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Biologico in “salute”

Biologico in “salute”

SANA è pur sempre un’occasione di confronto e di aggiornamento sull’evoluzione statistica del biologico, almeno per quanto concerne i dati inerenti aziende, produzione e consumi.

Superficie agricola bio

Da questo punto di vista al 31.12.2018 la superficie agricola utilizzabile (SAU) ha toccato 1.945.045 ha con un incremento sull’anno precedente del 2,6%, mentre il numero degli operatori dediti al biologico è passato da 75.873 a 79.046 con un + 4,2%. La superficie in conversione, che testimonia la crescita delle nuove superfici, è di 467.192 ha ovvero il 23,8% del totale della superficie condotta secondo il metodo biologico, una fetta importante di superficie che contribuirà a fornire nuove produzioni biologiche. Gli orientamenti colturali maggiormente gettonati nel biologico sono in ordine decrescente prati pascoli, foraggere, cereali, olivo, vite ed a seguire le altre tipologie colturali. Sul piano territoriale le Regioni in cui primeggia la superficie biologica sono in ordine decrescente Sicilia (385.356 ha), Puglia (263.563 ha), Calabria (200.904 ha), Emilia Romagna (155.531 ha), Lazio (140.556 ha) e Toscana (138.194 ha) per poi seguire con le altre Regioni; le prime tre Regioni totalizzano comunque il 43,4% dell’intera superficie bio nazionale.

Gli operatori

Analizzando il numero degli operatori, i produttori agricoli, sia esclusivi che non, sono 69.317 (+3,87% rispetto al precedente anno), mentre i preparatori esclusivi hanno totalizzato 9.257 con un + 6,5% rispetto al precedente anno, gli importatori hanno toccato 472 con un +14,8%. Una prima risposta emergente da questi dati è che il settore è sempre più connesso al mercato ed alla conseguente trasformazione e distribuzione, un aspetto questo importante che “smarca” il settore dalla facile attribuzione di settore sostenuto dal contributo pubblico derivante dalla misura agroambientale dei PSR. Valutando la distribuzione territoriale degli operatori, Calabria, Sicilia e Puglia totalizzano 31.041 operatori che rappresentano il 39,26% del totale degli operatori dediti al biologico in Italia, una situazione del tutto analoga al peso delle superfici come precedentemente visto.

I consumi

In termini di mercato la domanda interna di prodotti biologici nel primo semestre del 2019 ha fatto registrare un aumento dell’1,5% rispetto al primo semestre del 2018 che, suddiviso nei vari canali distributivi, ha totalizzato +5,5% nella GDO, + 20,7% nei Discount e – 7,2% nei negozi tradizionali e del cosiddetto “specializzato” che continua a perdere terreno rispetto alle altre forme distributive. Analizzando i singoli comparti il settore dei cereali cresce del 2,3%, quello degli ortaggi del 2,4% mentre quello della frutta cala del 2,3% così come diminuisce del 4,0% quello del latte e dei derivati ed aumenta sensibilmente quello delle uova (+14,3%), dei vini e spumanti (+38,6%) e della carne (+12,7%).

In merito alla distribuzione territoriale delle vendite poche sorprese rispetto al passato, il Nord detiene il 63% dei consumi, Centro e Sardegna il 25% ed il Sud, con Sicilia ed altre isole, il 12%; Nel mezzogiorni si è registrata una crescita del 7% rispetto allo steso periodo dello scorso anno.

Tiene anche l’export e si rafforza così come analizzato in un altro articolo di questa newsletter.

Un aspetto su cui fare particolare attenzione è la riduzione del prezzo alla produzione, in concomitanza con l’aumento dei volumi commercializzati. Un prezzo troppo basso rischia oggi di scoraggiare le imprese produttrici che devono confrontarsi con un costo di produzione ancora ben più alto dell’analogo convenzionale e con un impegno burocratico ben superiore rispetto a solo qualche anno addietro. Ciò sta portando anche ad una contrazione dei margini di guadagno per chi trasforma e distribuisce. Il biologico deve fare attenzione a non ricalcare quanto avvenuto, ed ancora in corso, per il settore convenzionale con una pressione al ribasso dei prezzi e con la riduzione a “commodity”.