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Greenpeace: Il gusto amaro della produzione europea di mele

Greenpeace: Il gusto amaro della produzione europea di mele
Il mese scorso, Greenpeace ha pubblicato un ricerca (The Bitter Taste of Europe’s Apple Production qui in italiano) condotta nei meleti di 12 paesi europei, per constatare lo stato di intossicazione da fitofarmaci e inquinanti di questi ecosistemi agricoli, scelti come rappresentativo per l’Europa. Il report espone in maniera evidente lo status di “fardello tossico” che l’industria della melicoltura detiene in Europa e, allo stesso tempo, propone delle soluzioni, già ampiamente applicate, testate e funzionanti, per lo sviluppo di una produzione sostenibile del frutto incriminato. banner mele rosseLa sezione dedicata ai risultati della ricerca mostra come su un set di 85 campioni di suolo e acqua, sul quale sono state condotte delle analisi multiresiduali, il 75% è risultato positivo per almeno un principio attivo (o catabolita); inoltre, è sconcertante notare che il 70% dei pesticidi trovati è catalogato come molto tossico per l’uomo e l’ambiente. Il fitofarmaco più frequentemente identificato nei campioni di suolo è il fungicida Boscalid (38% dei campioni), seguito da DDT (26%), a causa dell’elevata permanenza in ambiente, e Clorpyrifos-etile; mentre nei campioni di acqua al primo posto abbiamo un pari merito (40% dei campioni) tra Boscalid e Clorantraniliprole. Il nostro paese, anche in questo caso, ha ottenuto il record di residui identificati su campioni di suolo, ben 18, seguito da Belgio (15) e Francia (13). Per quanto riguarda i campioni di acqua, invece, è la Polonia a farla da padrone, con 13 pesticidi, seguita dalla Repubblica Slovacca (12) e Italia (10). Bisogna però fare alcune considerazioni, soprattutto per ciò che riguarda il nostro paese. Gli agrofarmaci rilevati nei meleti italiani sono tutti ammessi dai disciplinari di produzione integrata e le concentrazioni sono sempre ben al di sotto dei limiti di legge; ciò, tra l’altro, sta a dimostrare la competenza e professionalità dei melicoltori italiani, piuttosto che la loro indifferenza alla salute dell’ambiente e dei consumatori. Inoltre, a ben pensarci, una pluralità di principi attivi permette di tenere sotto controllo l’effetto dose delle singole sostanze e rallenta l’insorgenza di resistenza nei parassiti. Bisognerebbe, però, approfondire la nostra conoscenza sugli effetti sinergici delle molecole coinvolte. Greenpeace non si ferma alla semplice discussione dei risultati della ricerca, ma, nella seconda parte del report, suggerisce delle valide soluzioni al problema, creando un elenco delle principali avversità alla produzione di mele e fornendo delle alternative all’utilizzo massivo di pesticidi. Questi metodi di agricoltura ecologica e libera da pesticidi utilizzano un mix di tecniche, basati su discipline quali l’agro-biodiversità, per incrementare resilienza a organismi infestanti e malattie, gestione ecologica dei sistemi agricoli, per combattere infestazioni e infezioni, e biotecnologie applicate ai metodi riproduttivi, per selezionare varietà resistenti. Di seguito le proposte di Greenpeace per l’implementazione di un’agricoltura eco-compatibile:
  • Ottimizzazione del sistema di coltivazione: un regime globale di coltivazione ottimizzato permette la prevenzione e gestione di infestazioni e infezioni; pertanto, la scelta delle varietà, le pratiche di potatura razionali, la fertilizzazione, gestione del suolo e utilizzo di colture di copertura permettono l’adozione di tecniche agronomiche eco-sostenibili, quali produzione integrata o agricoltura biologica, le quali possono essere meno efficaci su sistemi non ottimizzati.
  • Favoreggiamento degli insetti utili: una corretta gestione delle acque irrigue, soprattutto posta ad evitare i ristagni di acqua, permette l’incremento delle popolazioni di insetti predatori di fito-parassiti. Il mantenimento dell’equilibrio dei sistemi agricoli gioca un ruolo fondamentale nell’attirare le popolazioni di predatori naturali. L’abbattimento di alberi, l’eliminazione di specie vegetali chiave, uso massivo di insetticidi possono distruggere la stabilità dei campi.
  • Monitoraggio degli insetti dannosi: la possibilità di predire e monitorare l’insorgenza di infestazioni è una componente chiave per limitare l’utilizzo di fitofarmaci in campo.
  • Lotta biologica: il concetto di utilizzare i predatori naturali contro i parassiti è, ormai, globalmente diffuso. Essi possono essere introdotti direttamente in campo, oppure possono essere create le condizioni ideali affinché le popolazioni di predatori si stabiliscano autonomamente.
