria sostenibilità e perseguire obiettivi sempre più virtuosi.

Lavorare meglio

A scanso di equivoci, per raggiungere tali obiettivi il metodo peggiore è imporre nuovi vincoli di tipo legislativo, il settore ne soffre già troppi ed inutili. Ciò che serve è più impegno, più attenzione e lavorare meglio.