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Coop. Sociale Valle del Marro - Libera Terra subisce un nuovo attacco

Coop. Sociale Valle del Marro - Libera Terra subisce un nuovo attacco
Una nuova serie di atti intimidatori ha colpito la Cooperativa Sociale Valle del Marro, affiliata a Libera Terra e certificata biologica da CCPB. coop libera terra valle marroPrima a fine giugno una serie tre furti all’impianto irriguo, al motore per l'estrazione dell'acqua e a un quadro elettrico con quattro saracinesche, in tre diversi terreni in cui si coltivano clementine e kiwi, poi a inizio luglio un incendio doloso. Come altre cooperative di Libera Terra, l’associazione guidata da Don Ciotti, Valle del Marro utilizza i terreni agricoli confiscati alla mafia (secondo la legge 109/96), in questo caso 'ndrangheta nella Piana di Gioia Tauro in Calabria. Già in passato si erano verificati episodi simili, tesi sia a ostacolare praticamente ed economicamente l’attività della Cooperativa, sia a mandare un segnale inequivocabile. Queste le parole di Domenico Fazzari, presidente della Cooperativa

Questi furti mirati e ravvicinati nel tempo lasciano immaginare il tentativo pianificato di compromettere il raccolto futuro e scoraggiare l'impegno per il riutilizzo sociale dei beni confiscati.” E aggiunge: “Le mafie non perdono occasione di colpire, quando percepiscono che nella società civile si abbassa la tensione su certe problematiche. Ho la convinzione che le mafie non cessino di cavalcare lo strisciante cinismo che oggi più che mai è presente nel mondo della comunicazione, e che vorrebbe inaridire la spinta ideale necessaria alla lotta contro il fenomeno mafioso. Le mafie vogliono togliere l'acqua alle piante, e la vita al territorio. Dobbiamo subito correre ai ripari.

Mentre sono in corso le indagini, CCPB desidera dare notizia di quanto successo ed esprimere la propria solidarietà alla Cooperativa e ai suoi coraggiosi lavoratori. Per chi volesse essere aggiornato rimandiamo al sito www.valledelmarro.it, dove è spiegato il valore sociale e civile del loro lavoro: Oggi il tenace lavoro della cooperativa sui beni confiscati alla mafia, è fonte di prodotti biologici e di servizi turistici etici, ed è di forte stimolo per uno sviluppo economico sano del territorio, che coinvolga i cittadini anche tramite scelte di consumo responsabile. L'uso sociale dei beni confiscati alla mafia si conferma così, come un modo esemplare per “tracciare una via” di crescita e d'impegno, che nel tempo a venire dovrà essere percorsa e prolungata da tutti, nella comune ricerca di un reale riscatto sociale ed economico.