Il Dossier pesticidi in Emilia Romagna di Legambiente

LORENZO FRATTINI - presidente Legambiente Emilia Romagna

Per il secondo anno Legambiente ha presentato il proprio Dossier pesticidi in Emilia Romagna (qui PDF). Lo abbiamo fatto durante una mattinata di seminario a Bologna, in cui abbiamo chiamato a confrontarsi tecnici, Enti di Controllo, operatori dell’agroalimentare e l’Assessore Regionale all’Agricoltura.

Dal convegno è emerso chiaramente – e in modo preoccupante – la situazione di incertezza sui reali effetti dei prodotti fitosanitari su salute ed ecosistemi, tanto quanto sulla loro diffusione. Sono parse altrettanto chiare le strade da percorrere per ridurre questi rischi ed incertezze: abbiamo lanciato alla politica la sfida di una regione 100% bio nel giro di 2-3 programmazioni del PSR.

Rivoluzioni un tempo impensabili si stanno attuando velocemente sul versante del riciclaggio e delle fonti energetiche alternative: altrettanto potrà accadere in agricoltura.

I risultati del Dossier Pesticidi

Il Dossier pesticidi ha preso in considerazione i dati ufficiali ARPA 2015-2016 sulla qualità delle acque superficiali e i dati di consumo di pesticidi; il dossier ospita inoltre analisi specifiche, come quella di Conapi sulle morie delle api o le prime valutazioni dell’Istituto Ramazzini sugli effetti sanitari del glifosato.

La presenza dei pesticidi nelle acque superficiali dell’Emilia Romagna è ubiquitaria, con mix di decine di sostanze ritrovate contemporaneamente: fino a 30 nel medesimo campione.

Allarmante è anche la permanenza di sostanze proibite da anni: è il caso dell’Atrazina, (rilevata in concentrazioni limitate, ma messa al bando nel 1994 !!) o del Diuron che è presente invece con concentrazioni significative anche se è vietato dal 2007.  Questa evidenza è una grave conferma che le sostanze irrorate oggi potrebbero avere effetti ancora per molti anni sull’ambiente, un tempo che anche il mondo tecnico/scientifico non riesce a prevedere.

Va detto che non si tratta di una peculiarità dell’Emilia Romagna, una Regione che ha il pregio di avere un sistema di controllo molto puntuale (ad es. le sostanze ricercate nelle acque sono 89 contro le 22 delle vicine Marche), ma che sembra ampiamente diffusa in altre regioni stando alle analisi nazionali dell’ISPRA.

Da rilevare come le analisi disponibili non danno conto di tutte le sostanze immesse in ambienteIn Emilia Romagna manca ad esempio un indagine sistematica sul Glifosato – uno degli erbicidi più diffusi e controversi – come manca su quasi tutto il territorio nazionale, salvo Lombardia e Toscana.  ISPRA ha confermato nella mattinata che ovunque si cerchi il glifosato (o il suo metabolita ANPA), questo si trovi sempre in alte concentrazioni. È stato comunque anticipato da ARPA che le indagini sistematiche partiranno nel 2018.

I rischi per la salute

Durante la mattinata l’Istituto Ramazzini ha presentato i risultati di un proprio studio “pilota” sull’erbicida, che ancora non chiarisce le incertezze relative alla cancerogenicità del Glifosato/Roundup® sollevate dalle diverse Agenzie (IARC, EFSA, ECHA), ma sicuramente mette in evidenza effetti sulla salute altrettanto gravi, che potrebbero manifestarsi anche con patologie oncologiche a lungo termine.

Da evidenziare come il problema dei pesticidi andrebbe messo in relazione alle pratiche agricole nel loro insieme. Infatti il 50% dei terreni pianeggianti regionali ha un contenuto di sostanza organica inferiore al 2%, e sono quindi classificati a rischio di desertificazione. Una conseguenze diretta di un modello agricolo fortemente legato alla chimica di sintesi e poco attento alla conservazione delle caratteristiche biofisiche del terreno.

Rispetto alla media nazionale delle vendite per ettaro di Superficie Agricola Utilizzata (SAU) pari a 4,6 kg/ettaro, l’Emilia-Romagna risulta nettamente al di sopra con 7,6 kg/ettaro (dati 2014).  Un confronto che richiederebbe una riflessione sui reali benefici dell’agricoltura integrata, ampiamente diffusa nella nostra regione da ben oltre un ventennio.

Dal Dossier pesticidi si evince comunque un calo dell’utilizzo di fitofarmaci sia a livello nazionale che regionale, dove la sostanza attiva è diminuita di circa il 20% dai primi anni 2000. Le stesse superfici regionali coltivate a bio sono arrivate di recente all’ 11,3 % della superficie agricola totale, con un aumento del 44% tra il 2013 ed il 2017. È da rilevare come l’Assessore Regionale Caselli abbia mantenuto le promesse di inizio mandato, sostanziando le sue dichiarazioni con scelte precise anche in sede di PSR.

Puntare sul biologico

Per fronteggiare i problemi messi in luce due sono le strategie da mettere in campo:

  • Diffondere pratiche agricole e di gestione del verde alternative e sostenibili puntando sempre più su pratiche agricole meno impattanti
  • Applicare un sistema di monitoraggio sempre più puntuale di tali sostanze nell’ambiente e approfondire i loro effetti reali.

L’obiettivo della Regione leader dei prodotti DOP e IGP deve essere quello di puntare al 100% del biologico nel giro di tre programmazioni di PSR. Tale sforzo non dovrebbe essere solo a carico degli incentivi pubblici ma dovrebbe partire anche dal mondo dell’agroalimentare ed in particolare dalle filiere di qualità su cui si basa anche la fama e l’export regionale.

Dossier pesticidi

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