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Si può fare di più senza essere eroi

Si può fare di più senza essere eroi

Ho titolato questa breve riflessione parafrasando il ritornello di una canzone popolare italiana degli anni ’80 di Tozzi, Ruggeri, Morandi. Una canzone che inneggiava alla responsabilità e con la quale vorrei introdurre l’ultimo rapporto pubblicato dalla Corte dei Conti Europea (ECA), avente ad oggetto il Sistema di Controllo Europeo dei prodotti biologici il cui titolo recita “Il sistema di controllo per i prodotti biologici è migliorato, ma rimangono da affrontare alcune sfide” (qui PDF).

Un miglioramento generale

Il rapporto parte dall’ultimo report, realizzato nel 2012, per mettere in risalto come il sistema di controllo sia migliorato e come gli Stati Membri si siano adoperati per migliorare i propri sistemi di controllo apportando modifiche al quadro normativo, oltre che migliorando il coordinamento con gli organismi di accreditamento o gli orientamenti per la vigilanza degli organismi di controllo. Manca ancora una certa capacità di armonizzazione in ambito UE e talvolta la rendicontazione negli Stati Membri è lenta e incompleta.

La Corte ha acceso i riflettori in particolare sulle importazioni da paesi terzi, nonostante la quota di prodotti biologici importati nell’UE sia minoritaria rispetto al consumo totale. A questo proposito si tenga presente che gli organismi di controllo equivalenti con il Reg CE 834/2007 certificano all’incirca l’80% dei prodotti biologici importati, mentre la rimanente quota del 20% proviene dai paesi ritenuti equivalenti dalla Commissione UE al Reg CE 834/2007. La Corte ha potuto appurare come il livello reputazionale del sistema di controllo sia passato dal 2012 al 2013/14 da “critico” ad accettabile riducendo di fatto il rischio.

La questione residui e la sicurezza del consumatore

La Corte ha potuto rilevare come nel mercato interno dei prodotti biologici la presenza di residui non ammessi (con una soglia di norma >0,01 ppm) incida per il 6,5% dei campioni prelevati a fronte di un 44% di campioni provenienti dal settore agroalimentare convenzionale, con soglie in genere ben più elevate in quanto corrispondenti ai R.M.A.

Ora, rispetto al 2012, il sistema di controllo europeo dei prodotti biologici UE fornisce maggiore sicurezza ai consumatori UE e la Corte si è concentrata sui miglioramenti introdotti dopo il 2012, ha appuntato la sua attenzione sul livello di garanzia fornito dal sistema di controllo sui prodotti importati e svolgendo un esercizio di tracciabilità. Nel corso del 2017/18 la Corte ha valutato documentalmente e ha avuto colloqui con le DG Agri e DG Salute, con 6 stati membri fra cui l’Italia, 2 visite a 2 stati membri (Bulgaria e Repubblica Ceca, valutazione documentale del sistema in Norvegia (EFTA), partecipazione a due visite della DG Salute in Messico e Ucraina e riunioni con vari stakeholders del biologico in ambito Europeo (Ifoam UE, EOCC, etc).

Alcune debolezze su cui lavorare

A livello interno sono state riscontrate alcune debolezze fra cui: verifiche fatte verso la fine dell’anno quando non sempre sono coerenti con i processi produttivi (Italia), mancanza di elenchi pubblici degli operatori e dei relativi certificati (Francia), in Andalusia i controlli dell’Autorità competente non sono ben documentati, in Bulgaria e Repubblica Ceca non è stato applicato correttamente l’approccio del rischio così come in Bulgaria non sono stati comminati i provvedimenti a suo tempo decisi. Inoltre, la Corte ha rilevato che è necessario indagare circa la presenza dei residui anche tramite prelievi di foglie, terreno ed altre matrici e non solo concentrarci sul prodotto. Sempre in ambito interno è opportuno che vi sia una migliore comunicazione fra organismi di controllo ed organismi pagatori considerando che i produttori biologici sono destinatarib di sussidi pubblici connessi al metodo i produzione.

Tempi di risposta e circolazione informazioni

Nell’ambito delle comunicazioni è necessario migliorare i tempi di risposta degli OFIS (30 giorni): nel 2016 i tempi di risposta erano al di là del limite nel 60% dei casi mentre nel 2017 era l’85%.

Per quanto attiene la sorveglianza dei sistemi di controllo in import da paesi terzi è necessario infittire gli audit in modo da tenere maggiormente sotto controllo tali sistemi. Dal 2012 al 2018 la Commissione ha controllato 25 organismi equivalenti per un paese, si tenga presente che a giugno 2018 erano 57 gli organismi equivalenti autorizzati per alcune decine di paesi. La Corte, infatti, ha concluso che l’attività di verifica della Commissione deve essere aumentata di frequenza. In termini di paesi terzi equivalenti la Commissione ha eseguito 10 audit dal 2102 interessando 8 paesi terzi.

Un altro elemento di miglioramento è stato individuato nel miglioramento dello scambio di informazioni fra paesi terzi e Commissione.

Rintracciabilità

La Corte ha infine appuntato la sua attenzione sulla rintracciabilità evidenziando debolezze. La Corte ha selezionato 105 prodotti chiedendo di risalire al produttore agricolo anche oltrepassando la frontiera UE. Per i prodotti di origine UE i risultati sono stati migliori rispetto a quelli extra UE e migliori anche rispetto al 2012. Nonostante questo in alcuni casi non si è riusciti a risalire al produttore agricolo e le verifiche hanno comportato un dispendio di tempo > 3 mesi, i motivi di tali ritardi sono dovuti alla complessità delle filiere, alle banche dati, ove presenti, non armonizzate a livello europeo ed alla mancanza di coordinamento fra le autorità degli Stati Membri.

La relazione, le raccomandazioni emerse e le azioni correttive predisposte dalla Commissione denotano che il sistema di controllo europeo per i prodotti biologici garantisce il cittadino europeo ed è ovviamente migliorabile come qualsiasi altro sistema di qualità, ai responsabili e non … agli eroi il compito di migliorarlo