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Un’analisi del Decreto sui controlli in agricoltura biologica

Un’analisi del Decreto sui controlli in agricoltura biologica

Lo scorso 22 febbraio, in attuazione delle procedure definite nella Legge delega n. 154/2016, il Consiglio dei Ministri ha approvato in via definitiva il decreto legislativo (qui PDF) recante disposizioni di “armonizzazione e razionalizzazione della normativa sui controlli in materia di produzione agricola e agroalimentare biologica”. Ne parliamo anche qui.

In questo modo sono state aggiornate le disposizioni precedentemente contenute nel Dlgs.vo n. 220/1995, adeguandole anche alle sopravvenute leggi europee.

Decreto controlli: lo schema generale

Pur non essendo direttamente coinvolti nella definizione del provvedimento in oggetto, ne abbiamo seguito con estremo interesse l’evoluzione, in particolare, da quando sono state rese disponibili le bozze in discussione nel corso dell’estate 2017. Ora che il Decreto è in attesa della firma del Presidente della Repubblica per poi essere pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, è giunto il momento di approfondire alcuni elementi di novità assoluta rispetto alla precedente normazione. Il testo dello schema di decreto legislativo diffuso dal Ministero è disponibile qui (PDF).

Nei vari comunicati stampa che lo hanno accompagnato si è posta l’enfasi su vari obiettivi, entrando anche nel dettaglio di alcuni novità quali:

  • sistema dei controlli
  • norme contro il conflitto di interessi tra controllori e controllati
  • banca dati delle transazioni bio contro le frodi.

Il quadro sanzionatorio

Con queste breve articolo prenderemo in esame un tema che non risulta essere stato propagandato alla stregua delle altre novità, ovvero il quadro sanzionatorio definito agli articoli 10 e 11.

All’articolo 10 sono introdotte le “sanzioni amministrative pecuniarie relative alla designazione, alla presentazione e all’uso commerciale”. Come si può leggere nella relazione illustrativa che accompagna il decreto, è prevista la clausola di salvaguardia che subordina l’applicazione della sanzione amministrativa alla preventiva valutazione che il fatto accertato non integri anche fattispecie di reato. Le condotte sanzionate da questo articolo corrispondono al mancato rispetto degli obblighi specifici in capo agli operatori del settore biologico (ex articolo 9) e sono riconducibili essenzialmente alla correttezza di procedure amministrative e non alla conformità della produzione in sé, riferendosi essenzialmente a pratiche commerciali ingannevoli, piuttosto che a illeciti che l’ordinamento configura tipicamente quali reati. Nel dettaglio:

  • comma 1 (da 7.000 euro a 18.000 euro): utilizzo sulla confezione o sull’imballaggio, nei marchi commerciali, nell’informazione ai consumatori anche tramite internet o sui documenti di accompagnamento, di indicazioni, termini o simboli che possono indurre in errore il consumatore suggerendo che il prodotto o i suoi ingredienti siano prodotti secondo il metodo di produzione biologica
  • comma 2 (da 1.000 a 3.000 euro): utilizzo in maniera non conforme al regolamento (CE) n. 834/2007 dei termini relativi alla produzione biologica nell’etichettatura, nella pubblicità, nella presentazione e nei documenti commerciali di prodotti rinvenuti in fase di commercializzazione
  • comma 3 (da 600 a 1.800 euro): utilizzo in maniera non conforme al regolamento (CE) n. 834/2007 del logo comunitario di produzione biologica nell’etichettatura, nella pubblicità e nella presentazione di prodotti rinvenuti in fase di commercializzazione

Al successivo articolo 11 sono invece descritte le “sanzioni amministrative pecuniarie a carico degli operatori”. Anche in questo caso è prevista la clausola di salvaguardia che subordina l’applicazione della sanzione amministrativa alla preventiva valutazione che il fatto accertato non integri anche fattispecie di reato. Gli aspetti che sono sanzionati da questo articolo sono riconducibili ad obblighi specifici degli operatori legati al sistema di controllo e alla conformità dei prodotti. In particolare:

  • comma 1 (da 10.000 a 20.000 euro): mancata attuazione, nei tempi previsti dalla vigente normativa europea e nazionale, delle necessarie procedure per il ritiro dalla merce o delle comunicazioni ai propri clienti della soppressione dei termini relativi al metodo di produzione biologico (applicabile anche a coloro che, a seguito di esclusione o di recesso volontario, non sono più inseriti nel sistema di controllo e non provvedono a comunicare le soppressioni delle indicazioni relative al metodo di produzione biologico)
  • comma 2 (da 6.000 a 18.000 euro): mancato consenso o impedimento allo svolgimento delle verifiche dell’organismo di controllo
  • comma 3 (da 6.000 euro a 18.000 euro): a seguito di un provvedimento definitivo di sospensione della certificazione (fatta eccezione per i provvedimenti di sospensione dovuti a morosità)
  • comma 4 (da 10.000 a 30.000 euro): a seguito di un provvedimento definitivo di esclusione dal sistema biologico (fatta eccezione per i provvedimenti di esclusione dovuti a morosità)

Conseguenze

Limitandoci a una sommaria analisi relativa alle fattispecie di cui all’articolo 11 che, per come rubricato, è quello rilevante per gli operatori inseriti nel sistema di controllo, e tentando una estrapolazione basata su una serie di dati storici in assenza di dati ufficiali, si potrebbe ipotizzare per il 2017 la seguente dimensione del fenomeno distribuito su circa 70.000 operatori:

  • comma 1: mancata applicazione della procedura relativa alla gestione delle soppressioni – circa 10
  • comma 2: mancato accesso – circa 100
  • comma 3: sospensioni – circa 500
  • comma 4: esclusioni – circa 200

che, applicando il limite minimo previsto, si tradurrebbe in 5.700.000 euro di sanzioni pecuniarie.

Come si è potuto leggere in vari comunicati, con l’introduzione del quadro sanzionatorio sopra delineato, si è raggiunto l’intento di “rendere il sistema dei controlli più efficace anche sotto il profilo della repressione”. Va registrato come sia parere diffuso – e anche condivisibile, viste le esperienze di questi anni – come non siano certo le sanzioni pecuniarie a bloccare coloro che intendono perpetrare una qualsiasi frode, che va in primis ai danni del settore. Vale piuttosto l’inverso: aziende oneste che a volte sbagliano dovranno sopportare costi ulteriori rispetto a quelli che già oggi derivano dall’applicazione delle misure previste dal quadro normativo vigente in materia di «non conformità» riguardanti la produzione biologica.