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Il rame “sulla graticola”

Il rame “sulla graticola”

Prendo spunto dall’ultima nota diramata dal Mipaaf, in materia di utilizzo del rame come fertilizzante quale microelemento ammesso in agricoltura biologica (qui PDF), per riflettere su come certe scelte possano incidere pesantemente sulla sostenibilità dei processi produttivi.

Il rame in agricoltura biologica

La nota richiama correttamente l’attenzione del settore ad utilizzare tale elemento in presenza di una dimostrata necessità tecnica che, nel caso specifico deve consistere in una documentata carenza nutrizionale della coltura relativamente al rame. In realtà in agricoltura biologica qualsiasi utilizzo di fertilizzanti o di prodotti fitosanitari deve essere giustificato e sia il Reg CE 834/2007 che il DM 18354 (in fase di superamento con altro DM non ancora pubblicato), prescrive quali siano gli elementi tali da dimostrare all’organismo di certificazione la necessità dell’intervento.

A questo proposito occorre ricordare che non è l’organismo di certificazione a dover attestare la carenza o la necessità dell’intervento in quanto questo non svolge, e non può svolgere, alcuna funzione consulenziale nello specifico settore biologico. Deve essere l’operatore, o un suo consulente, a dover dimostrare la necessità di intervenire con il rame in funzione fertilizzante. A tal fine si ricorda, anche, che in agricoltura (non solo in quella biologica!) non è legale utilizzare un prodotto autorizzato per la fertilizzazione come prodotto fitosanitario anche nel caso in cui il preparato dovesse vantare e svolgere funzioni di protezione delle colture.

I sali di rame

Tale tematica si inserisce in un contesto storico in cui l’UE ha deciso di prorogare l’uso dei sali di rame in agricoltura, a scopo di difesa, fino al 31.01.2019, essendo stati candidati alla sostituzione nel 2015. L’UE sembra si stia orientando a concedere l’autorizzazione all’uso dei sali di rame per ulteriori 5 anni per un quantitativo massimo annuo pari a 4 Kg/ha di rame metallo senza concedere la possibilità di mediare il quantitativo annuo in 5 anni di applicazione. Tale scelta, dettata dal fatto che il rame è un metallo pesante che si accumula e svolge un ruolo negativo sulla fauna del suolo e sui prodotti che ingeriamo quando è presente in quantità eccessiva, mette in pericolo l’agricoltura biologica mediterranea che ha condizioni agro meteo ben differenti dal centro nord Europa e necessita di continui interventi a scopo di difesa. Se valutiamo le conseguenze ambientali derivanti dall’eliminazione o dalla forte riduzione del rame in agricoltura convenzionale, sicuramente potremmo assistere ad un incremento nell’ utilizzo di fungicidi di sintesi con profili eco tossicologici ben peggiori rispetto al rame.

La ricerca può aiutare

Considerato l’elevato rischio derivante dal blocco dell’uso dei Sali di rame, è necessario accelerare in materia di ricerca e sperimentazione per aumentare contemporaneamente le conoscenze sull’epidemiologia delle crittogame e circa l’utilizzo di sostanze alternative al rame che possano ridurne le dosi o sostituirlo, nella speranza che vi siano aziende interessate alla loro registrazione. Cito a proposito il progetto nazionale, “Alt.Rame in Bio” ormai concluso da più di 1 anno, da cui è emerso come in molti casi sia possibile ridurre le dosi di rame accompagnandole ad altre sostanze ed in alcuni casi, pochi a dire il vero, anche sostituirlo.

È essenziale che in ambito europeo siano tenute in considerazione le esigenze dell’agricoltura mediterranea e che la riduzione d’uso del rame sia collegata ed accompagnata ad un aumento nella conoscenza per trovare strategie di protezione efficaci.