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Le insidie della “diffida” nel biologico

Le insidie della “diffida” nel biologico

Da mesi MiPAAFT e Regioni stanno mettendo a punto un nuovo decreto che sostituisce il DM del 20.12.2013 (qui PDF) e quello successivo che definisce tempi e modalità di comunicazione dei provvedimenti agli operatori del biologico, anche a seguito di quanto previsto nel D. Lgs. 20 del 23.02.2018 (qui PDF).

Diffide, inosservanza e inadempienze

Al momento in cui scriviamo non sappiamo se il nuovo DM è stato già approvato in Conferenza Stato-Regioni, ma sembra che anche le diffide, provvedimenti assunti a seguito di un’inosservanza, contribuiscano, se recidive entro un determinato lasso di tempo, a far scattare provvedimenti di gravità maggiore ovvero, in ordine di gravità, soppressioni, sospensioni ed esclusioni.

È d’obbligo sottolineare che le inosservanze sono inadempienze di lieve entità che non compromettono la conformità del processo di produzione o del sistema di autocontrollo sul metodo di produzione o della gestione della documentazione. Nel Reg. CE 834/2007 vengono citate le sole irregolarità ed infrazioni che determinano situazioni tali da generare la perdita della conformità al prodotto ed al processo produttivo.

Conseguenze della diffida

Applicare la recidiva anche per le inosservanze e, quindi, per le conseguenti diffide significa accelerare il percorso verso la soppressione, la sospensione e l’esclusione con le conseguenti sanzioni pecuniarie per queste ultime due categorie di provvedimenti in quanto il D. Lgs. 20 prevede rispettivamente la sanzione pecuniaria da 6.000 a 18.000 euro, per le sospensioni, e da 10.000 a 30.000 euro per le esclusioni, ad eccezione di quelle per morosità.

L’applicazione del provvedimento di diffida è spesso conseguente ad una gestione approssimata della documentazione aziendale (notifica, PAP, etc.) che non determina situazioni di pericolo per la conformità dei prodotti; in particolare nelle verifiche ispettive successive all’avvio nel sistema di controllo talvolta si possono riscontrare anche 2 o 3 diffide legate a queste problematiche.

Sospensione e soppressione

In questi casi l’azienda subirebbe una soppressione e/o una sospensione in fase di avvio e questo sarebbe sproporzionato negli effetti rispetto all’obiettivo che la diffida si propone. Già oggi accanto ad una diffida non rispettata, vi è una diffida ultimativa e successivamente si passa ai provvedimenti di gravità superiori, ma non una recidiva per una diffida che l’azienda, ad esempio, dovesse ricevere nella stessa area o codice di attività nell’arco di 24 o 36 mesi di tempo.

Procedendo in questo modo, con il combinato disposto del D. Lgs., le aziende si troverebbero a dover subire una penalizzazione eccessiva solo per il fatto di aver scelto di produrre nel rispetto del metodo biologico.