  • Piante di accompagnamento alle colture e piante ospiti di parassiti: le piante di accompagnamento possiedono proprietà repellenti verso i fitofagi o che stimolano la comparsa di predatori. Ottime piante di accompagnamento sono le specie capaci di fissare l’azoto. Un altro metodo per allontanare i parassiti dalle colture è utilizzare delle specie vegetali che attirano maggiormente il parassita, il quale le preferisce rispetto alle specie coltivate. Una tecnica che si è dimostrata valida nell’abbattimento delle patologie è stata sviluppata dal Wakelyns Agroforestry project; il quale ha coinvolto l’utilizzo di più specie di colture, come frutta, cereali in rotazione con ortaggi, colture da legno, e pascoli nello stesso campo, ma disposte in maniera discontinua. La dispersione delle specie è risultata vincente nel creare un impedimento allo sviluppo delle popolazioni di insetti dannosi e delle infezioni. Inoltre, le coltivazioni di mele in ambiente agroforestale, si sono dimostrate efficaci nell’abbattimento dei parassiti, grazie alla presenza di uccelli predatori.
  • Feromoni e semiochimici: messaggeri chimici che possono essere utilizzati per controllare e monitorare le popolazioni di fitoparassiti. Iintrappolamento di massa, disturbo dell’accoppiamento, richiamo di predatori sono tecniche moderne, utilizzate con successo nella produzione integrata e biologica.
  • Agenti infettivi: una risposta moderna all’insorgenza di infestazioni è l’utilizzo di patogeni selettivi che infettano il parassita in maniera più o meno specie-specifica. Gli insetti, come ogni altro animale, sono suscettibili ad infezioni batteriche, virali e fungine.
  • Caolino: minerale utilizzato per creare una sottile barriera fisica contro gli attacchi di insetti, capace di indurre nei parassiti irritazioni e rendere l’ospite meno riconoscibile agli occhi del parassita.
  • Estratti e compost vegetali: molti estratti vegetali e compost prodotto da rifiuti vegetali presentano proprietà antibatteriche e antifungine.
Greenpeace chiude il report con un’intervista ad un agricoltore belga, Danny Billens, il quale descrive la sua esperienza diretta di melicoltura ecosostenibile. Billens dichiara che è possibile ottenere risultati gratificanti anche con applicazioni minime di fitofarmaci utilizzabili in agricoltura biologica. Ciò è possibile esclusivamente attraverso l’adozione di un approccio tecnico olistico, il quale permette di incrementare la resilienza delle colture alle malattie. Certo, Billens ammette che il lavoro, soprattutto all’inizio, non è semplice, ma in poco tempo si possono ottenere gli stessi risultati, in termini di profitto e anche di resa, raggiunti dall’agricoltura convenzionale. Ciò è dovuto soprattutto alla domanda sempre crescente di prodotti agricoli biologici, alla ancora contenuta concorrenza e all’abbattimento della spesa dovuta all’acquisto di prodotti chimici. Infatti, Billens dichiara che ha ottenuto gli stessi risultati dell’utilizzo di insetticidi, nel controllo degli afidi, con estratto di ortica o estratto di equiseto. Secondo l’agricoltore belga, il miglior modo per prevenire l’insorgenza di una malattia è attraverso il monitoraggio delle condizioni che la favoriscono. Per questo motivo, Billens ha costruito una propria stazione metereologica, grazie alla quale riesce ad anticipare la comparsa delle avversità. In questo modo, egli riesce ad utilizzare gli insetticidi, seppur ammessi in agricoltura biologica, con parsimonia, in modo da non ostacolare le popolazioni di insetti utili, quali coccinelle, vespe e forficule. Billens, ormai, attraverso calcoli ed esperienza, riesce ad utilizzare questi insetticidi, per difendere le mele dai bruchi, prima che inizi la stagione riproduttiva degli insetti utili. Inoltre, egli preferisce utilizzare batteri e virus capaci di provocare infezioni specifiche sui lepidotteri dannosi. Sull’utilizzo di feromoni, il coltivatore di mele dichiara, in base alla sua esperienza, che essi funzionano meglio su terreni ampi e, comunque, i margini dell’appezzamento devono comunque essere trattati con metodi alternativi. Altri segreti che Billens svela, per combattere gli insetti dannosi, sono: l’utilizzo di un agente ottenuto dall’albero di Neem, contro gli afidi e la creazione di rifugi mobili per gli insetti utili. Billens, infatti, riempie dei recipienti con paglia, in modo che le forficule vi si stabiliscano; egli sposta, poi, i recipienti da zona in zona nel meleto, a seconda della presenza degli afidi. L’ultimo consiglio di Billens consiste nel non pretendere troppo dalle proprie colture; una fertilizzazione spinta del terreno permette di ottenere rese maggiori e frutti più belli, ma può anche indurre la comparsa di problemi, come cancri, muffe, afidi. È meglio, piuttosto, destinare le mele meno attraenti alla trasformazione o ai mercatini alternativi. Per quanto riguarda la produttività, beh, il valore aggiunto dalla qualità al prezzo dei prodotti unito al basso costo di produzione danno il giusto verso all’equazione economica.