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GLOBALGAP, “combinable crops”: evidenze lungo la filiera

GLOBALGAP, “combinable crops”: evidenze lungo la filiera

Sempre maggior attenzione si concentra sulle filiere cerealicole dal punto di vista igienico sanitario, in relazione agli ultimi eventi climatici che hanno portato ad una drastica riduzione delle produzioni ed alla potenziale presenza delle micotossine nel mais oltre i valori consentiti dalla legge.

Al di là della siccità che l’anno scorso si è manifestata drammaticamente nelle fasi fenologiche della coltura più sensibili in questo ambito, la Regione Emilia Romagna aveva già stato affrontato il tema con largo anticipo, sottoscrivendo un protocollo d’intesa con le principali associazioni di categoria dei produttori, volto prevenire o a ridurre a livelli accettabili la contaminazione del mais dalla aflatossina B1 lungo la filiera, attraverso la gestione mirata delle fasi produttive a maggior rischio.

Per citare un altro esempio, lo scorso 16 Gennaio, Il Ministero della salute, d’intesa con Mipaaf, Regioni e province autonome, hanno adottato le linee guida per porre rimedio all’emergenza aflatossine attraverso le “Procedure operative straordinarie per la prevenzione e la gestione del rischio contaminazione da aflatossine nella filiera lattiero-casearia e nella produzione del mais destinato all’alimentazione umana e animale, a seguito di condizioni climatiche estreme”.

Seppure nascano per gestire un’emergenza che ha purtroppo la connotazione di fenomeno frequente e ripetuto, esse rappresentano una buona prassi operativa. Le linee guida si applicano alle aziende che raccolgono, stoccano ed essiccano il mais; sono incentrate sull’adozione di misure attuate in autocontrollo come il monitoraggio della presenza di aflatossine in fase di accettazione, stoccaggio ed essicazione, la pulizia del prodotto dalle impurità, il contenuto dell’umidità delle cariossidi.

In questo quadro, ricordiamo che il modulo “Combinable Crops” dello standard GLOBALGAP tocca tutte le fasi produttive delle colture estensive, dall’acquisto delle sementi, alla gestione delle attrezzature e macchinari, difesa delle colture, raccolta, stoccaggio a lungo termine del prodotto e trasporto, con una particolare attenzione agli aspetti igienico sanitari.

La certificazione GLOBALGAP delle colture cerealicole può quindi rappresentare per le aziende un modello organizzativo ma soprattutto è uno strumento per dare evidenza all’esterno di ciò che viene fatto. La riconoscibilità di questo standard è di livello internazionale.

MARCO ROFFIA, Resp. Schema Ufficio Controllo e Certificazione di Prodotto – CCPB l