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Biologico: meno polemiche e più impegno

Biologico: meno polemiche e più impegno

Questa Newsletter esce qualche giorno prima di Biofach, la fiera più significativa per il biologico a livello mondiale che ogni anno si tiene a Norimberga in Germania. Il settore continua a dimostrare di essere in buona salute sul piano commerciale perché incontra il favore dei consumatori ed incarna il bisogno di sostenibilità che emerge a tutti i livelli per calmierare il nostro impatto ambientale sull’unico pianeta di cui disponiamo.

Il bio italiano sta bene

Anche in Italia la crescita della domanda interna nel 2018, oltre l’8% sull’anno precedente, testimonia il desiderio che viene dal mercato e la capacità di un settore a corrispondere tale desiderio. Lo abbiamo sottolineato più volte, l’Italia è ai primi posti a livello mondiale sia in termini di produzione e manifattura che di mercato, esportando oltre il 40% di quanto produce e trasforma. Il biologico contribuisce a magnificare la tradizione enogastronomica italiana nel mondo e a rafforzare il concetto di “Made in Italy” grazie alla capacità del nostro sistema agroalimentare.

Sostenibilità e ricerca scientifica nel biologico

Nonostante ciò è stucchevole che nelle ultime settimane il settore sia stato oggetto di polemiche le cui energie sarebbero state meglio spese se fossero state indirizzate a colmare gli eventuali “gap” tecnico-scientifici che come attori del settore non abbiamo mai nascosto o sottaciuto. In molte altre occasioni abbiamo sottolineato come il settore necessiti di più ricerca e sperimentazione allo scopo di migliorarne l’efficienza e la sostenibilità. Non è un mistero che il biologico deve tendere ad aumentare la resa produttiva, a migliorare la qualità delle produzioni ottenute e a efficientarne l’utilizzo degli input per unità produttiva.

Oggi è sicuramente il settore che, meglio di altri, consente di ridurre l’uso di prodotti di sintesi chimica; siamo ben consapevoli che anche il biologico è “fatto di chimica” ma di chimica “buona” sia per il nostro ambiente che per il nostro futuro. Come agronomi sappiamo bene che anche il biologico usa prodotti fitosanitari, è sufficiente sfogliare la normativa comunitaria, ma siamo altrettanto consapevoli si tratta di mezzi tecnici con un impatto ambientale ben più ridotto alla totalità dei mezzi tecnici ammessi in agricoltura.

Se non miglioriamo le rese produttive, e se coloro che aprioristicamente criticano il biologico si impegnassero di più potremmo aumentarle, l’impronta carbonica per unità di prodotto sarà comunque peggiore di altre forme di agricoltura; ma l’impronta ecologica è composta anche di altri fattori di impatto, pensiamo all’eutrofizzazione, all’acidificazione, alla riduzione dell’zono, alla teratogenicità o alla mutagenesi. Negli studi di LCA (Life Cycle Assessment) è necessario analizzare anche questi fattori di impatto, e probabilmente altri, per valutare la sostenibilità di un processo.

Superare le polemiche

Al sistema economico di un paese non fa bene sparlare di un settore che in Italia sta fornendo risposte a consumatori ed operatori, meglio sarebbe evidenziare gli aspetti da migliorare con l’obiettivo di dare risposte più concrete e sostenibili nel tempo. Siamo convinti, infatti, che il biologico debba aprirsi maggiormente all’innovazione e porsi l’obiettivo di migliorare le sue performances; uno dei primi motti di questa azienda fu “il biologico per tutti” e se per tutti deve essere occorre aumentare e migliorare la qualità delle produzioni affinché sia economicamente più abbordabile per tutti. Quando parliamo di innovazione dobbiamo considerare anche la genetica e la genomica, quante volte abbiamo lamentato l’assenza di varietà idonee, più resistenti o tolleranti; questa non va confusa con la transgenesi ma con la possibilità di applicare le recenti acquisizioni della genomica che permette di superare vecchi e nuovi ostacoli.

Indipendenza e imparzialità

Da ultimo, è deludente assistere ancora alla polemica che il biologico non è indipendente perché il controllato paga il controllore. In tutto il mondo la certificazione, anche quella regolamentata (dai prodotti tipici ai dispositivi medici, fino agli ascensori), è un servizio corrisposto da chi lo riceve ovvero l’operatore interessato. Gli strumenti che garantiscono l’indipendenza dell’organismo di certificazione sono connaturati alla struttura stessa dell’organismo ed ai criteri che deve rispettare in ambito internazionale e per i quali è puntualmente e regolarmente verificato dall’organismo di accreditamento, oltre che dalle autorità nazionali a seconda dei processi da certificare. Siamo rimasti solo noi italiani, e purtroppo anche all’interno del settore biologico, ad usare il tema del conflitto di interessi quale bastone contro gli organismi di certificazione e questo squalifica l’intero settore sul piano internazionale.