Un decreto “insano” per il biologico italiano

FABRIZIO PIVA - Amministratore Delegato CCPB

Fra pochi giorni aprirà i battenti SANA, la più importante manifestazione fieristica dedicata al biologico, all’alimentazione e alla cura del corpo con prodotti biologici e naturali. È sicuramente un’occasione di incontro e di riflessione per un settore che sta crescendo a ritmi vertiginosi e che necessita di un quadro normativo all’altezza della situazione.

grppoli uva bioLe prime anticipazioni provenienti da Sinab ci danno un settore in crescita annua di circa il 20% con quasi 1.800.000 ettari e oltre 72.500 operatori, complici la crescita del mercato e gli incentivi derivanti dai piani di sviluppo rurali.

La Commissione Europea sta lavorando alla stesura del nuovo regolamento che in ottobre dovrebbe ricevere la “luce verde” sul piano politico, mentre a livello nazionale si sta lavorando su un testo unico e sull’ormai fatidico D Lgs sui controlli di cui in più occasioni abbiamo evidenziato, più che i limiti, i danni che creerà, in primis, al settore.

In questi mesi buona parte del settore, unitamente ad alcune amministrazioni regionali, si è espressa con forza contro il D Lgs approvato in giugno dal Consiglio dei Ministri, evidenziando le difficoltà operative e le conseguenze economiche che porterebbero alla perdita di competitività per l’intero settore.

In questo frangente ci piace ricordare le organizzazioni di impresa che a vario titolo, in ordine cronologico, sono intervenute evidenziando carenze e difficoltà derivanti dall’eventuale applicazione di un siffatto decreto.

Alleanza Cooperative, la struttura unitaria che deriva dalle tre centrali cooperative AGCI, Confcooperative, Legacoop, è intervenuta prima con un comunicato stampa e successivamente con una lettera inviata agli assessori regionali ed ai parlamentari, componenti le Commissioni Agricoltura di Camera e Senato, per esprimere contrarietà e disappunto per i contenuti del decreto.

Successivamente è stato diffuso un comunicato stampa ed una lettera, di pari tenore, da parte di Agrinsieme, ovvero il coordinamento creato da Alleanza Cooperative, CIA, Confagricoltura e Copagri. Testi questi che, unitamente a quelli di Alleanza Cooperative, entrano nel merito dei problemi sollevati con il decreto e cercano di evidenziarne le conseguenze negative.

Contestualmente in sede di Conferenza Stato Regioni non è stato possibile trovare le condizioni per un’intesa considerando le criticità evidenziate nei vari interventi che si sono succeduti.

Anche Assobio è intervenuta con un comunicato stampa in cui ha messo in luce gli aspetti critici presenti nel testo.

Si condivide, inoltre, quanto riportato nel comunicato stampa di Coldiretti che evidenzia come il percorso di approvazione del D Lgs sia stato, a dir poco, anomalo in quanto non è stato oggetto di alcun tipo di concertazione. Il testo è ancora meno comprensibile se si tiene conto che è in fase di predisposizione una riforma della regolamentazione comunitaria. Meglio sarebbe stato attendere il testo di questa riforma e procedere alla rivisitazione della normativa giungendo ad un testo unico che raccogliesse e mettesse ordine alla “polluzione” normativa verificatasi in questi ultimi vent’anni e che si è stratificata fra circolari, note, decreti dirigenziali, ministeriali, ecc.

Successivamente, la costituenda ASSOCERTBIO, associazioni di organismi di certificazione del biologico che si presenterà a Sana nel pomeriggio del 9 settembre, ha inviato alle Regioni una raccolta di osservazioni e commenti al decreto al fine di evitare che questo impatti negativamente sul settore

Infine, anche EOCC, l’Organizzazione europea che raggruppa oltre 50 organismi di certificazione provenienti da più di 28 paesi, è intervenuta con una preoccupata lettera nei confronti della Commissione Europea, mettendo in indirizzo Ministero delle Politiche Agricole e Regioni, al fine di evidenziare i pericoli insiti in tale disposto normativo. Sappiamo che copia di questa lettera è stata tradotta in tedesco da Bioland ed è stata recapitata a tutti parlamentari della provincia dell’Alto Adige affinché vi possa essere maggiore consapevolezza in ambito parlamentare.

Ciò a testimonianza della trasversalità dei commenti negativi nei confronti di un decreto che, non aggiungendo qualità all’attività di controllo, mina la competitività di un settore che ha fatto guadagnare all’Italia il palmares a livello europeo ed internazionale non solo in termini quantitativi ma soprattutto qualitativi.

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