Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella pagina: Privacy Policy. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, si acconsente all’uso dei cookie.

Xylella e agricoltura biologica

Xylella e agricoltura biologica

Il cosiddetto "Decreto Centinaio" 5 ottobre 2018 del MiPAAFT (qui PDF) pur confermando l’impianto generale del DM 13 febbraio 2018 – noto come “Decreto Martina” - apporta alcune modifiche, concernenti, nello specifico, le misure di emergenza per la prevenzione, il controllo e l’eradicazione di Xylella fastidiosa nel territorio della Repubblica Italiana.

Cosa dice il decreto

Le modifiche introdotte allo scopo di far fronte alle problematiche del batterio che sta decimando gli olivi in Puglia, riguardano essenzialmente la modifica e l’aggiornamento della zona infetta; le misure di lotta agli adulti del vettore, con la riduzione da quattro a due del numero minimo di trattamenti insetticidi obbligatori da somministrarsi non più tra maggio e dicembre ma tra maggio e ottobre.

Cosa cambia per il biologico

In riferimento al Decreto 5 ottobre 2018, si porta all’attenzione delle aziende biologiche, quanto disposto nell’allegato I, punto 6, inerente i “Trattamenti nei confronti dell’insetto vettore Philaenus Spumarius in oliveti condotti secondo il metodo dell’agricoltura biologica con prodotti fitosanitari autorizzati per tale uso, ma non ammessi per la produzione biologica nelle zone delimitate, ai sensi di quanto previsto dal Reg. 889/208 art. 36, comma 4, lettera A):

Fatto salvo, per le aziende in conversione, il normale termine del periodo di conversione secondo quanto disposto dai Regolamento CE 834/2007 e CE 889/2008, per gli appezzamenti investiti ad oliveto che ricadano nelle zone delimitate, in cui vengano eseguiti trattamenti nei confronti di Philaenus spumarius con prodotti autorizzati per tale uso, ma non ammessi per la produzione biologica, il periodo di conversione è ricalcolato partendo dalla data del primo trattamento obbligatorio dell’anno con i prodotti citati e si considererà terminato solo quando, nel suolo e nel vegetale, si sia accertato analiticamente un livello di residui della/e sostanza/e attiva/e impiegata/e non superiore a 0,01 mg/kg.

In ogni caso, il raccolto successivo al trattamento non può essere commercializzato con riferimento al metodo di produzione biologico.

Questo con grandi ripercussioni economiche ed ambientali per le aziende biologiche che perderanno i requisiti per la certificazione e dovranno riaffrontare il periodo di conversione.