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Vino biologico: modificate le disposizioni attuative nazionali

Vino biologico: modificate le disposizioni attuative nazionali

La campagna vitivinicola sta entrando nel vivo, ritagliamo quindi un piccolo spazio per una breve nota informativa sull’utilizzo di sostanze e prodotti ammessi in cantina.

Un breve excursus normativo

Come noto le norme sulla vinificazione biologica sono state emanate solo nel 2012 quando, dopo 20 anni di vuoto normativo, è stato pubblicato il Reg 203/2012 (qui PDF) che ha modificato ed integrato il Reg. 889/2008 aggiungendo a quest’ultimo il Capitolo 3 bis (che indica le pratiche autorizzate e quelle vietate nella trasformazione delle uve biologiche) e l’Allegato VIII bis (qui PDF). Proprio quest’ultimo allegato specifica l’elenco delle sostanze (additivi e coadiuvanti) ammesse nella produzione del vino biologico ed indica le relative restrizioni sul loro utilizzo, rispetto alla lista dei prodotti autorizzati per la produzione enologica prevista dal Reg 606/2009.

Senza entrare nel dettaglio dell’elenco, ci soffermiamo su quei prodotti di origine agricola che nell’elenco sono contrassegnati con i simboli (1) e (2). Si tratta di: -Lieviti - Gelatina alimentare - Proteine vegetali ottenute da frumento o piselli - Colla di pesce - Ovoalbumina - Tannini - Gomma Arabica. Per queste sostanze non vengono specificate restrizioni per l’uso, tuttavia il Regolamento n. 889/2008 con l’articolo 29 quater precisa: “Se disponibili sono utilizzati i prodotti e le sostanze indicati nell’allegato VIII bis del presente Regolamento e contrassegnati con un asterisco, ottenuti da materie prime biologiche”. Gli operatori devono quindi dare preferenza a prodotti e sostanze che hanno una certificazione rilasciata ai sensi del Reg. 834/2007 sull’agricoltura biologica e nel solo caso non risultino disponibili come tali, è possibile ripiegare su prodotti e sostanze non biologici. 

Procedura per l’utilizzo di prodotti e sostanze non biologiche

Il legislatore ha considerato la possibilità che le sostanze sopra elencate possano essere non reperibili o essere prodotte in quantità insufficiente e quindi in questi casi il regolamento ammette l’impiego di sostanze convenzionali. Devono essere però i produttori di vino biologico a dimostrare al proprio ente di certificazione ed alle eventuali autorità di controllo che le sostanze impiegate non erano disponibili come “ottenute da materie prime biologiche”. La procedura per dimostrare la mancanza di disponibilità è descritta dettagliatamente nell’allegato del Decreto 08 maggio 2018 (qui PDF) , e prevede che per ciascuna campagna vitivinicola, gli operatori debbano trasmettere una richiesta (tramite fax o Posta Elettronica Certificata) ad almeno due fornitori per chiedere la disponibilità di una o più delle suddette sostanze certificate come “ottenute da materie prime biologiche”. Solo nel caso dei LIEVITI, deve essere richiesta anche la disponibilità di prodotto certificato come “biologico”. In caso le richieste abbiano esito negativo gli operatori sono autorizzati ad utilizzarla/e come non biologiche (con dichiarazione del fornitore per l'assenza di OGM).

Il citato Decreto 08 maggio 2018, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 27/06/2018, abroga il decreto 15992 del 12/07/2012 e modifica leggermente la precedente procedura: sono diminuiti il numero di operatori a cui inviare le richieste (prima era obbligatorio inviarle ad almeno tre operatori), non è più previsto che le richieste vengano inviate ad operatori biologici (il decreto parla solo di "fornitori"), richiede di inviare le richieste tramite FAX o PEC (in precedenza era possibile anche una semplice email). Richieste inviate e risposte devono essere adeguatamente conservate in azienda.

Significato di “sostanze ottenute da materie prime biologiche”

Il legislatore, con il nuovo Regolamento sulla vinificazione biologica, ha introdotto una nuova categoria di prodotti, le “sostanze ottenute da materie prime biologiche” appunto, che di biologico hanno solo la materia prima. Ad esempio, una “gomma arabica ottenuta da materie prime biologiche” sarà prodotta a partire da acacia biologica ma il processo produttivo della gomma stessa potrebbe non essere in linea con i principi e gli obiettivi dell’agricoltura biologica, incluso l’eventuale aggiunta di additivi e/o ausiliari. I produttori di queste sostanze devono essere tuttavia anch’essi degli operatori controllati e certificati e gli organismi di controllo chiamati a rilasciare la relativa certificazione devono verificare esclusivamente l’origine biologica dell’acacia di partenza (nel caso della gomma arabica) e quindi, accertato questo aspetto, devono rilasciare un Documento Giustificativo ed un Certificato di Conformità così come previsto dalle disposizioni nazionali di cui alla nota 29104 del 23/07/2013 (qui PDF)

Nulla vieta ovviamente che per i prodotti in questione si possa ottenere la certificazione di “prodotto biologico”, se l’operatore riesce a dimostrare che oltre alle materie prime anche l’intero processo di produzione (incluso l’eventuale utilizzo di ulteriori additivi ed ausiliari di fabbricazione) è conforme alle norme di produzione biologica. In questi casi gli operatori, oltre ad essere in possesso di documenti della certificazione (Documento Giustificativo e Certificato di Conformità) che specificano che si tratta di un “prodotto biologico”, possono anche etichettare il prodotto utilizzando il logo europeo dell’agricoltura biologica, logo vietato per le “sostanze ottenute da materie prime biologiche”.

Sia vengano utilizzati prodotti “biologici” che “ottenuti da materie prime biologiche”, il produttore di vino biologico dovrà mantenere in azienda e mettere a disposizione degli organismi di certificazione e delle autorità di controllo una copia dei documenti della certificazione del fornitore.

Per qualsiasi dubbio o richiesta chiarimento gli uffici del CCPB sono a completa disposizione.