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Intervista ai produttori vino Bio a Vinitaly 2013

Intervista ai produttori vino Bio a Vinitaly 2013

In vista di Vinitaly andiamo a sentire gli umori e conoscere meglio alcune aziende vitivinicole certificate CCPB.

Cominciamo il nostro viaggio con Mont'Albano, una delle più prestigiose aziende della zona Doc Friuli Grave, che dal 1985 ha avviato la produzione biologica. Il suo fondatore Mauro Braidot racconta come “l'acquisizione fatta nel 2008 dalla Casa Vinicola di Verona mostra come il convenzionale sia attratto dal biologico: ora siamo il ramo di produzione bio di una grande azienda che ha deciso di guardare all'ambiente a 360°: usiamo pannelli solari, il packaging è riciclabile al 100%, costituito al 70% da vetro, etichette e tappi riciclabili e una bottiglia pesa 320g contro i circa 500g soliti. Il biologico è quindi capofila di un progetto che non riguarda solo la produzione di vino: non possiamo limitarci all'esclusione dei solfiti, c'è prima di tutto un'attenzione per il territorio e per l'impatto ambientale di tutta la produzione”.

Se questa visione ad ampio raggio è quella di chi è nel settore da lungo tempo, ecco la veronese Azienda Agricola Valentina Cubi: su dieci ettari di superficie agricola, tre sono già bio, gli altri sono in fase di conversione entro il 2014. Come spiega la titolare: “siamo partiti con solo una parte di biologico per capire le difficoltà e comprendere come affrontarle al meglio. Il bio comporta più lavoro di manodopera, più controlli sull'uva, meno rendita economica per l'azienda, ma la grande soddisfazione è quella di aprire una bottiglia del nostro Valpolicella e sentire un profumo di mazzo di fiori”. Sempre sul confronto convenzionale – biologico, Valentina Cubi aggiunge: “capisco che il contadino abbia bisogno di certezze e di portare sempre a casa il prodotto, con il biologico se ne hanno meno, è più difficile, ma siamo orgogliosi di poterci occupare di quello che ci sta intorno: il territorio, le falde acquifere e la salute di tutti noi”.

Dario Mozzachiodi di Cantine Riunite & Civ offre il suo punto di vista sul boom del bio: “Noi siamo grandi produttori, raduniamo tanti vini diversi di tante aziende differenti, il biologico è una nicchia in crescita che traina tutto il resto verso il rispetto ambientale. La nostra linea bio si chiama “Fratello sole”, sta avendo successo e mostra l'attenzione per l'ambiente e l'altra qualità, ad esempio fuori dal bio per la linea Righi facciamo la tracciabilità di filiera, di cui mettiamo le informazioni online”. E per il futuro “la chiave di volta sarà trovare un equilibrio tra la qualità maggiore e il costo che cresce, comunicare queste esigenze al consumatore sarà il nostro prossimo impegno” .

Come produrre meglio è uno degli interesse posti anche da Leonardo Francalanci, direttore di Fattoria San Michele a Torri, di Scandicci (FI), “ci sono tanti sprechi, la produzione industriale è in errore perché basa tutto sulla quantità, mentre dovremmo produrre meno e meglio. La nostra prima vendemmia bio è del 1996, ora presenteremo Chicchi Rossi, un Chianti realizzato con malvasia, canaiolo, montepulciano e cigliegiolo”. Sul nuovo regolamento sul vino bio, entrato in vigore da poco meno di un anno, Francalanci dice “è stato troppo permissivo perché ha dovuto accontentare tante esigenze tra produttori di varie regioni geografiche di tutta Europa, anche se non è facile trovare un equilibrio”.

Sempre in Toscana ci spostiamo nel grossetano con Fattoria La Maliosa che rispetto al biologico fa addirittura un passo oltre. “Noi siamo un'azienda biodinamica” dice Dominique Mosca Sales & PR “per il nostro vino non facciamo cernita in cantina, usiamo solo lieviti autoctoni che operano una fermentazione spontanea, non chiarifichiamo e non filtriamo. Per questo i nostri vini sono adatti anche a consumatori vegani”. Come comunicare queste scelte e questa filosofia al consumatore? “Siamo molto attivi sul sito web e sui social network, cerchiamo di informare ed essere trasparenti con schede di produzioni, aggiornamenti, video e foto”.

La comunicazione è fondamentale, soprattutto per far capire con un'etichetta cosa significa biologico, quali garanzie offre e che lavoro c'è dietro. Valentina Di Costanzo, di Bioitalia, ne parla a proposito dei vantaggi del nuovo regolamento sul vino che “ora si può chiamare semplicemente vino biologico, così siamo più chiari con il consumatore”. In un recente test di Altrocumsumo il Barbera d' Asti DOCG 2009 di BioItalia è risultato far parte di un gruppo di 14 vini italiani bio ad alta qualità e giusto prezzo: contro lo stereotipo della qualità irraggiungibile la nostra filosofia aziendale è sempre stata quella del biologico alla portata di tutti”.