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Greenwashing nei cosmetici: fenomeno diffuso?

Greenwashing nei cosmetici: fenomeno diffuso?
Con la sensibilizzazione dei consumatori alle tematiche di sostenibilità ambientale, etica, di welfare animale, di sicurezza e salubrità delle produzioni, ormai possiamo trovare in commercio prodotti di ogni genere che vantano in etichetta una notevole quantità di claim, non sempre verificati da organizzazioni terze. cosmesi greenwashingIl neologismo, nato per identificare quelle etichette che millantavano un minore impatto ambientale del prodotto, oggi è utilizzato per indicare qualsiasi strategia di marketing non proprio trasparente, ma tendente a confondere i consumatori sulle reali caratteristiche del prodotto. Girando per negozi, spesso l’occhio cade sulle etichette dei prodotti cosmetici ed è capitato più volte di non trovarsi in accordo con quanto dichiarato dal produttore. Ultimamente, sembra che in etichetta debba esserci obbligatoriamente almeno un 100% di qualcosa, anche se in molti casi, prendendo in esame effettivamente la totalità del prodotto, quel 100% non è raggiunto. L’esempio più classico che posso fare è: “100% biologico” messo in bella mostra su prodotti come shampoo o bagnoschiuma, i quali, contenendo molta acqua, che non essendo di origine agricola, non può essere biologica, sono ben lontani dall’essere 100% biologici. Altri claim riguardano l’assenza di test su animali, il cruelty-free, loghi che vantano una particolare attenzione al benessere animale, ancora oggi presenti su moltissime etichette di prodotti cosmetici, anche se in tutta l’Unione Europea è dal 2013 che i test sugli animali sono vietati su cosmetici e materie prime per cosmetici. Ad ogni modo, anche se il termine greenwashing può essere di recente acquisizione, la pratica è molto antica; cosmetici che fanno un chiaro riferimento al mondo vegetale e naturale esistono da sempre. In etichetta compaiono immagini e scritte di piante di ogni tipo, di ambienti naturali ed incontaminati, ma andando a leggere la lista degli ingredienti, di vegetale e naturale spesso non c’è quasi nulla. Purtroppo, il greenwashing nasce dall’assenza di specifiche normative nei settori della cosmesi naturale, biologica, sostenibile, etica e soltanto i casi più eclatanti possono essere sanzionati ai sensi del Reg. 1223/2009. Per questo è fondamentale il lavoro svolto da organismi di certificazione, che controllano le etichette dei prodotti certificati in base a norme chiare e messe a disposizione dei consumatori attenti. Per questo CCPB sceglie di pubblicare sul proprio sito i disciplinari con i quali garantisce la conformità dei prodotti certificati.