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Biologico, pesticidi e reato di contaminazione

Biologico, pesticidi e reato di contaminazione
Da diversi anni, ormai, osserviamo l’incremento esponenziale del consumo di prodotti biologici in Italia, in Europa ed in tutto il mondo. Conseguenza del fenomeno è l’aumento costante dei terreni che vengono convertiti al metodo biologico. Fino all’anno appena conclusosi, però, l’opinione giuridica non seguiva di pari passo il fenomeno e gli agricoltori biologici non erano tutelati a livello legale. banner brucoNel 2010, infatti, Steve Walsh, agricoltore biologico australiano, ha iniziato una azione legale contro il suo vicino di campo, agricoltore convenzionale che faceva un largo utilizzo di OGM, esposti agli elementi naturali per lungo tempo anche dopo il raccolto, contaminando, in questo modo il campo di Walsh con materiale vegetale OGM e fitofarmaci. Come conseguenza, il 70% della produzione di Walsh del 2010 perse la certificazione, riacquistata soltanto nel 2013. La corte ha dichiarato che, senza ombra di dubbio, il materiale contaminante derivava dal vicino di Walsh e che le sue pratiche agricole avevano l’effetto di incrementare la contaminazione. In meno di un mese, ciononostante, il vicino contaminatore è stato assolto in pieno sulla base del significato delle parole “contaminazione” e “incursione” (Martin, K. (2014). Judgement: MARSH -v- BAXTER [2014] - WASC 187BC201302729; CIV1561/2012. Perth: Supreme Court of Western Australia.). In Toscana, invece, clamorosa è stata la recente sentenza del Tribunale di Pistoia che ha decretato la piena colpevolezza di un viticoltore convenzionale, il quale ha contaminato con fungicidi chimici i terreni e l’abitazione del vicino, coltivatore biologico. Per la prima volta, infatti, la “contaminazione” di un campo altrui con fitofarmaci di origine chimica è risultata essere un reato perseguibile tanto che è stato introdotto il “diritto all'assenza di contaminazione”. Il viticoltore reo, oltre al pagamento di una multa salata, è stato obbligato ad intraprendere il trattamento delle aree di confine, in modo da prevenire futuri eventi di contaminazione, aspetto, questo, che storicamente è sempre stato a carico dell’agricoltore biologico. L’aspetto interessante della faccenda, è che essa può e deve rappresentare un incoraggiante precedente da poter brandire come arma in tutti i casi in cui una superfice biologica subisce un danno da contaminazione imputabile al vicino.