Il percorso accidentato del regolamento sul bio

FABRIZIO PIVA - Amministratore Delegato CCPB

In questi giorni si sta decidendo il destino della nuova proposta di regolamento comunitario dedicato al biologico.

corteccia biologicoNel Marzo del 2014 la Commissione UE decise di presentare una proposta di riforma con la definizione di un nuovo regolamento, una riforma di cui il settore non ne avvertì la necessità e che infatti finora è stata molto travagliata nei due anni di discussioni, piuttosto accese a causa delle posizioni molto distanti fra loro del cosiddetto trilogo (Commissione, Parlamento e Consiglio UE).

Eppure l’analisi della legislazione da parte delle tre istituzioni comunitarie partì da un buon compromesso: la definizione degli aspetti più controversi della riforma come la tematica dei residui, dei controlli e delle importazioni da paesi terzi. Nel prosieguo dei triloghi la Commissione, supportata anche da una minoranza dei paesi membri, ha dimostrato di voler mantenere le sue posizioni iniziali, in particolare sulla soglia di contaminazione da residui di fitofarmaci collocata a 0,01 ppm per principio attivo, sulla frequenza minima dei controlli di parte terza, sulle regole del periodo di conversione e sul tema delle importazioni. Atteggiamento questo che sta inducendo il settore del biologico a chiedere di soprassedere sulla proposta e di archiviare tale riforma. Più di 18 associazioni di produttori biologici provenienti da 15 paesi dell’UE hanno chiesto di archiviare la proposta, mentre lo scorso 7 dicembre, giorno del penultimo trilogo in programma, Ifoam UE ha pubblicato un comunicato il cui titolo meglio di altri definisce lo stato dell’arte di tale riforma: “la riforma del biologico ha raggiunto un punto morto: è necessario svoltare”.

In aggiunta, il parlamentare europeo Mr. Hausling, rapporteur per conto del Parlamento Europeo, ha lo scorso 8 dicembre pubblicato un comunicato stampa in cui ha dichiarato che il processo di riforma ha raggiunto l’impasse e che Parlamento e Consiglio non sono nelle condizioni di accettare i compromessi proposti dalla Commissione sospendendo temporaneamente i negoziati. In particolare, Parlamento e Consiglio hanno chiesto alla Commissione di sospendere la richiesta di introdurre una soglia di contaminazione da fitofarmaci (0,01 ppm), che punirebbe gli agricoltori biologici per colpe spesso dovute all’uso in agricoltura convenzionale. Qualora dovesse persistere questa richiesta, Parlamento e Consiglio non proseguiranno nella definizione della riforma facendo di fatto fallire l’intero percorso della riforma.

Possiamo affermare che la riforma non iniziò bene e le organizzazioni degli operatori biologici assistettero fin dall’inizio con grande diffidenza alla pubblicazione delle prime proposte di regolamento. La questione della soglia di contaminazione si pose fin da subito come il paradigma attorno cui si sarebbero definiti i destini della riforma stessa. L’Italia ha sempre insistito sull’inserimento a livello UE della soglia che fin dal 2011 era stata definita a livello nazionale ed oggi si trova in un blocco di minoranza.

Questo è lo “stato dell’arte” al momento in cui stiamo predisponendo le nostre News. Le notizie non sono incoraggianti per la prosecuzione del progetto di riforma anche a seguito delle conclusioni del Consiglio dei Ministri agricoli che si è tenuto 12 e 13 dicembre scorsi. Il sensibile disaccordo emerso fra gli stati membri non ha aiutato ad accelerare un percorso, già di per sé troppo lento, della riforma.

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