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CCPB su Energia 24: intervista sulla sostenibilità nelle filiere alimentari

CCPB su Energia 24: intervista sulla sostenibilità nelle filiere alimentari

Energia24, bimestrale del Sole24Ore, pubblica una storia di copertina sulla sostenibilità ambientale con un'intervista a CCPB srl. Fabrizio Piva risponde alle domande della giornalista Chiara Scalco. Qui sotto potete leggere un estratto, il resto nel numero in edicola.

 

Il settore agroalimentare prova a diventare Green. Cosa ne pensa di questa evoluzione? Quanta strada dobbiamo ancora percorrere nel nostro Paese?

Penso che il settore agroalimentare abbia già una quota apprezzabile di "green", basti pensare al biologico ed alla produzione integrata ove il solo biologico rappresenta quasi l'8% della SAU (Superficie Agricola Utilizzata) italiana e la vera Produzione Integrata, una sorta di via di mezzo fra il prodotto biologico e convenzionale, si colloca intorno al 12% della produzione nazionale. Non dimentichiamo che l'Italia è ancora oggi il principale attore europeo per il biologico ed uno dei principali paesi a livello mondiale. Oggi vi è inoltre uno sforzo, che come CCPB stiamo in parte guidando, per applicare i principi ed i criteri della sostenibilità ambientale a molte produzioni con uno schema di certificazione e valutazione degli impatti ambientali (gas serra, consumo idrico, uso del suolo, ecc.) e questa è la strada che dobbiamo percorrere investendo ancor più sulla produzione biologica.

  • Quali vantaggi può trarre un'azienda del settore dal meccanismo di certificazione?

Innanzitutto conoscere le "performances" ambientali del proprio processo ed intervenire per ridurre dei costi di esercizio che così tanto incidono sul costo di produzione; utilizzare queste informazioni per presentarsi al decisore pubblico in modo da sostanziare eventuali richieste di incentivi, sviluppare un'azione di miglioramento futuro dei processi produttivi e sfruttare la leva del marketing comunicando agli "stakeholders" ed al consumatore le bontà che derivano dall'implementazione dei processi produttivi medesimi. La certificazione di questo processo garantisce che non si tratta di un'autodichiarazione, che potrebbe anche essere letta come un'azione di "greenwashing", ma piuttosto un'attestazione di parte terza di un organismo riconosciuto e competente a svolgere tali valutazioni.

  • Nel costo complessivo di un prodotto, quanto incide la certificazione?

Dipende dallo schema adottato. Se pensiamo alla certificazione biologica forse arriva allo 0,005% o meno. Se invece facciamo riferimento ad una certificazione degli impatti ambientali e di sostenibilità, arriva a pesare ancora meno. A questi costi diretti si devono aggiungere ovviamente anche i costi indiretti che l'azienda sostiene per sviluppare e mantenere i processi conformi alla norma in base alla quale ci si deve certificare. Il costo diretto dell'organismo di certificazione non è certo un limite allo sviluppo del settore, anzi oggi ci si deve chiedere se si vuole rimanere in certi mercati oppure no: se la risposta è affermativa è necessario attrezzarsi per adottare politiche di qualità che prevedono anche la certificazione.