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Etichettatura dei prodotti biologici: quali novità

Etichettatura dei prodotti biologici: quali novità

In questi giorni numerose aziende hanno ricevuto dal CCPB la comunicazione con oggetto: Etichettatura prodotti biologici a marchio del distributore (qui PDF).

Novità della normativa

La lettera segue la nostra breve anticipazione pubblicata in occasione della newsletter di aprile e descrive una importante novità normativa che interessa un consistente numero di aziende che etichettano prodotti biologici. L’obiettivo di questo breve intervento è di approfondire la vicenda informando un numero più ampio possibile di aziende, al fine di evitare spiacevoli sorprese, anche alla luce dell’ultimo decreto controlli di cui si è ampiamente dibattuto.

Con la Circolare attuativa n. 26305 del 10 aprile 2018, il MiPAAF ha messo la parola fine ad una questione aperta ormai dal lontano 2011 quando la Commissione Europea, a seguito di una specifica interrogazione, aveva già resa nota la propria posizione nei confronti delle indicazioni da utilizzare sulle etichette/confezioni realizzate a marchio del distributore. Con la nota del 3 marzo 2011 l’esecutivo dichiarava (qui PDF)

"nel caso in cui il prodotto, già imballato ed etichettato, sia venduto da un altro operatore diverso dall'operatore responsabile dell'etichettatura, non è accettabile sostituire il numero di codice dell'operatore che ha effettuato la fase finale di preparazione, vale a dire l’attività di etichettatura, con il numero di codice dell'ente di controllo dell'operatore che vende il prodotto sul mercato. Lo stesso vale per il subappalto, nel qual caso il numero di codice dell'organismo o dell'autorità di controllo che esegue il controllo della fase finale della preparazione (etichettatura o modifica di quest'ultima) deve anche comparire sull'etichetta del prodotto, indipendentemente dalla proprietà legale del prodotto durante il processo di etichettatura".

Nonostante ciò, in Italia abbiamo mantenuto la ferma convinzione che i riferimenti alla certificazione dovessero essere quelli del distributore in quanto soggetto responsabile delle informazioni che egli stesso decide di inserire in etichetta, supportati in questa tesi proprio dalle definizioni fornite dal Regolamento 834/2007. Quindi, nel tentativo di far rivedere la posizione iniziale, ad ottobre 2017 il MiPAAF ha inviato una nuova ed articolata richiesta alla Commissione Europea (qui PDF).

Cosa dice la Commissione Europea

La risposta della Commissione (qui PDF) è stata inequivocabile: “[…] l’utilizzo del codice dell’organismo di controllo di un distributore sui propri prodotti a marchio, nel caso in cui tale distributore affidi l'attività di etichettatura ad altri operatori, è non in linea con l'articolo 24, paragrafo 1, del regolamento (CE) n. 834/2007”.

Ne deriva quindi che, qualora un distributore affidi a terzi l’etichettatura del proprio prodotto a marchio, nell’etichetta dello stesso deve obbligatoriamente comparire il codice dell’Organismo di controllo dell’operatore che ha svolto l’attività di etichettatura e cioè, secondo le indicazioni fornite dal MIPAAF, dell’operatore che ha effettuato fisicamente l’operazione di apposizione dell’etichetta, anche nel caso in cui detto fornitore operi in uno Stato diverso da quello del distributore (vedere nota 35583 del 04/05/2017 ). In aggiunta, come previsto dal Decreto 18354 del 27/11/2009, e solo per la commercializzazione dei prodotti sul territorio italiano, devono essere indicati il codice identificativo (preceduto dalla dicitura “operatore controllato n”) e la ragione sociale dell’operatore che fisicamente appone le etichette. Volontariamente, potranno essere aggiunti in etichetta anche i riferimenti alla certificazione del distributore purché siano resi chiari al consumatore i diversi ruoli rivestiti dai due operatori.

Cosa sarà del futuro

La citata nota del 04 aprile 2018 non entra nel dettaglio della vicenda, non fa alcun cenno riguardo le obiezioni sollevate dalla Commissione circa le informazioni aggiuntive previste solo a livello italiano, non specifica inoltre i tempi per l’adeguamento e/o per lo smaltimento delle etichette/confezioni già stampate alla data di invio della circolare, ma si limita a “invitare” gli organismi di controllo ad adeguarsi.

Come già anticipato nella newsletter di aprile, per il CCPB la posizione dell’Italia era corretta, mentre, a parere di chi scrive, la nuova procedura crea non pochi disagi alle imprese italiane e non aggiunge nulla in termini di garanzia al consumatore o in termini di rintracciabilità dei prodotti ma, come sempre, ci adegueremo, ci conformeremo e la rispetteremo. Come da nostra abitudine inoltre, parteciperemo attivamente ai prossimi tavoli di lavoro in cui si discuterà della vicenda e, come al solito, comunicheremo tramite il nostro sito www.ccpb.it le eventuali novità. Ovviamente, lo staff del CCPB rimane sempre a disposizione per qualsiasi dubbio o per qualsiasi necessità.