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30 anni di biologico: da brutto anatroccolo a cigno

30 anni di biologico: da brutto anatroccolo a cigno

SANA ci fornisce l’occasione per riflettere non solo sul biologico ma, più in generale, sulla qualità dei processi produttivi e sulla loro sostenibilità in sintonia con i driver più importanti che stanno orientando le scelte di consumo.

30 anni

Dopo trent’anni di SANA, che coincidono con il trentesimo di CCPB, allora Consorzio per il Controllo dei Prodotti Biologici, abbiamo materiale ed esperienze che ci consentono una retrospettiva abbastanza completa per riflettere sul passato e, soprattutto, per ragionare di futuro. In 30 anni il biologico, almeno sul piano mercantile, si è trasformato da “brutto anatroccolo a cigno”; la sensibilità del consumatore ha virato verso scelte di consumo ambientalmente consapevoli con una velocità di penetrazione del mercato inaspettata e per molti aspetti incredibile. Ciò non è stato solo un successo di mercato, ma piuttosto un’opportunità del e per il nostro sistema produttivo nazionale considerando il ruolo di primo piano in ambito internazionale assunto a partire dall’inizio degli anni 2000 e la tumultuosa crescita della domanda interna registrata a partire dal 2008-2009, proprio in coincidenza della più grave crisi economica internazionale dal secondo dopo guerra. Una crescita che ha portato il nostro sistema a competere su tutti i mercati mondiali, forte di un export che incide per circa il 40% del fatturato bio nazionale (2 miliardi di Euro sui 5 totali).

Il biologico per tutti

Ricerca, sperimentazione, tecnologia, intuito, volontà ed investimenti hanno dato maggiore efficienza ai processi produttivi e aumentato la qualità dei prodotti ottenuti, ovvero hanno reso più attraenti i prodotti biologici sia sul piano della qualità che del prezzo. Con uno slogan potremmo affermare “il biologico per tutti”, uno dei primi slogan con cui CCPB trent’anni or sono declinava il proprio impegno a favore di un settore tecnologicamente avanzato, proiettato verso il futuro e non certo intento a riscoprire e riproporre il mero passato. Un biologico in cui certificazione e qualità devono andare di pari passo, la certificazione come strumento di maggiore competitività a vantaggio di un sistema produttivo che desidera migliorare le proprie posizioni e non solamente quale strumento “notarile” e burocratico per attestare la conformità ad un metodo oggi oggetto di, forse, troppi disposti normativi.

Ricerca, sperimentazione e tecnologia

Oggi il biologico è divenuto un fenomeno di massa e sta crescendo sempre più; da più parti sono molti i timori per un suo svilimento. Non dobbiamo, però, temere un biologico in crescita così come un posizionamento di mercato che vada oltre il “segmento”, quasi a protezione di coloro che per primi sono entrati in questo mercato. È sicuramente necessario accompagnare la crescita con azioni di ricerca, sperimentazione, assistenza tecnica e normativa in linea con le dimensioni che il settore sta assumendo affinché sia preservata la credibilità verso il consumatore e l’efficienza nell’ambito dei sistemi produttivi. Sul piano produttivo sono ancora molti i “gap” tecnologici che il settore è costretto a superare scontando aumenti di costo che si riverberano sul prezzo e sul “delta” commerciale con gli analoghi prodotti convenzionali.

Qualità e certificazione

In questi trent’anni anche quello che, in modo un po’ frettoloso ed indistinto, chiamiamo convenzionale è cambiato. La richiesta di sostenibilità da parte del mercato ha influito positivamente su tutti i processi produttivi e come CCPB fin da subito abbiamo voluto impegnarci per garantire il raggiungimento di determinate caratteristiche con i controlli di qualità e la certificazione. Il biologico stesso ha favorito una crescita sostenibile di altri percorsi produttivi, se non altro per aver mutuato tecniche dal biologico e cercato di “verticalizzare” alcuni elementi specifici di questo metodo produttivo

Nei prossimi trent’anni il biologico si dovrà misurare con esigenze sempre più alla ricerca di sostenibilità ambientale e sociale e con processi produttivi convenzionali orientati verso queste direzioni; per questo il biologico dovrà continuare a trovare i tratti distintivi che gli consentiranno di rispondere a consumatori alla ricerca di “qualcosa in più.