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Ma chi controlla i controllori dei controllori?

Ma chi controlla i controllori dei controllori?

Una rubrica di un famoso settimanale di enigmistica si chiama “Forse non tutti sanno che…”. Forse non tutti sanno che anche i controllori dei controllori sono a loro volta oggetto di verifiche e controlli da parte di altri Enti o Autorità. Lo spunto per queste brevi note nasce, oltre che dalla recente normazione nazionale sull’agricoltura biologica, anche dallo svolgimento (ancora in corso mentre scriviamo) del recente audit in Italia da parte dei servizi della Commissione Europea, sull’attuazione del sistema di controllo indicato dal Reg. CE 834/2007.

Chi controlla i controllori

Nel caso specifico, parlando appunto di agricoltura biologica, le norme di riferimento delineate da ultimo con l’art. 3 del D.Lgs. n. 20/2018, prevedono un sistema di vigilanza sugli Organismi di Certificazione (OdC) esercitato dall’Autorità competente nazionale (il Ministero della politiche agricole alimentari e forestali) tramite il proprio Dipartimento dell’Ispettorato Centrale della Tutela della Qualità e Repressione Frodi dei prodotti agroalimentari (ICQRF), in collaborazione e coordinamento con le Autorità regionali e le Province Autonome di Trento e Bolzano, nell’ambito dei territori di loro competenza. Questi Enti sono in pratica i cosiddetti “controllori dei controllori”, elemento fondamentale per fornire al sistema di controllo, come previsto dalla regolamentazione comunitaria, le valenze di garanzia e di tutela sia dei consumatori che della corretta concorrenza sul libero mercato.

A loro si affianca l’operato del Comando unità forestali, ambientali e agroalimentari dei Carabinieri e anche l’attività dell’Ente unico nazionale di accreditamento, ACCREDIA, quest’ultimo non direttamente coinvolto nelle attività di vigilanza, ma, tramite l’accreditamento obbligatorio previsto dalla regolamentazione comunitaria, è sicuramente da annoverare tra gli elementi di garanzia e tutela sopracitati.

Il ruolo della DG SANTE della Commissione Europea

L’attuazione da parte dei singoli Stati membri delle regole comunitarie è a sua volta sottoposta a specifiche verifiche da parte dei servizi della Commissione, ma non solo. Questa tipologia di audit è pianificata e condotta dalla DG SANTE (ex FVO – Food and Veterinay Office) e rientra in un programma molto più ampio di audit nell’area della qualità e della sicurezza degli alimenti, salute e benessere degli animali, e salute delle piante. Tali audit sono condotti sia negli Stati membri che nei Paesi candidati ad entrare nell’Unione, nonché anche in Paesi terzi; il programma 2018 può essere reperito qui, e sul medesimo sito sono inoltre disponibili sia i programmi che i rapporti degli audit condotti sin dal 1998.

Cosa succede nel biologico

Con riferimento all’agricoltura biologica, gli obiettivi di tali audit sono quelli di valutare il sistema di controllo della produzione e dell’etichettatura come attuato dai singoli Stati membri, a tutti gli stadi di produzione, preparazione e distribuzione dei prodotti biologici, nonché di valutare l’utilizzo delle indicazioni che si riferiscono alla produzione biologica. A ciò va aggiunto anche lo scopo di fornire un equo e bilanciato rapporto sulla situazione del Paese interessato, contribuire all’applicazione uniforme della legislazione europea e raccogliere esempi di buone pratiche di applicazione, contribuire allo sviluppo delle politiche comunitarie ed aumentarne la trasparenza.

Audit 2018 sul sistema Italia del bio

In questi giorni, come anticipato in apertura, si è tenuto un audit sul sistema di controllo relativo alla produzione e all’etichettatura dei prodotti biologici, il che ha previsto, oltre alla verifica della chiusura di eventuali rilievi ancora aperti dall’audit precedente svoltosi nel 2013, anche l’esame della normativa nazionale di settore, la vigilanza sugli OdC (ivi incorporando anche l’attività dell’organismo di accreditamento), i controlli effettuati direttamente sul mercato da parte delle Autorità competenti, la gestione della banca dati sementi, i controlli sulle importazioni ed i controlli sulle sovvenzioni agricole. In sintesi: l’intero “sistema Italia”.

