Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella pagina: Privacy Policy. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, si acconsente all’uso dei cookie.

Origine ingrediente primario: pubblicate le Linee Guida

Dal 1° aprile 2020 cambieranno le norme per l’etichettatura e sarà obbligatorio applicare le regole previste dall’art. 26 del Reg. 1169/2011 per l’indicazione del paese d’origine o del luogo di provenienza. La norma attuativa (Reg. 775/2018 qui PDF) è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale Europea in data 29/05/2018.

Cosa prevedono le nuove disposizioni

Il Reg. 775/2018 prevede che: quando nell’etichettatura di un prodotto alimentare è presente una qualsiasi indicazione (dicitura, illustrazione, simbolo o termine) che può essere intesa dal consumatore come l’origine o la provenienza dell’alimento stesso e quando questo richiamo territoriale è diverso dall’origine o provenienza dell’ingrediente primario*, è obbligatorio fornire al consumatore l’informazione sulla reale origine o provenienza di quest’ultimo ingrediente primario o almeno indicarlo come diverso da quello dell’alimento. Così, ad esempio, una confezione di “misto legumi secchi” che indica in etichetta “made in Italy” o che presenta la bandiera italiana, laddove il legume che rappresenta più del 50 % di tale misto non fosse di origine italiana, a partire dal 1° aprile 2020, si dovrà inserire, nello stesso campo visivo del “made in Italy” o della bandiera italiana, l’informazione sulla specifica origine o provenienza del legume estero, secondo le modalità illustrate nel Reg. 775/2018.

Le precisazioni da parte della commissione

Anche se in prima lettura la norma sembrerebbe aggiungere all’etichettatura elementi di trasparenza e una maggiore informazione sulla reale origine degli alimenti, nella realtà il nuovo regolamento introduce requisiti di difficile applicazione pratica, in particolare considerando che nel settore alimentare le casistiche sono illimitate e quindi impone valutazioni “caso per caso”, oltre a considerare che la corretta applicazione della norma poco aggiunge in termini di maggiore informazione e trasparenza. Proprio in considerazione delle numerose perplessità, la Commissione Europea ha emanato la Comunicazione 2020/C 32/01 (qui PDF) al fine di assistere i cittadini, gli operatori del settore e le autorità nazionali competenti nell’applicazione delle nuove regole.

Agricoltura biologica lex specialis

Senza entrare nel dettaglio della regolamentazione e dei diversi casi prospettati dalla Comunicazione della commissione a cui si rimanda per tutti gli approfondimenti del caso, ci limitiamo a segnalare che i prodotti biologici godono dell’esenzione dall’applicazione del regolamento in quanto leggiamo che:

Il Reg. n. 834/2007 fornisce un quadro normativo generale per la produzione biologica che comprende disposizioni relative all’uso di termini riferiti a questo tipo di produzione. Tale regolamento definisce, inoltre, le condizioni per l’etichettatura dei prodotti biologici e l’uso del logo UE e stabilisce che, quando viene usato tale logo, deve essere fornita un’indicazione del luogo di provenienza in cui sono state coltivate le materie prime agricole di cui il prodotto è composto. Tali norme forniranno al consumatore informazioni equivalenti a quelle contemplate dall’articolo 26, paragrafo 3. In tale contesto le disposizioni del regolamento relativo agli alimenti biologici devono essere considerate come lex specialis e prevalgono sull’articolo 26, paragrafo 3, del regolamento. Pertanto ogni qual volta sia utilizzato il logo UE per i prodotti biologici, l’articolo 26, paragrafo 3, del regolamento non è applicabile.

La cautela non è mai troppa

La Comunicazione è stata pubblicata dopo alcuni giorni dalla presentazione del Bollettino 3/2020 dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (qui PDF). L’AGCOM ha ritenuto ingannevoli alcune modalità di informazione sull’origine del grano utilizzato nella produzione di pasta di semola di grano duro, come l’eccessiva enfatizzazione dell’italianità del prodotto in assenza di indicazioni contestuali e di pari evidenza grafica sulla provenienza anche non italiana del grano duro con cui si produce la semola. Pertanto, pur considerando l’esenzione per i prodotti biologici dall’applicazione del Reg. 775/2018 riguardo l’indicazione dell’origine dell’ingrediente primario, è bene ricordare che in tutti i casi l’indicazione del paese di origine o del luogo di provenienza deve essere fornita in modo tale da non trarre in inganno il consumatore ed evitare di ingenerare equivoci circa il reale luogo di coltivazione delle materie prime di cui il prodotto è composto.

Per qualsiasi informazione l’ufficio certificazione CCPB rimane a disposizione.

* «ingrediente primario»: l’ingrediente o gli ingredienti di un alimento che rappresentano più del 50 % di tale alimento o che sono associati abitualmente alla denominazione di tale alimento dal consumatore e per i quali nella maggior parte dei casi è richiesta un’indicazione quantitativa