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Aspetti tecnici e commerciali nella Certificazione Bio e Vegan del vino

Aspetti tecnici e commerciali nella Certificazione Bio e Vegan del vino
In Italia il biologico cresce a due cifre. Secondo il report Sinab “Bio in Cifre 2016”, a fine 2015 il vigneto bio ha fatto segnare un + 15,6%: 11.300 bio ettari in più rispetto al 2014; il 13% della superficie vitata italiana è oggi coltivata con metodo biologico. uva biologicaSecondo una ricerca di Nomisma denominata Wine Monitor, in soli due anni la “consumer base” di vino bio è raddoppiata; l’export di vino bio nel 2015 rispetto al 2014 è cresciuto del 38%, a fronte di una crescita complessiva del vino italiano del 5%. Il Vegan? Secondo gli ultimi sondaggi Eurispes, il 4,6% dei consumatori italiani è vegetariano, il 3% vegano. E a quanto pare, i relativi “trend” sono in crescita. Sulla certificazione vegana mancano numeri ufficiali. Dal nostro osservatorio, vediamo che la certificazione Vegan spesso affianca quella bio e, pur con delle differenze che ne connotano lo standard, si possono osservare delle “affinità elettive” che con questa presentazione intendiamo segnalare.

Cosa unisce Biologico e Vegan

Alla base dei due movimenti esiste una filosofia ed un approccio di tipo etico che va oltre quello economico e di mercato e che si sostanzia nell’amore (per il Vegan) e nella cura (per il Bio) per gli animali, connessa ad una forte attenzione ai bisogni delle generazioni future che si declinano nella sostenibilità ambientale dei prodotti e dei processi. Entrambi i movimenti guardano agli stessi prodotti, quali gli alimenti, i cosmetici e i prodotti tessili. Entrambi si rivolgono a consumatori attenti ai bisogni della persona senza dimenticarsi della collettività e delle generazioni future e spinti anche da motivazioni d’acquisto di tipo etico che travalicano quella classica del prezzo del prodotto. Entrambi i movimenti non adottano un approccio integralista e di conseguenza si possono certificare prodotti Vegan e Non Vegan ottenuti nella medesima azienda, come già accade per il Biologico.

Cosa li divide

Il Biologico è una certificazione regolamentata: è disciplinata dalla legge comunitaria che permette la creazione di un mercato unico europeo in cui tutti soggiacciono alle stesse regole; il Vegan è una certificazione volontaria e l’assenza di una legge comunitaria e/o nazionale consente a diversi attori, in primis Associazioni e/o Enti Certificatori, di stabilire delle norme private richiamandosi alla filosofia Vegan, con il rischio concreto che tali norme possano essere differenti. L’utilizzo di ingredienti e/o additivi di origine animale è proibito nel Vegan, mentre in Biologico essi si possono utilizzare, se inseriti nella lista positiva prevista dal Regolamento. Nella filosofia Vegan occorre impedire lo sfruttamento o l’uccisione di animali sia per ottenere da essi cibo, che per qualsiasi altro scopo differente, ad esempio, lavoro animale. Nella filosofia Bio l’allevamento di animali deve avvenire nel pieno rispetto delle 5 libertà su sui si fonda il Benessere Animale. Di recente, un motivo di divisione è l’utilizzo dell’Olio di Palma che è proibito nel Vegan per gli aspetti ambientali connessi allo sfruttamento dell’ambiente mentre nel Biologico l’Olio di Palma è ammesso al pari di tutti gli altri grassi di origine vegetale.

Cosa dice la legge

Il Regolamento UE n°1169/11 non contempla le definizioni di alimenti vegetariani o vegani, limitandosi a prevedere, all’articolo 36, che la Commissione debba adottare atti di esecuzione con le informazioni che attengono all’idoneità di un alimento per vegetariani o vegani. Nell’attesa che la Commissione adotti un tale provvedimento, gli operatori hanno facoltà di riferirsi agli appositi schemi di certificazione volontaria predisposti da enti accreditati.

Le norme volontarie

Uno degli standard più conosciuti è il Vegan OK® che opera sia secondo quanto previsto dalla normativa Europea UNI EN ISO 14021 (Etichetta ambientale di tipo II rilasciata da parte di fabbricanti, importatori, distributori, rivenditori) e sia secondo la norma ISO 17065 (certificazione di terza parte). Un altro standard molto conosciuto è quello dell’Associazione Vegetariana Italiana chiamato Qualità Vegetariana® che è un marchio creato nel 2011 appositamente per poter certificare i prodotti conformi al disciplinare. I prodotti sono certificati da un ente terzo indipendente che opera in via esclusiva. Anche CCPB, su richiesta dei suoi numerosi clienti, ha adottato uno standard che si ispira alla filosofia del movimento Vegan.

Perché certificarsi

La nostra sensazione è che il tempo delle auto-dichiarazioni sia finito; è stata un’esperienza sicuramente utile per avviare un processo di riconoscimento dei prodotti Vegan da parte del consumatore, ma ora il mercato richiede maggiore trasparenza e la certificazione di terza parte è la risposta, come del resto avvenuto nel settore BIO nel 1991 quando uscì il Regolamento CEE n°2092/91, poi sostituito dal Regolamento CE n°834/2007.

I punti deboli

Si assiste ad una proliferazione degli standard e dei loghi collegati alla filosofia vegana; se si considerano quelli nazionali e quelli internazionali, contiamo almeno 15 standard. Nell’ipotesi in cui il legislatore comunitario non intervenga a breve, è quantomeno opportuno trovare un tavolo comune a cui sedersi per trovare un approccio uniforme tra enti certificatori e operatori alimentari, per tutelare un mercato fatto da produttori seri e onesti e da consumatori coinvolti eticamente che più eticamente non si può.