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Biologico in … azione

Biologico in … azione
Lo scorso 27 maggio si è tenuta a Senigallia (AN) l’annuale Assemblea dei Soci nell’ambito della quale è stata organizzata una tavola rotonda dal titolo “Il Biologico tra Piano di Azione Nazionale e Mercato” (qui un resoconto della giornata). peperoni biologiciUn’occasione di riflessione sullo sviluppo che sta registrando il settore in questi ultimi anni e sulla necessità che lo stesso si attrezzi per confermare le aspettative che molte imprese e molti consumatori vi ripongono. La tavola rotonda ha visto la partecipazione di Francesco Giardina di Sinab-ISMEA, Silvia Zucconi di Nomisma, Raffaele Zanoli dell’Università Politecnica delle Marche, Leonardo Valenti della Regione Marche e la moderazione di Marco Menghini, agronomo, giornalista ed esperto per la trasmissione di Rai 1 Linea Verde. Ancora una volta è stata l’occasione per riflettere sui “numeri” del biologico e sull’impegno che molte imprese vi stanno profondendo. L’Italia è il sesto paese produttore a livello mondiale con quasi 1,4 milioni di ettari, a livello mondiale il mercato è cresciuto dal 2000 al 214 del 344%, la domanda interna nel 2014 sul 2013 è aumentata del 17% così come la Francia e solo la Svizzera ha fatto meglio con il 18%, nel 2015 il mercato interno è cresciuto del 20% nella GDO, del 13% nel canale dello specializzato e del 10% nel canale Ho.Re.Ca mentre nel food complessivo l’incremento è stato dell’1,3%. Il mercato interno è stato stimato in oltre 2,6 miliardi di Euro, l’export per 1,42 miliardi di Euro con un + 337% rispetto al 2008 mentre il totale esportato per il comparto agroalimentare è cresciuto del 31%. Incremento che a livello di domanda interna ha portato nel 2015 ad un tasso di penetrazione del 69% rispetto al 59% del 2014, ovvero 2,5 milioni di famiglie acquirenti in più. Analizzando i canali di vendita, iper e supermercati hanno guadagnato l’attenzione del 46% dei consumatori, mentre lo specializzato ha toccato il 17%, gli acquisti diretti in azienda, tramite mercatini o gas (gruppi di acquisto solidale) hanno interessato i consumatori per il 27%. Un fenomeno produttivo e di mercato in grande crescita, spinto da un consumatore desideroso di disporre di prodotti più salubri e più compatibili con la salvaguardia dell’ambiente, ma che fatica ad adeguare i propri “fondamentali” alla stessa crescita. In molte occasioni abbiamo scritto che si deve necessariamente recuperare efficienza grazie al miglioramento dei processi produttivi immettendo maggiore ricerca, sperimentazione ed innovazione; ancora troppi sono gli sprechi in fase agricola dovuti ad un deficit tecnico che ancora oggi espone la produzione agricola biologica a rischi elevati ed all’incapacità di ottenere quote di prodotto destinate ai segmenti di mercato più elevati, mentre per certe produzioni le rese unitarie sono troppo limitate. L’aumento della produzione dovrà comportare anche una riduzione dei costi che non sono solamente quelli economici ma anche quelli ambientali, un biologico che si preoccupa della propria sostenibilità economica ed ambientale inserendosi nel concetto di riduzione dello spreco e con questo comprendendo anche gli scarti/sfridi e le perdite di produzione. Su un altro versante, ma non meno importante, il biologico deve guadagnare capacità di rappresentanza; un settore che vuole crescere ed imporsi sempre più alla ribalta socio-economica deve essere in grado di rappresentare sé stesso ed i propri interessi senza doverli delegare a nessun altro. All’interno delle organizzazioni rappresentative esistenti gli operatori del biologico devono far sentire la loro presenza soprattutto in virtù dell’attenzione e della crescita che consumatori e mercato stanno loro tributando. Sul fronte della certificazione è emerso come, da indagini e ricerche condotte in ambito europeo e dalle verifiche FVO, il sistema italiano sia il migliore e sia quello in grado di dare maggiori risultati. Ciò è evidente anche dai livelli di non conformità emergenti dall’attività di vigilanza condotta dall’autorità pubblica. Nella definizione degli strumenti legislativi che andranno a costituire il piano d’azione nazionale è necessario tenere presenti questi aspetti e non necessariamente cambiare gli attuali solo perché sono datati, non dimentichiamo che il D. Lgs. 220/95 ha comunque permesso l’attuale crescita evitando quelle forme di “dirigismo” pubblico che rischiano invece di deprimere lo sviluppo di un settore.