Le principali fasi dell’audit sono:

  • incontro di apertura il 5 giugno con le Autorità competenti nazionale, regionali e con gli altri Enti coinvolti;
  • campionamento di alcuni prodotti presso un distributore, finalizzato ad un esercizio di tracciabilità per risalire fino ai produttori delle materie prime utilizzate;
  • visita a due OdC e osservazione di due ispezioni condotte presso un trasformatore ed un produttore agricolo;
  • osservazione di un controllo ufficiale presso un distributore;
  • riunione finale e chiusura dell’audit il giorno 13 giugno.

Concluse tali attività, entro i 20 giorni successivi sarà reso disponibile un rapporto di audit in bozza, che potrà essere commentato dall’Autorità competente nazionale, dopodiché sarà finalizzato dal Gruppo di Audit e quindi distribuito a tutti gli Stati membri, al Parlamento Europeo e pubblicato sul sito della DG SANTE, reperibile al link sopraindicato. Questo rapporto includerà raccomandazioni volte a soddisfare eventuali carenze riscontrate, cui l’Autorità competente dovrà dare riscontro anche tramite un piano di azioni correttive che potranno essere oggetto di follow-up da parte della DG SANTE.

Audit precedenti

Non è il primo audit con cui il “sistema Italia” si è misurato, ne furono condotti altri due nel 2000 e nel 2013, seguendo la stessa metodologia. A questi possiamo aggiungere anche l’audit della Corte dei Conti Europea (cfr. Rapporto Speciale n. 9/2012 sul sistema di controllo della produzione biologica, disponibile qui che nel 2010 effettuò una serie di verifiche presso vari Stati membri (tra cui l’Italia) al fine di rispondere al quesito: ”il sistema di controllo relativo ai prodotti biologici fornisce sufficienti garanzie riguardo al rispetto degli obblighi fondamentali in materia di produzione biologica, trasformazione, distribuzione e importazione?” attenzionando in tali verifiche gli adempimenti che debbono essere messi in atto dalle varie istituzioni, Commissione Europea compresa.

Controlli su ACCREDIA

Aggiungiamo infine che anche l’Ente unico nazionale di Accreditamento ACCREDIA (che possiamo annoverare quale altro “controllore dei controllori”), in quanto membro di EA (European Accreditation) è soggetto all’attività di peer evaluation prevista da tale organizzazione. Precisiamo che EA è riconosciuto dalla Commissione Europea in accordo all’art. 14 del Reg. CE 765/2008, per condurre l’attività di peer evaluation sugli Enti di accreditamento in tutta Europa. Questi sono valutati in base allo standard internazionale ISO/IEC 17011 e ad altri standard pertinenti, quali quelli regolamentari come il Reg. CE 834/2007 relativo appunto alla produzione ed all’etichettatura dei prodotti biologici.

Chi controlla i controllori dei controllori

Volendo tentare una sintesi, ci troviamo di fronte ad un sistema strutturato in modo tale che ogni “attore” sia controllato, quindi non solo gli operatori che ne sono alla base, ma anche gli OdC (i controllori) tramite l’attività di vigilanza e accreditamento (i controllori dei controllori); le autorità di vigilanza e gli enti di accreditamento sono a loro volta soggetti alla supervisione di altri Enti, quali i servizi della Commissione ed EA (i controllori dei controllori dei controllori), nonché la Commissione stessa è oggetto di valutazione da parte della Corte dei Conti Europea. Nel corso di tutte queste attività sono frequentemente registrati rilievi, relativi a carenze nell’applicazione del sistema, che devo essere letti appunto come opportunità per il miglioramento dello stesso, sia a livello nazionale che a livello comunitario.

Questa moltitudine di controlli a più livelli e a volte reciproci rappresenta un elemento di garanzia e assicura la conformità al mercato ed al consumatore dei prodotti biologici confermando le ottime performances fino ad ora raggiunte da quelli italiani.