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Legge nazionale sulla biodiversità, un anno dopo

Legge nazionale sulla biodiversità, un anno dopo
Se gestito con le opportune tecniche, il settore agricolo possiede una capacità unica di fornire alla società risultati positivi per la biodiversità, la cui tutela figura da tempo tra gli obiettivi nazionali ed internazionali. La biodiversità consente l’instaurarsi di equilibri che implicano un ridotto ricorso ad “input” esterni con la conseguente riduzione dell’intensività dei processi. biodiversitàRidurre l’impatto ambientale dei processi di produzione sugli ecosistemi agricoli è infatti una priorità ormai entrata nelle agende politiche. È passato ormai un anno dall’entrata in vigore della legge a tutela della Biodiversità n°194/2015 (qui PDF), che prevedeva l’Istituzione di un Sistema nazionale della biodiversità agraria e alimentare che ricordiamo prevede 4 strumenti operativi:
  • Anagrafe della biodiversità, dove saranno indicate le risorse genetiche a rischio di estinzione
  • Comitato permanente, che garantirà il coordinamento delle azioni tra i diversi livelli di governo
  • Rete nazionale, che si occuperà di preservare le risorse genetiche locali
  • Un sistema di banche dati contenenti le risorse genetiche presenti su tutto il territorio italiano.
E la definizione di alcuni interventi precisi:
  • Avvio di un Piano nazionale sulla biodiversità di interesse agricolo;
  • Istituzione di un Fondo di tutela per sostenere le azioni degli agricoltori e degli allevatori;
  • Interventi per la ricerca sulla biodiversità agraria e alimentare, sulle tecniche necessarie per favorirla, tutelarla e svilupparla.
Per chi come CCPB si occupa di biologico da più di 25 anni, non si poteva evitare di offrire al mercato uno standard in grado di misurare la biodiversità dei processi produttivi fondati sugli agroecosistemi. Per questo lo scorso anno è stato presentato lo standard Biodiversity Alliance, un sistema di valutazione della biodiversità che prende in considerazione 12 indicatori la cui misura è di tipo quantitativo e di tipo qualitativo ed in funzione del livello raggiunto è possibile raggiungere un punteggio massimo pari a 100. La soglia che consente di ottenere la certificazione è pari a 65/100. L’applicazione dello standard prevede il prelievo e l’analisi di due delle risorse fondamentali per qualsiasi tipo di produzione agroalimentare: il suolo e l’acqua. Nel terreno si effettua la valutazione quantitativa QBS-ar e la porosità mentre per l’acqua si valuta l’IBE (indice biotico esteso). Gli altri parametri valutati sono: il tipo di agricoltura (biologico, integrato o meno), la gestione del suolo in termini di fertilizzazione, le modalità di controllo delle avversità, la presenza e la gestione delle aree verdi quali infrastrutture ecologiche, il ricorso ad insetti utili e pronubi, le strategie di incremento della biodiversità, il ricorso ad energie provenienti da fonti rinnovabili, l’adozione di pratiche agronomiche conservative .Parametri questi che rappresentano un indicatore di come il processo di produzione favorisca il miglioramento della biodiversità. Tale protocollo è applicabile dalla singola azienda, da gruppi di produttori o su areali ben definiti La valutazione della biodiversità e la conseguente valorizzazione attraverso approcci certificativi può rappresentare per il sistema agricolo e agroalimentare la possibilità di ottenere, in particolare, diversi benefici, riduzione dei costi, miglioramento tecniche gestionali, visibilità e promozione prodotto.