Nuova equivalenza per prodotti bio: COR (Canada) e JAS (Giappone)

ROBERTO SETTI - Responsabile Ufficio Tecnico e Assicurazione Qualità CCPB

A decorrere dal prossimo 1° gennaio 2015, una nuova equivalenza andrà ad arricchire il gruppo di accordi che sempre più frequentemente sono siglati dai rappresentati delle Autorità dei Paesi ove la produzione biologica è regolamentata da Leggi specifiche.

banner stretta manoSi tratta dell’equivalenza tra Canada e Giappone, del quale è stata diffusa la notizia nella seconda metà di settembre. Annunciato congiuntamente dal Ministero dell’agricoltura, foreste e pesca giapponese (MAFF) e dall’Agenzia canadese per le ispezioni agli alimenti (CFIA), l’accordo è il frutto di un esame approfondito e di audit in loco delle rispettive norme per la produzione biologica tramite o quali è stato possibile raggiungere la positiva conclusione che gli standard biologici e i relativi regimi di applicazione del Giappone e del Canada soddisfano gli stessi obiettivi, consentendo ai prodotti biologici di essere venduti in entrambi i paesi.

Lo scambio ufficiale delle lettere di riconoscimento e la documentazione di supporto, inclusa la panoramica sui dettagli che stanno alla base dell’accordo sono reperibili sul sito dell’agenzia canadese CFIA a questo link e in quest’altro.

Il tema delle equivalenze è già stato oggetto di un’ampia panoramica su queste stesse news, delle quali si riporta un estratto di un articolo pubblicato nel novembre 2013, ancora attuale per i contenuti.

La costante crescita del settore BIO, partendo all’inizio da standard volontari e passando attraverso l’adozione di leggi e regolamenti da parte di vari Stati o blocchi economici, vede incrementare gli accordi tra questi ultimi per agevolare il dialogo tra sistemi che altrimenti non sarebbero in grado di farlo o lo sarebbero con enorme dispendio di risorse ed energie (leggasi: notevoli carichi burocratici).

È il caso degli accordi di equivalenza, grazie ai quali sono state raggiunte notevoli semplificazioni negli scambi commerciali di prodotti biologici tra Paesi che avevano adottato leggi e regolamenti diversi nei dettagli produttivi, ma fondate sugli stessi principi al fine di raggiungere obiettivi comuni.

Il primo accordo significativo, che ha fatto da apripista per i successivi e da palestra per coloro che li hanno elaborati, è sicuramente l’accordo tra Stati Uniti e Canada del giugno 2009, che inizialmente non ha interessato molto gli operatori europei, se non per il riconoscimento reciproco delle certificazioni NOP e COR al di fuori rispettivamente dai territori statunitensi e da quelli canadesi.

Segue dopo qualche tempo, nel luglio 2011, l’accordo tra Canada e Comunità europea. Nel comunicato stampa che lo accompagna si legge: “L’accordo di equivalenza per i prodotti biologici tra il Canada e l’Unione Europea è il risultato di una estensiva analisi dei sistemi di produzione e certificazione canadese ed europeo. L’accordo consentirà l’import e l’export di prodotti biologici tra il Canada e l’UE senza la necessità di certificazioni aggiuntive. …. I prodotti biologici potranno fregiarsi del logo canadese e/o del logo europeo”.

L’enfasi è necessaria: il confronto tra le due sponde dell’Atlantico è stato decisamente più complicato rispetto al precedente effettuato in Nord America, in quanto i due regolamenti a confronto erano architettati e costruiti in modo decisamente differente.

L’accordo tra Canada e Comunità europea ha fatto successivamente da volano e, da lì a pochi mesi, in occasione del Biofach 2012, è stato ufficialmente siglato l’accordo di equivalenza tra Stati Uniti e Comunità europea. Anche in questo caso, dai vari comunicati che accompagnavano l’evento si poteva estrapolare il principio guida: “… per cui non possono essere i dettagli che differenziano i singoli standard produttivi ad ostacolare il riconoscimento reciproco e lo scambio dei prodotti. In altre parole, il termine “equivalenza” implica che sistemi diversi, quali appunto quelli delineati nel Reg. CE 834/2007 e nel Regolamento USDA/NOP, possono portare alla soddisfazione di medesimi principi grazie al raggiungimento di medesimi obiettivi …”.

Uno dei difetti sul piano pratico di tutte queste “equivalenze” è che ad esse non può essere applicata la proprietà transitiva (se A è uguale a B e B è uguale a C, allora c è uguale ad A). L’unica via per ovviare a questo difetto, in mancanza di “ordini di natura superiore”, è quindi di procedere a ranghi serrati su questa strada: così gli Stati Uniti hanno siglato accordi di equivalenza anche con Taiwan e Giappone, la Comunità Europea ha mantenuto ed aumentato la lista dei Paesi terzi equivalenti di cui all’Allegato III del Reg. CE 1235/2008 (Argentina, Australia, Canada, Costa Rica, Giappone, India, Israele, Giappone, Stati Uniti, Svizzera, Tunisia e Nuova Zelanda), il Canada ha siglato accordi di equivalenza anche con Costa Rica e Svizzera.

Risulta evidente come la strada sia ancora lunga da percorrere, basta pensare a quei paesi che hanno regolamentato il biologico in passato e coi quali non esistono ancora accordi di equivalenza, quali la Cina ed il Brasile solo per citarne alcuni. Una strada che si allunga ogni qual volta entra in vigore una legge in uno stato che prima non l’aveva: è il caso ad esempio della Corea del Sud, ove entreranno in vigore le nuove regole a partire dal prossimo gennaio, e della Russia, che si appresta ad adottare regole sul biologico.

Tutti gli accordi possono prevedere eccezioni, a volte non coprono tutti i prodotti e altre volte definiscono alcuni requisiti specifici, ma la parola chiave che deve sempre essere considerata, al fine di poter beneficiare di tutta la loro efficacia, è “reciprocità”: esaminando l’ultimo accordo in ordine temporale, quello tra Stati Uniti e Giappone, che entrerà in vigore il prossimo primo gennaio, si può vedere come i due governi abbiano optato per la piena reciprocità, riconoscendo quindi l’operato degli operatori e dei loro enti di certificazione, in entrambi i Paesi, senza ulteriori requisiti di accreditamento e/o autorizzazione.

Al momento, stante le regole vigenti del commercio e le regole specifiche del biologico, questa è la via da seguire, e speriamo che nei prossimi accordi che siglerà la Commissione, la “reciprocità” sia sempre ben presente tra gli obiettivi da raggiungere, anche per correggere alcune situazioni pregresse (es. Giappone).

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