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Nuovi requisiti per la produzione di germogli

Nuovi requisiti per la produzione di germogli

Sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea del 12 marzo sono stati pubblicati quattro regolamenti che introducono nuovi adempimenti nel settore della produzione di germogli e nelle attività ad esso collegate. In particolare si tratta dei seguenti regolamenti:

  • Reg. n. 208/2013 – recante prescrizioni in materia di rintracciabilità per i germogli ed i semi destinati alla produzione di germogli

  • Reg. n. 209/2013 – che introduce, tra le altre, modifiche al Reg. 2073/2005 in merito ai criteri microbiologici applicabili ai germogli

  • Reg. n. 210/2013 – sul riconoscimento a norma del Reg. n. 852/2004 degli stabilimenti che producono germogli

  • Reg. n. 211/2013 – relativo alle prescrizioni in tema di certificazione per l’importazione nell’Unione di germogli e semi destinati alla produzione di germogli

L’insieme delle norme introdotte sarà applicabile a decorrere dal 1° luglio 2013; trattandosi di regolamenti a carattere generale, sono applicabili anche al settore dei prodotti biologici, e pertanto si ritiene utile un approfondimento dei medesimi.

Occorre innanzitutto fare un po’ di storia, e tornare con la memoria alla primavera del 2011, quando si verificò un focolaio di Escherichia coli, presumibilmente legato a partite di semi di fieno greco importate dall'Egitto, le cui conseguenze furono abbondantemente riportate dai mass media, e a seguito del quale la Commissione intervenne adottando una serie di decisioni per bloccare l’importazione dall’Egitto di alcuni semi e legumi, temporaneamente fino al 31 marzo 2012. Di tali notizie fu dato riscontro anche su queste news nelle pubblicazioni di luglio e di novembre 2011, alle quali si rimanda per eventuali approfondimenti.

Contestualmente fu disposto che gli Stati membri adottassero tutte le misure necessarie a ritirare dal mercato dell’UE, tutte le partite di semi di fieno greco, importate dall’Egitto durante il periodo 2009-2011, figuranti nelle notifiche del sistema di allarme rapido (RASFF) relative al procedimento di tracciabilità, a sottoporle a campionamento e distruggerle.

A seguito di quanto sopra, dei risultati della successiva ispezione che la Commissione effettuò in Egitto in agosto 2011 e dei contenuti del parere scientifico adottato dall’EFSA (l’Autorità europea per la sicurezza alimentare) in ottobre dello stesso anno, la Commissione ha ritenuto quindi necessario e opportuno adottare questi nuovi regolamenti, che andiamo ad illustrare brevemente.

Con il Reg. n. 208/2013, avendo presenti le finalità e gli obblighi che discendono dall’applicazione del Reg. n. 178/2002 con riferimento agli alimenti ed alla sicurezza dei medesimi, si introduce la definizione di “germoglio” (art. 2) e si dettagliano alcune prescrizioni in merito alla rintracciabilità delle partite di semi destinati alla produzione di germogli e delle partite di germogli (art. 3). In particolare, sempre sulla base dell’approccio “una fase prima – una fase dopo”, gli operatori del settore alimentare (quindi a partire da tutti coloro che trattano semi destinati alla produzione di germogli) devono garantire la registrazione di tutte le seguenti informazioni: descrizione dei semi o dei germogli, compreso il nome tassonomico della pianta; il volume o quantità dei semi o germogli; nome ed indirizzo dello stabilimento di spedizione e, se diverso, dello speditore/proprietario; nome ed indirizzo dello stabilimento di destinazione e, se diverso, del destinatario/proprietario; riferimento di identificazione delle partite; data di spedizione. Non è indicato alcun formato specifico per tali registrazioni, ma è stabilito che siano aggiornate quotidianamente e rese disponibili all’autorità richiedente senza indebito indugio. Con il successivo art. 4 sono introdotte alcune prescrizioni in merito alla rintracciabilità di semi e germogli importati: in particolare si tratta dell’obbligo del certificato di conformità di cui al Reg. n. 211/2013, che deve accompagnare ogni spedizione di semi o germogli proveniente da Paesi terzi; dell’obbligo a carico dell’importatore di conservare tale certificato “per un lasso di tempo sufficiente perché si possa ragionevolmente presumere che i germogli siano stati consumati”; dell’obbligo di fornire copie di tale certificato a tutti gli operatori che trattano detti semi lungo la filiera fino a che non sono consegnati al produttore di germogli.

Con il Reg. n. 209/2013, tenendo in considerazione il citato parere scientifico dell’EFSA, sono apportate modifiche al Reg. n. 2073/2005 relativo ai criteri microbiologici applicabili ai prodotti alimentari. In particolare nell’allegato I, capitolo 1 è introdotta la categoria dei germogli con l’indicazione di specifici requisiti di sicurezza (incluso piano di campionamento e metodo di prova); al capitolo 3 è aggiunta una sezione specifica per i germogli che stabilisce norme di campionamento e prova obbligatorie a carico di semi, germogli e acque utilizzate nel processo produttivo.

Con il Reg. n. 210/2013 si puntualizza che gli operatori che producono germogli devono essere riconosciuti dall’autorità competente al pari di tutti gli altri operatori del settore alimentare, sulla base di quanto prescritto dal Reg. n. 852/2004 sull’igiene degli alimenti, art. 6. E’ inoltre stabilito che tale riconoscimento sia concesso solo se sono rispettati i requisiti indicati nell’allegato I del Reg. n. 852/2004 ed i requisiti specifici per il riconoscimento di stabilimenti che producono germogli indicati nell’allegato del Reg. n. 210/2013.

Con il Reg. n. 211/2013 infine si introducono prescrizioni sulla certificazione necessaria ai fini dell’importazione da Paesi terzi di germogli e semi destinati alla produzione di germogli. Come si evince dai considerando, si tratta di una novità in quanto è riconosciuto che “attualmente la legislazione dell’Unione non prevede certificati per l’importazione nell’Unione di germogli e semi destinati alla produzione di germogli. E’ pertanto opportuno stabilire nel presente regolamento un modello di certificato relativo all’importazione di tali prodotti nell’Unione”. Nell’articolato si definisce (art. 2) la partita come “una quantità di germogli o semi destinati alla produzione di germogli che sia: originaria dello stesso Paese terzo coperta dagli stessi certificati e trasportata con lo stesso mezzo di trasporto”. Inoltre si forniscono (art. 3) prescrizioni dettagliate di certificazione, in termini di contenuti del certificato (richiamando i requisiti di igiene di cui al Reg. n. 852/2004, i requisiti di rintracciabilità specifica per i germogli di cui al Reg. n. 208/2013, i requisiti di riconoscimento degli stabilimenti come da Reg. 201/2013 nonché i requisiti microbiologici come da Reg. n. 2073/2005), in termini di gestione del certificato (lingue di redazione, destinazione del documento originale, emissione di copie in caso di frazionamento della spedizione). E’ quindi allegato il modello di certificato che dovrà essere utilizzato per ogni importazione a partire dal 1° luglio 2013, con l’unica eccezione stabilita all’art. 1: “ad esclusione dei germogli che hanno subito un trattamento che elimina i rischi biologici compatibile con la legislazione dell’Unione europea”.

Tutti i documenti citati sono reperibili sul portale Eur-lex, ove sono reperibili tutti gli atti del diritto dell’Unione europea di accesso pubblico.

ROBERTO SETTI, Responsabile Ufficio Tecnico e Assicurazione Qualità – CCPB