Vinitaly 2017: bio e sostenibilità convengono

Oltre 70 cantine hanno partecipato al convegno “Bio e sostenibilità: perché convengono anche nel vino?”, organizzato per Vinitaly 2017 da CCPB e Certiquality.

 

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I due organismi di certificazione hanno presentano insieme una serie di servizi di certificazione che offrono alle aziende e al mercato metodologie garantite e affidabili di calcolo e di valutazione della sostenibilità. In apertura dell’incontro Umberto Chiminazzo, direttore generale Certiquality, spiega: “tutte le ricerche mostrano come i consumatori siano alla ricerca della sostenibilità, tanto da esser disposti a pagare un po’ di più, e a cambiare le proprie abitudini di spesa”. La certificazione, aggiunge Fabrizio Piva, amministratore delegato CCPB, “serve allora a garantire che queste scelte dei consumatori e le strategie delle aziende portino risultati, chiari e trasparenti”.

Il convegno, moderato da Marco Menghini, agronomo e consulente scientifico Linea Verde – Rai1, si è aperto con Lucrezia Lamastra dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza. Nel suo intervento “Fare sostenibilità: quali vantaggi per le aziende del settore” ha spiegato come la sostenibilità costituisca un vantaggio, anche economico: “le aziende che scelgono di essere sostenibili riescono a indirizzare le proprie pratiche aziendali in modo da rispondere alle esigenze di un mondo e un mercato che cambiano”.

Davide Pierleoni di CCPB si è soffermato sugli “Aspetti tecnici e commerciali nella Certificazione Bio e Vegan del vino”. Se il biologico cresce a ritmo sostenuto sia nei consumi che nelle superfici coltivate, il vegan si affaccia adesso al mercato. “Tra i punti i comune ci sono il benessere animale e la sostenibilità ambientale dei prodotti e dei processi, mentre tra le differenze spiccano la certificazione regolamentata per il bio, volontaria nel vegan, e soprattutto il divieto di utilizzo di ingredienti e additivi di origine animale per i prodotti vegani”.

Santina Modafferi di Certiquality è partita dai criteri che guidano la sostenibilità negli acquisti della GDO e della pubblica amministrazione: “rispettare parametri etici, sociali e ambientali è sempre più richiesto dal mercato; il settore pubblico, anche con il nuovo codice appalti (Green Public Procurement), chiede criteri ambientali minimi e una certa percentuale di acquisti verdi legati alla sostenibilità”. Diverse certificazioni come IFS, Emas, EPD, possono aiutare le aziende a raggiungere questi obiettivi.

Sabrina Melandri di Certiquality ha presentato VIVA, un “programma volontario promosso dal Ministero dell’Ambiente, che attraverso l’utilizzo di 4 indicatori, mira a individuare, misurare e migliorare gli impatti ambientali, sociali ed economici nel settore vitivinicolo. I 4 indicatori (Aria, Vigneto, Acqua, Territorio), possono essere calcolati facendo riferimento ad uno o più prodotti, oppure all’organizzazione nel suo complesso”. Insieme a VIVA, SOStain è un programma volontario sviluppato in Sicilia che punta “miglioramenti graduali e continui nel tempo del livello di sostenibilità”.

Giuseppe Maio ha ricordato come CCPB proponga diversi schemi di certificazione per valutare la sostenibilità anche in viticoltura: EPD (Environmental Product Declaration), carbon e water footprint. “Tutte si basano sull’analisi LCA Life Cycle Assessment (LCA), la metodologia, ormai consolidata a livello internazionale, per la quantificazione degli impatti ambientali dei prodotti durante tutta la loro vita. La certificazione aiuta l’azienda a conoscere, sviluppare e promuovere, in termini di marketing, la propria gestione ambientale”.

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